Iran: Europa e Giappone non vogliono farsi risucchiare dalla guerra di Trump - FOCUS
(Il Sole 24 Ore Radiocor) - Bruxelles, 16 mar - Trump chiede ai principali paesi europei e membri della Nato di assumersi l'onere di assicurare la riapertura dello stretto di Hormuz e la risposta della Germania e' stata secca: il portavoce del cancelliere tedesco Merz ha detto chiaro e tondo che 'questa guerra non ha nulla a che fare con la Nato, non e' la guerra della Nato, la Nato e' un'alleanza difensiva, un'alleanza per la difesa del proprio territorio".
Sottinteso: la guerra avviata da Stati Uniti e Israele non rientra in quel perimetro. Di conseguenza: "Finche' questa guerra proseguira', non ci sara' alcun coinvolgimento, nemmeno in una opzione per mantenere aperto lo Stretto di Hormuz con mezzi militari'. In sostanza, non ci si vuole far risucchiare dalla guerra contro l'Iran.
Le posizioni Berlino-Washington non potrebbero essere piu' distanti. Ma non c'e' solo la Germania: Parigi ha respinto la richiesta di Trump per aprire lo stretto di Hormuz, Atene pure. Il Regno Unito e' sulla stessa linea: il premier Starmer ha indicato che il Regno Unito sta lavorando con i suoi alleati, europei compresi, a un "piano collettivo realizzabile per ripristinare la liberta' di navigazione nella regione il piu' rapidamente possibile". Ma si tratta di un piano che 'non sara' e non e' mai stato concepito come una missione Nato'. Il punto di vista europeo che tende a prevalere e' che finche' si continua a bombardare non ci sono spiragli per un coinvolgimento nella sicurezza dello stretto.
Spiragli sui quali poter definire una soluzione diplomatica con l'Iran. Anche il Giappone ha indicato che non ci saranno navi da guerra nell'area.
Il ministro degli esteri Tajani ha detto si' al rafforzamento della missione Aspides, no all'estensione del mandato. La missione Aspides (scudi in greco) e' stata creata dalla Ue con l'obiettivo di proteggere le navi mercantili durante il transito davanti alle coste dello Yemen dagli attacchi provenienti dalla terraferma dagli Houthi. Oggi e' stata discussa la possibilita' di estendere il mandato dal Mar Rosso allo stretto di Hormuz. Conclusione: 'Non c'e' appetito da parte dei ministri degli esteri Ue', ha sintetizzato la rappresentante per politica estera e sicurezza Kallas alla fine della riunione.
Il tempo stringe. A Parigi si parla sempre piu' chiaramente di 'economia di guerra': il premier Lecornu ha riunito i responsabili civili e militari per valutare le capacita' industriali per rispondere alle commesse per produrre armi e proiettili. Il barile di petrolio e' sempre attorno (spesso sopra) quota 100 dollari. Il problema e' che per una serie di motivi il rilascio delle riserve globali deciso dall'Agenzia internazionale dell'energia non ha avuto effetti sui prezzi: oggi l'Aie non a caso ha annunciato di essere pronta a sbloccare altri stock strategici oltre ai 400 milioni di barili di petrolio decisi la scorsa settimana. Dopo l'annuncio i corsi del West Texas Intermediate consegna ad aprile sono scesi a 95,46 dollari, quelli del Brent Mare del Nord consegna a maggio a 102,15 dollari.
Secondo alcuni esperti il rilascio delle riserve deciso dall'Aie aggiungerebbero tre milioni di barili al giorno mentre ce ne sarebbe bisogno di 9-10 milioni. E segnalano che per sbloccare le riserve strategiche occorre piu' tempo del ricorso alle riserve commerciali. In realta' non si sa di quanto petrolio ci sara' bisogno per tamponare il blocco in Medio Oriente.
Antonio Pollio Salimbeni - Aps.
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