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Industria: la scommessa del 'buy european' temperato, difendere la Ue tenendo mercati aperti -2-

(Il Sole 24 Ore Radiocor) - Bruxelles, 4 mar - La Commissione europea propone che gli Stati membri della Ue sono obbligati a istituire un unico processo di autorizzazione digitale per accelerare e semplificare i progetti manifatturieri.

L'obiettivo di fondo della Commissione europea e' aumentare la creazione di valore nella Ue rafforzando la base industriale europea 'in un contesto di crescente concorrenza sleale a livello globale e di crescente dipendenza da fornitori extra-Ue in settori strategici'. Si guarda innanzitutto alla Cina, tuttavia l'operazione riguarda anche gli Stati Uniti e altri grandi produttori di tecnologie avanzate. L'obiettivo ambiziosissimo e' passare dal 14,3% del pil che costituisce attualmente il peso del settore manifatturiero nella Ue in termini di pil, al 20% entro il 2035. Obiettivo peraltro non nuovo.

Resta l'apertura della Ue agli investimenti esteri diretti, tuttavia per la prima volta vengono definite condizioni per investimenti di rilievo in settori strategici superiori a 100 milioni di euro se un singolo paese terzo controlli oltre il 40% della capacita' produttiva globale. Tali investimenti devono creare posti di lavoro di alta qualita',promuovere l'innovazione e la crescita e generare valore reale nella Ue attraverso il trasferimento di tecnologia e conoscenza, nonche' il rispetto dei requisiti di contenuto locale. Poi un vincolo molto importante: la maggioranza della partecipazione azionaria deve essere 'europea'.

A ben pensarci si tratta di regole analoghe a quelle che la Cina ha introdotto negli anni in cui captava investimenti da Occidente e da Oriente (Giappone) in produzione e tecnologie, modello che le ha permesso di diventare dopo pochi decenni leader industriale indiscusso in filiere decisive della produzione globale.

Inoltre, Bruxelles indica che quegli investimenti di alto valore devono garantire anche un livello minimo di occupazione europea del 50%, assicurando che le imprese Ue beneficino insieme agli investitori dell'accesso al mercato unico. L'idea e' sfruttare i punti di forza del mercato unico: il regolamento introduce preferenze "made in EU" e a basse emissioni di carbonio negli appalti pubblici e nei regimi di sostegno pubblico per stimolare la domanda di prodotti industriali europei, dal cemento all'alluminio, fino alle tecnologie a zero emissioni nette come batterie, solare, eolico, pompe di calore e nucleare. Per l'acciaio, la legge propone specifiche preferenze a basse emissioni di carbonio per creare domanda di mercato. Gli investimenti superiori a cento milioni di euro in settori emergenti riguardano in particolare batterie, veicoli elettrici, fotovoltaico e materie prime critiche.

Secondo le stime della Commissione le sole misure per la domanda a basse emissioni di carbonio potrebbero generare oltre 600 milioni di euro di valore aggiunto nei settori dell'acciaio, dell'alluminio e del cemento entro il 2030 e fino a 10,5 miliardi di euro lungo l'intera filiera automobilistica. Poi si prevede che saranno create 'decine di migliaia di posti di lavoro, di cui 85.000 in progetti di batterie e 58.000 nella produzione di energia solare, salvaguardando al contempo i posti di lavoro esistenti in acciaio, alluminio e cemento, mentre questi settori passano a una produzione piu' pulita'. La digitalizzazione delle autorizzazioni comporterebbe risparmi amministrativi fino a 240 milioni di euro per le industrie manifatturiere. In totale, Bruxelles prevede che il regolamento consentira' di risparmiare 30,58 milioni di tonnellate di anidride carbonica nei settori ad alta intensita' energetica (acciaio, cemento e alluminio), nelle batterie e nei componenti per veicoli.

Antonio Pollio Salimbeni - Aps.

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