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Europa: dopo Chernobyl non tutti Paesi si comportano ugualmente, il caso Bulgaria -2-

(Il Sole 24 Ore Radiocor) - Roma, 10 mag - Il servizio prosegue evidenziando un altro aspetto: 'Documenti d'archivio ora disponibili rivelano che il governo bulgaro monitoro' attentamente l'evoluzione del disastro e l'entita' della contaminazione in Europa e in Bulgaria - si legge ancora -.

Secondo il professor Vatsov, il Politburo del Partito Comunista Bulgaro temeva che rivelare la reale portata della contaminazione avrebbe scatenato il panico e potenzialmente portato a disordini politici e manifestazioni, come era accaduto in Polonia. Vatsov parla anche di debolezza morale da parte delle e'lite al potere e del loro disprezzo per il resto della popolazione'. Poi le testimonianze, come quella di Petko Kovachev, un attivista ambientalista che ha terminato il servizio militare nel 1986, 'Improvvisamente, non ricevevamo piu' cibo fresco, solo cibo in scatola nella mensa. Le attivita' all'aperto furono cancellate e ci fu ordinato di misurare i livelli di radiazione intorno alla base con i contatori Geiger'. Poi, la sciata dei movimenti civici. 'In Bulgaria, Ecoglasnost fu fondata nella primavera del 1989, pochi mesi prima della caduta del comunismo - prosegue ancora -. Un movimento civico incentrato sulla tutela ambientale, emerso dalla liberalizzazione politica ispirata dalla glasnost sovietica. In autunno, organizzo' petizioni e manifestazioni pubbliche, tra cui la protesta del 3 novembre a Sofia, ampiamente considerata una delle prime mobilitazioni pubbliche di cittadini contro il regime comunista'.

Col - Mad.

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