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Eurispes: Italia perde 34.700 giovani l'anno e 1,66 mld pil

"Pil da economia avanzata e condizioni per i giovani da periferia europea"(Il Sole 24 Ore Radiocor) - Milano, 02 apr - L'Italia perde almeno 34.700 giovani ogni anno e l'emigrazione presenta un conto che si traduce in 1,66mld di pil. Un effetto non solo demografico destinato a salire fino a 1,13 milioni di persone mancanti per il mondo del lavoro entro il 2050. E' la fotografia scattata dall'Eurispes in un'analisi che mette a confronto 22 paesi europei e delinea l'Italia come un paradosso continentale: pil da economia avanzata ma condizioni per i giovani da periferia europea.

L'Italia registra, infatti, il 22% dei NEET (15-29 anni), quasi tre volte la media del cluster nord-europeo (8,7%); il tasso di occupazione dei neolaureati e' oltre venti punti sotto i paesi dell'Est Europa (58,9% contro 80,4%); il part-time involontario fa registrare la percentuale piu' alta dell'intero campione europeo (62,9%);la percentuale di laureati (25-34 anni) si trova quattordici punti sotto la media dei paesi in convergenza. Il paradosso italiano e' tutto in questi numeri: con un Pil pro capite di 30.594 euro, ben superiore ai 17.000 euro medi dei paesi dell'Est Europa, l'Italia riesce a offrire ai propri giovani laureati condizioni occupazionali peggiori di Bulgaria, Polonia o Croazia. L'occupazione dei neolaureati tocca il 58,9%, contro l'80% abbondante dei paesi in convergenza. Il reddito mediano reale, invece di crescere, si contrae: indice 97 contro 132 dei paesi emergenti dell'Est. Un segnale di impoverimento strutturale delle famiglie che non ha equivalenti.

"Le migrazioni internazionali qualificate - spiega Gian Maria Fara, presidente Eurispes - non sono necessariamente negative: in molti contesti rappresentano una componente fisiologica dell'integrazione economica europea. Il nodo critico non e' 'la mobilita' in se'', ma la 'capacita'' di un paese di trasformare i flussi in un processo che generi ritorni per l'economia e la societa', riducendo gli effetti problematici legati alla perdita netta di giovani in eta' attiva". E sottolinea: "Per l'Italia, l'obiettivo realistico non e' l'azzeramento dell'emigrazione ma la costruzione di condizioni che riducano la perdita netta e permettano una partecipazione attiva alla 'circolazione dei cervelli'. Cio' implica politiche di attrazione e retention combinate a politiche per rendere la circolazione produttiva".

ami.

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