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Ecofin: finanza digitale, si cercano vie per contrastare la colonizzazione americana - FOCUS

(Il Sole 24 Ore Radiocor) - Nicosia, 23 mag - E' stata senza storia la riunione dei ministri finanziari dell'Ecofin per l'assenza dei responsabili di Francia, Germania, Italia e Spagna. Non avrebbe potuto essere altrimenti tanto piu' che gia' nella riunione dell'Eurogruppo ieri era stato affrontato il tema piu' impellente del tamponamento degli effetti economici piu' gravi del blocco di Hormuz, peraltro senza aggiungere novita'. Sul tavolo comunque c'erano temi di una certa rilevanza: come rafforzare la competitivita' europea, come l'Europa puo' finanziare cose che visto lo stato delle finanze pubbliche non puo' permettersi, la sfida delle stablecoin. In realta' tre temi decisivi sia dal punto di vista economico che dal punto di vista politico, che chiama in causa la risposta economica di medio e lungo termine alle crisi geopolitiche, guardando fuori dall'emergenza del momento. La questione delle stablecoin e' in realta' piu' urgente di quanto si pensi e si affianca al lavoro europeo per creare una moneta digitale (l'euro digitale) di banca centrale: la Bce lavora sull'ipotesi di un lancio nel 2029. E per affrancarsi dall'estrema dipendenza europea dai fornitori di servizi di pagamento non Ue, segnatamente americani, che ha raggiunto, come recentemente ha ricordato il capo economista Bce Philip Lane 'ha raggiunto livelli impressionanti'. Si teme la colonizzazione americana nella finanza digitale.

E' una partita che ha direttamente a che vedere con l'autonomia strategica europea, ormai obiettivo-faro della Ue. In un documento di lavoro preparato dalla presidenza cipriota (turnazione semestrale) e' stato presentato lo stato dell'arte nel settore delle stablecoin e dei depositi tokenizzati (questi sono la rappresentazione digitale di depositi bancari gia' esistenti: contrariamente a criptovalute e stablecoin non sono strumenti alternativi al sistema finanziario bensi' una sua evoluzione). Attualmente stablecoin denominate in euro e depositi tokenizzati sono ancora in una fase iniziale di sviluppo. Il vero vantaggio lo stanno acquisendo gli Stati Uniti: le stablecoin denominate in dollari, indica il documento cipriota, 'grazie al vantaggio di essere state le prime ad entrare nel mercato e agli effetti di rete, sono diventate l'asset di regolamento predefinito nel trading di criptovalute'. Ora l'amministrazione Trump sta promuovendo ulteriormente la loro crescita, anche nel settore della finanza tokenizzata, ritenendo le stablecoin come 'uno strumento per garantire il continuo dominio globale del dollaro e consolidare la domanda di titoli del Tesoro statunitensi'.

Di qui l'interrogativo se le stablecoin diventeranno l'asset di regolamento privato predefinito anche per i titoli tokenizzati e le infrastrutture digitali e, in tal caso, se le stablecoin in dollari domineranno anche questo mercato: 'Se cosi' fosse, l'Europa potrebbe dover intervenire promuovendo stablecoin denominate in euro per evitare la 'dollarizzazione infrastrutturale'. Cio' richiederebbe misure per accrescere l'attrattiva delle stablecoin denominate in euro, aumentandone la liquidita' di mercato e semplificando il trattamento normativo'. Poi ci sono gli interrogativi sulla configurazione stessa di questo settore di mercato e sui rischi piu' o meno sistemici che puo' originare.

Il ministro cipriota delle finanze Makis Keravnos, a conclusione della riunione Ecofin, ha ricordato che la finanza digitale di cui le stablecoin sono un componente in prospettiva sempre piu' rilevante, comporti 'vantaggi e anche dei rischi' e di qui la necessita' per la Ue di mantenere un 'approccio strategico'.

Nella nota europea viene indicato come contrariamente a quanto accade per bonifici bancari, le transazioni in stablecoin non vengono registrate nel bilancio della banca centrale, quindi i pagamenti alla pari non sono garantiti e cio' espone le stablecoin al rischio di pressioni di riscatto che possono anche portare a vendite forzate di attivita' incluse nelle riserve di stablecoin, in particolare quando gli emittenti non sono banche. Gli investitori potrebbero cercare di riscattare le proprie stablecoin dove le protezioni sono piu' forti e le commissioni di uscita piu' basse, cioe' 'probabilmente nella Ue'. Poi ci sono rischi operativi e infine un nuovo rischio: 'Se le imprese e le famiglie passassero dai depositi bancari alle stablecoin su larga scala, le banche si affiderebbero sempre piu' a finanziamenti all'ingrosso piu' costosi e potenzialmente meno stabili. Le banche potrebbero trasferire i maggiori costi di finanziamento ai mutuatari attraverso tassi di interesse piu' elevati, e l'offerta di credito bancario potrebbe diminuire.

Conclusione: 'In generale la crescita delle stablecoin potrebbe avere un impatto sull'integrita' finanziaria, sulla politica monetaria e sulla politica di bilancio'.

Il commissario Dombrovskis ha indicato che molto ci si attende dalla consultazione pubblica appena avviata sulle regole per i mercati delle criptovalute (MiCA), dato che ci si e' resi conto che l'espansione continua di tali mercati richiede un aggiornamento. Il regolamento MiCA e' in vigore dal 2024 e riguarda criptovalute, token di riferimento ad attivita' e token di moneta elettronica (stablecoin appunto), i loro emittenti e i fornitori di servizi relativi alle criptovalute. Tra il 2024 e il 2025 la capitalizzazione di mercato delle stablecoin rimane limitata: a maggio 2026 la apitalizzazione globale si aggirava intorno ai 320 miliardi di dollari. Quasi il 90% di tutte le stablecoin sono emesse da Tether e Circle, con sede rispettivamente a El Salvador e negli Stati Uniti. Sebbene i volumi delle transazioni in stablecoin appaiano elevati - circa 35 trilioni di dollari all'anno nel 2025 - il loro utilizzo nell'economia reale e' modesto. Tuttavia alla Ue non conviene stare ferma.

Antonio Pollio Salimbeni - Aps.

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