Iran: d'Amico (Dis), per l'Europa problema saranno i prodotti raffinati
I noli si irrigidiscono, nessuna nostra nave in zona rischio (Il Sole 24 Ore Radiocor) - Roma, 03 mar - Un conflitto breve o "una situazione che si incancrenisce" in Medio Oriente fa tutta la differenza del mondo, secondo Paolo d'Amico, numero uno del gruppo d'Amico, tra i leader mondiali nel trasporto marittimo con una folta flotta di navi cisterna per i raffinati, che in un colloquio con Radiocor analizza lo scenario scaturito dall'attacco di Usa e Israele all'Iran.
"Bisognera' vedere i tempi del conflitto e se gli iraniani vogliono compromettere lo stretto di Hormuz come e' successo in passato, in quel caso le cose si complicano" afferma ricordando come all'epoca del conflitto Iran-Iraq, all'inizio degli anni Ottanta, le mine messe dagli iraniani in quel braccio di mare complicarono la ripresa successiva dei traffici. Un conflitto che si chiude rapidamente non crea eccessivi problemi a "crudo e raffinato anche perche' il mondo ha un eccesso di stock in questo momento" osserva ancora l'imprenditore che e' presidente anche di Dis, la societa' del gruppo quotata in Borsa, che non ha al momento navi bloccate nel Golfo Persico: "abbiamo solo una nave ma e' fuori, in posizione di sicurezza". Una guerra ovviamente "irrigidisce" il mercato dei noli e di conseguenza favorisce i ricavi ma c'e' anche il rovescio della medaglia per Dis, l'aumento dei costi del carburante utilizzato dalle navi cisterna di proprieta' del gruppo.
Secondo l'imprenditore la nuova guerra crea un problema all'Europa con i prodotti raffinati come il diesel. "Nel Golfo ci sono infrastrutture di raffinazione molto grandi e tutte le nuove raffinerie sono li' - afferma - con Hormuz chiuso si dovranno fermare ed e' un problema per l'Europa che importa il diesel: andra' cercato in giro". Un'alternativa e' un grande impianto in Nigeria ma attualmente e' in fase di ristrutturazione mentre i cinesi, aggiunge d'Amico, non hanno una grande tradizione di export sui raffinati.
Per il mercato del crudo, invece, il problema riguarda soprattutto la clientela asiatica della materia prima estratta nel Golfo Persico. "Le alternative per loro sono Canada, Brasile, Guyana, Stati Uniti e anche Venezuela" che puo' beneficiare da una ripresa della domanda mondiale per i suoi prodotti. L'effetto della guerra in Medio Oriente e' che per la domanda degli asiatici "le rotte si allungano e servono piu' navi per portare lo stesso quantitativo di crudo, con l'effetto di irrigidimento dei noli". Secondo d'Amico la fiammata dei prezzi di greggio e gas in questi primi giorni e' un effetto prevedibile: "le crisi si acutizzano nei primi giorni, poi trovano degli equilibri" sempre che si tratti di un conflitto breve, altrimenti lo scenario cambia e "ci dobbiamo preoccupare".
Ggz.
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