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RBC BlueBay AM: geopolitica, petrolio e tassi, una nuova fase - PAROLA AL MERCATO

di Mark Dowding* (Il Sole 24 Ore Radiocor) - Milano, 22 mar - Un'ulteriore escalation della guerra in Medio Oriente ha portato a un forte aumento dei prezzi dell'energia nell'ultima settimana, sulla scia degli attacchi alle infrastrutture petrolifere e del gas in tutta la regione.

Una reazione relativamente contenuta degli asset rischiosi suggerisce che i mercati siano stati propensi a guardare oltre il conflitto, nella speranza di una conclusione relativamente rapida. Tuttavia, siamo molto poco fiduciosi che sara' cosi'. In definitiva, riteniamo che l'Iran abbia la capacita' di mantenere effettivamente chiuso lo Stretto di Hormuz per un periodo prolungato attraverso forme di guerra relativamente economiche e a bassa tecnologia. La minaccia rappresentata da droni, mine e piccole imbarcazioni d'attacco potrebbe rivelarsi difficile da eliminare lungo una costa estesa, in assenza di una presenza militare sul terreno.

In questo contesto, potrebbe essere il regime iraniano a decidere quando il conflitto terminera', piuttosto che dipendere da una dichiarazione di vittoria proveniente dalla Casa Bianca. Dal punto di vista iraniano, la guerra attuale e' esistenziale per il regime e cio' rende difficile prevedere una resa o negoziati nel breve termine.

Le speranze degli Stati Uniti di una sollevazione popolare in Iran non si sono concretizzate, dopo che proteste passate sono state brutalmente represse, e anche l'idea che scorte navali possano garantire un passaggio sicuro nello Stretto di Hormuz appare eccessivamente ottimistica.

E' significativo che la marina statunitense mantenga una distanza molto prudente, e non sorprende che gli appelli di Trump agli 'alleati' affinche' impegnino le proprie navi siano stati rapidamente respinti. Dal punto di vista iraniano, appare chiaro che uno degli obiettivi sia ottenere un allentamento delle sanzioni al termine del conflitto.

Inoltre, emerge un chiaro desiderio di eliminare la presenza e l'influenza statunitense dal Golfo e, piu' in generale, nel mondo arabo. Sebbene cio' possa sembrare irrealistico, il prezzo che molti di questi Paesi stanno pagando per la guerra USA/Israele e' molto significativo.

Sara' interessante osservare come cambiera' l'opinione pubblica nella regione nelle prossime settimane e mesi, poiche' e' difficile pensare che l'azione degli Stati Uniti abbia migliorato le relazioni bilaterali nella regione.

Si registra una crescente carenza di prodotti raffinati, con i prezzi di benzina e carburante per aerei che aumentano molto piu' rapidamente rispetto al greggio. Cio' e' spiegato dalla dipendenza dalla capacita' di raffinazione del Medio Oriente, attualmente di fatto esclusa dal mercato. Di conseguenza, la Cina ha imposto un divieto di esportazione sui prodotti raffinati per proteggere i consumi interni.

Altri Paesi, tra cui la Corea del Sud, stanno valutando misure simili e non ci sorprenderebbe se anche gli Stati Uniti seguissero questa strada. Tali misure hanno ampliato lo spread tra i benchmark Brent e WTI negli ultimi giorni.

Nel frattempo, il greggio di riferimento del Medio Oriente ha gia' superato i 150 dollari al barile. In questo senso, l'impatto dei prezzi piu' elevati del petrolio si sta facendo sentire molto piu' intensamente in Asia ed Europa rispetto agli Stati Uniti.

I piu' esposti sono i Paesi alla fine delle catene di approvvigionamento, molti dei quali hanno chiuso capacita' di raffinazione nel tentativo di delocalizzare industrie ad alta intensita' di carbonio. Di conseguenza, si parla gia' di carenze in Australia e Nuova Zelanda, e si prevede che altri Paesi subiranno pressioni finche' lo Stretto di Hormuz restera' chiuso.

*Fixed Income CIO.

Red-

(RADIOCOR) 22-03-26 10:55:14 (0092) 5 NNNN

 


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