Iran: Confindustria, imprese preoccupate per aumento costi energia e materie prime -2-
(Il Sole 24 Ore Radiocor) - Roma, 20 apr - Il Centro Studi Confindustria ha stimato di quanto potrebbero aumentare quest'anno i costi energetici per le imprese in Italia, in diversi scenari per la guerra in Iran. La stima applica i rincari delle commodity energetiche alla struttura dei costi di produzione delle imprese. Gia' nel 2025, per gli strascichi sui prezzi di gas e petrolio dell'impennata del 2022, la manifattura italiana pagava una bolletta energetica piu' alta dei principali competitor europei (Francia e Germania), con un'incidenza dei costi energetici sui costi totali maggiore rispetto a 6 anni prima (del +25%, dal 3,9% pre-Covid, al 4,9%).
Per il 2026, nell'ipotesi che la guerra in Iran finisca a giugno (con un petrolio a 110 dollari in media annua), che riprendano i flussi commerciali pre-conflitto e che la capacita' produttiva dei paesi del Golfo rimanga adeguata a sostenere l'offerta mondiale, le imprese manifatturiere italiane si ritroverebbero a pagare ulteriori 7 miliardi di euro l'anno in piu' in bolletta rispetto al 2025; l'incidenza dei costi energetici risulterebbe superiore di 1 punto percentuale, salendo dal 4,9% nel 2025 al 5,9% nel 2026. Se invece la guerra si dovesse protrarre per tutto il 2026, con un petrolio a 140 dollari in media annua, le imprese pagherebbero 21 miliardi in piu' e l'incidenza salirebbe di 2,7 punti percentuali (dal 4,9% al 7,6%). In questo caso, si arriverebbe intorno ai livelli critici gia' sperimentati nel 2022 (8,3%), non sostenibili per le nostre imprese. Le quali vedrebbero erosa la loro competitivita' sia in Europa che a livello internazionale, considerato anche che i prezzi di petrolio e gas sono piu' bassi per le imprese localizzate in altre aree del mondo, in particolare nel continente americano.
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