RBC BlueBay AM: geopolitica, petrolio e tassi, una nuova fase - PAROLA AL MERCATO -2-
(Il Sole 24 Ore Radiocor) - Milano, 22 mar - Cio' ha alimentato discussioni su razionamenti e sull'introduzione del lavoro da remoto per contenere la domanda. In questo contesto, un conflitto prolungato rischia di generare effetti economici negativi e aumentare i rischi di recessione in diverse delle economie piu' colpite.
Detto cio', negli Stati Uniti le prospettive economiche restano relativamente solide. Essendo un Paese che beneficia di sicurezza energetica e alimentare grazie alla produzione domestica, vi e' la percezione che gli eventi in Medio Oriente siano relativamente distanti.
Tuttavia, prezzi piu' elevati limiteranno la capacita' della Federal Reserve di ridurre i tassi nel breve termine e cio' potrebbe anche penalizzare Trump e il Partito Repubblicano alle elezioni di meta' mandato di quest'anno.
La riunione del FOMC di questa settimana e' stata relativamente tranquilla, a parte l'annuncio che il presidente Powell intende restare alla guida della Fed fino al completamento delle indagini del Dipartimento di Giustizia.
Sul fronte della politica monetaria, la Fed ha evidenziato rischi elevati legati al contesto macroeconomico generale.
Tuttavia, riteniamo impensabile, per il momento, che la Fed possa aumentare i tassi nel corso del 2026, soprattutto considerando che il mercato del lavoro continua a mostrare segnali di indebolimento, con lavoratori sostituiti da agenti di intelligenza artificiale.
Con i Treasury a breve termine che rendono piu' del cash, manteniamo una visione relativamente positiva sul tratto breve della curva USA. Tuttavia, siamo piu' cauti sulle scadenze piu' lunghe a causa dei rischi inflazionistici e fiscali.
Come prevedibile, questa settimana la Bce ha adottato un tono piu' prudente sulla politica monetaria in presenza di un'inflazione piu' elevata. Con l'aumento dei rendimenti dell'Eurozona, i mercati dei futures ora prezzano due rialzi dei tassi nel 2026.
Nel frattempo, la Bank of England ha votato 9-0 per mantenere i tassi invariati, con alcuni membri piu' accomodanti che hanno evidenziato i rischi per la stabilita' dei prezzi derivanti dal conflitto.
Tuttavia, riteniamo che la BoE adottera' una funzione di reazione diversa rispetto alla Bce, rendendo meno probabili rialzi dei tassi nel Regno Unito, dato che il tasso ufficiale e' gia' in territorio restrittivo e il gap di output si sta ampliando con l'indebolimento dell'economia.
A differenza del 2022, quando l'aumento dei prezzi energetici coincideva con un forte inasprimento della politica monetaria, l'economia nel 2026 e' in condizioni molto diverse rispetto al periodo post-Covid e alla domanda repressa generata dagli stimoli precedenti.
Inoltre, nel 2022 le banche centrali erano in forte ritardo rispetto alla curva e partivano da tassi prossimi allo zero, mentre nel 2026 il contesto e' molto diverso. Gli spread creditizi si sono ampliati nell'ultima settimana, ma per ora i movimenti restano ordinati, con le azioni che hanno tenuto meglio del previsto. Riteniamo che sia opportuno mantenere un approccio prudente.
I flussi hanno sostenuto le strategie creditizie nell'ultimo anno, in un contesto di forti emissioni nette. Un rischio e' che, se gli investitori decidessero di ridurre il rischio nei portafogli, l'offerta non si riduca altrettanto rapidamente.
In particolare, le emissioni da parte degli hyperscaler dell'AI difficilmente saranno sensibili ai prezzi.
Altrove, il credito privato attende da tempo un sollievo derivante da tassi piu' bassi. Poiche' cio' difficilmente si verifichera', le crescenti tensioni nei mercati privati rappresentano un ulteriore fattore di rischio per le asset class creditizie.
Sul mercato valutario, il dollaro continua a beneficiare dei flussi verso i beni rifugio. Con gli Stati Uniti piu' protetti dallo shock dei prezzi energetici, questa tendenza potrebbe proseguire nel breve termine. Tuttavia, quando il conflitto in Medio Oriente si attenuera', non ci sorprenderebbe vedere gli investitori globali ridurre l'esposizione agli asset statunitensi nei prossimi trimestri, il che potrebbe indicare una visione piu' ribassista sul dollaro nel lungo periodo.
Cio' potrebbe essere favorevole per gli asset dei mercati emergenti nel tempo, anche se nel breve termine gli investitori tendono prima a vendere e poi a porsi domande.
Tuttavia, riteniamo che, dopo una fase di riduzione del rischio, l'attenzione si spostera' maggiormente sui vincitori e sui vinti relativi nei mercati emergenti.
In particolare, e' interessante notare che alcuni Paesi esportatori di energia hanno registrato cali dei prezzi degli asset simili a quelli dei Paesi importatori. Questa maggiore dispersione dovrebbe creare diverse opportunita' attive in termini di valore relativo.
Guardando avanti Nel breve termine, gli sviluppi in Medio Oriente continueranno probabilmente a dominare le prospettive di investimento. Sappiamo pero' che il conflitto giungera' a una conclusione e, quando cio' diventera' evidente, segnera' un importante punto di svolta per i mercati.
Dopo aver ridotto il rischio, la sfida principale sara' individuare il momento giusto per rientrare.
Alcuni potrebbero essere troppo frettolosi nel cercare il punto di svolta e ci sembra che, al di fuori dei mercati dei tassi, non vi sia ancora stata una vera capitolazione del rischio. Se cio' dovesse avvenire, una posizione a basso rischio consentira' di reagire piu' rapidamente e con decisione.
Dobbiamo pero' evitare falsi segnali di ripresa e riconoscere che, in un mercato in cui il 'buy the dip' e' cosi' radicato, esiste un rischio concreto di correzioni molto piu' profonde delle valutazioni. Cio' potrebbe verificarsi se questo approccio venisse messo in discussione e se gli stop loss venissero attivati su scala molto piu' ampia rispetto a quanto osservato finora.
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(RADIOCOR) 22-03-26 10:55:55 (0093) 5 NNNN