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Iran: Europa nella stretta energetica ed economica - FOCUS

L'Aie, uso stock petrolio solo una misura tampone (Il Sole 24 Ore Radiocor) - Bruxelles, 12 mar - I governi degli Stati Ue devono notificare entro le 18 di oggi all'Agenzia internazionale dell'energia (Aie) le loro decisioni sull'utilizzo delle riserve di petrolio. Nel frattempo continuano riunioni tecniche sotto il coordinamento della Commissione europea, che ha ribadito come non siano emerse 'preoccupazioni per la sicurezza degli approvvigionamenti'. Nello stesso tempo, pero', Bruxelles segnala che la situazione resta oltremodo incerta: 'Monitoriamo attentamente l'evoluzione e l'impatto sull'Unione Europea in vista di una potenziale interruzione prolungata' del trasporto del greggio. Ci si trova tuttora in balia di eventi non controllabili da parte europea.

L'Aie da Parigi alza il livello di allarme affermando che 'il rilascio coordinato delle scorte di emergenza fornisce un cuscinetto significativo e gradito, ma in assenza di una rapida risoluzione del conflitto, rimane una misura tampone'.

Saranno liberati 400 milioni di barili a livello globale, pari a venti giorni di esportazioni transitate dallo stretto di Hormuz. Ciononostante i prezzi del greggio sono di nuovo saliti: il ricorso alle riserve, sebbene quantitativamente il piu' importante mai deciso, non viene ritenuto sufficiente per stabilizzare i prezzi e a ridurli: nel pomeriggio il Brent era in rialzo del 9,46% a 100,68 dollari al barile, dopo aver gia' superato i 100 dollari all'inizio della sessione; il West Texas Intermediate ha guadagnato il 10,02% a 95,99 dollari al barile.

Il problema e' che gli attacchi alle infrastrutture petrolifere del Golfo sono piu' intensi di prima e lo stretto e' bloccato. Si teme che il blocco non sara' di breve durata.

D'altra parte il ministro americano dell'energia Chris Wright ha dichiarato che i militari Usa non sono pronti per il momento a scortare le petroliere nello stretto dove passa piu' di un quinto del petrolio trasportato nel mondo e un quinto del gnl.

Per l'Aie la guerra in Medio Oriente sta provocando 'l'interruzione piu' significativa' delle forniture globali di petrolio della storia. Gli Stati del Golfo stanno attualmente riducendo la loro produzione di petrolio di almeno 10 milioni di barili al giorno. L'impatto finale del conflitto sui mercati di petrolio e gas e sull'economia in generale 'dipendera' non solo dall'intensita' degli attacchi militari e da eventuali danni alle risorse energetiche, ma anche, e soprattutto, dalla durata delle interruzioni del trasporto marittimo attraverso lo stretto di Hormuz. Adeguati meccanismi assicurativi e protezione fisica per il trasporto marittimo sono fondamentali per la ripresa dei flussi, che e' di fondamentale importanza per il mercato petrolifero'. Costi che potrebbero essere iperbolici per i primi, rischi evidenti per la seconda.

Trump cerca di convincere l'opinione pubblica americana che impedire all'Iran di acquisire armi nucleari e' "molto piu' importante" che preoccuparsi dell'impennata dei prezzi del petrolio. L'Europa cerca di correre ai ripari, ma non ha alcuna incidenza nella drammatica partita aperta da Usa e Israele: tra una settimana si riuniscono i Capi di Stato e di Governo Ue a Bruxelles e si lavora per definire una rete di sicurezza per parare gli effetti piu' duri della guerra. Tra le opzioni pure l'introduzione di un tetto al prezzo del gas come dopo l'invasione dell'Ucraina da parte della Russia e sussidi pubblici.

Si cominciano a dipingere vari scenari sull'impatto economico. L'Ifo di Monaco indica che un conflitto prolungato ridurrebbe la crescita tedesca di 0,8 punti percentuali con una crescita del pil dello 0,6% nel 2026, rispetto alla precedente stima dell'1%, e dello 0,8% nel 2027, rispetto all'1,2%. Inflazione vicina al 3%. Se il conflitto si risolvera' rapidamente la crescita del pil si ridurrebbe la crescita del pil solo dello 0,2% quest'anno e nel 2027 si manterrebbe come previsto all'1,2%. Le spese per infrastrutture e difesa sosterranno l'attivita', tuttavia le famiglie perderanno un po' di potere d'acquisto, le esportazioni saranno meno dinamiche e i costi di produzione piu' elevati.

Transport@Environment, che raggruppa una cinquantina di ong, calcola che gli europei sono destinati a pagare un "premio geopolitico" di 150 milioni di euro in piu' al giorno con il superamento dei 100 dollari al barile dei prezzi del petrolio. Il 'premio geopolitico" e' dato dalla differenza nei prezzi del carburante alla pompa tra il 2022 e il periodo 2017-2019, utilizzato come riferimento per i prezzi del petrolio pre-crisi, quando il greggio si attestava in media a 63 dollari al barile. Sulla base delle auto circolanti nella Ue significherebbe un costo annuo maggiore di circa 1400 euro per auto.

Antonio Pollio Salimbeni - Aps.

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