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Ecofin: finanza digitale, si cercano vie per contrastare la colonizzazione americana - FOCUS -2-

Fa discutere invito Fmi per revisione contratto sociale (Il Sole 24 Ore Radiocor) - Nicosia, 23 mag - L'altro tema interessante posto nel corso della riunione dell'Ecofin riguarda le scelte Ue per finanziare i grandi progetti di trasformazione produttiva a 360 grandi senza avere i soldi per farlo. Non e' stato immane lo sforzo della presidenza cipriota di avanzare idee dato che alla base dell'analisi proposta ai ministri finanziari c'era un documento recente del Fondo monetario internazionale. Anche il tema dei finanziamenti ha una sua chiara impellenza: recentemente Mario Draghi ha indicato che non sara' sufficiente investire 800 miliardi all'anno fino al 2030 per finanziare la transizione verde, digitale e le spese per difesa e sicurezza, bisognerebbe arrivare a 1200 miliardi (e' il valore del bilancio Ue 2021-2027). La lentezza della Ue fa si' che le previsioni di oggi dopo un po' non valgano piu'.

Il Fmi indica che, a bocce ferme, soddisfare il fabbisogno di spesa pubblica creerebbe un deficit di finanziamento pari a circa il 5% del pil in tutti i paesi. A tali spese si aggiungono i conti straordinari delle crisi attuali per fronteggiare il caro- energia: la linea di consenso tra i governi e' non prefigurare altre deroghe dalle regole di bilancio sulla scia di quella prevista per le spese per la difesa, come ha chiesto l'Italia e per gli investimenti in economia verde la Spagna. Invece vanno trovati margini di manovra sugli attuali capitoli di finanziamento Ue, sconti in nome dei 'fattori rilevanti' che hanno peggiorato l'economia.

Sono quelle 'altre soluzioni' di cui ha parlato lo stesso ministro dell'economia Giorgetti.

Nel documento alla base della discussione dell'Ecofin viene indicato che 'la disciplina di bilancio rimane essenziale per preservare la fiducia del mercato, salvaguardare la sostenibilita' del debito e mantenere adeguate riserve fiscali in un contesto globale sempre piu' incerto'. E che 'qualsiasi deviazione dai percorsi di spesa netta raccomandati dal Consiglio rischia di ritardare il necessario processo di consolidamento fiscale e potrebbe comportare aggiustamenti piu' onerosi negli anni successivi'. Una fonte che partecipa alla preparazione delle riunioni ministeriali indica che 'una soluzione di compromesso con l'Italia sara' trovata'.

Si prende per buona l'analisi Fmi secondo il quale i piani di consolidamento dei bilanci previsti nella Ue non colmerebbero il divario finanziario nella maggior parte dei paesi. Anche con l'attuazione di riforme strutturali ambiziose dell'economia e della spesa pubblica sara' necessario un ulteriore consolidamento di bilancio oltre a quello richiesto se si vuole mantenere il debito pubblico su un percorso sostenibile. Inoltre, quasi un quarto dei paesi europei dovrebbe addirittura ripensare il ruolo del governo in alcuni settori come sanita', istruzione, pensioni, infrastrutture. In particolare il Fondo monetario sostiene che 'saranno necessari sia riforme strutturali che il consolidamento dei bilanci per realizzare il difficile aggiustamento delle politiche, un terzo del quale sarebbe raggiunto attraverso una serie di riforme moderate e due terzi derivanti dal consolidamento del bilancio. Per i paesi con un elevato debito pubblico, tuttavia, tali politiche sarebbero probabilmente insufficienti per affrontare la sfida finanziaria, non lasciando altra opzione se non una profonda revisione della portata dei servizi pubblici e del contratto sociale per colmare il divario' di investimenti. Opzioni molto complicate da concretizzare in una fase di disagio sociale sempre piu' esteso e sulle quali non c'e' di fatto consenso ne' all'interno dei Paesi ne' tra i governi europei.

Soprattutto in tempi di stagnazione combinata a inflazione piu' alta. Non a caso il ministro cipriota Makis Keravnos ha ricordato che guerra all'Iran piu' blocco di Hormuz hanno effetti negativi anche sulla coesione sociale in Europa.

Riemerge il tema del debito comune, sempre tema di profonda divisione tra i governi ma che, nonostante, tutto comincia a permeare molte politiche europee mirate a obiettivi precisi, dal finanziamento dei Pnrr al prestito all'Ucraina alle spese per la difesa. Il commissario Dombrovskis e' stato molto cauto e ha evocato la proposta di bilancio 2028-2034 sulla creazione di un meccanismo anticrisi in grado di mobilitare fino a quasi 400 miliardi di euro per permettere alla Commissione europea di accendere debito comune sui mercati.

La nota per l'Ecofin indica che 'meccanismi di indebitamento comuni dovrebbero essere presi in considerazione laddove giustificati da un chiaro valore aggiunto europeo, ad esempio per gli appalti comuni in materia di difesa o per infrastrutture su larga scala nel settore energetico e dei materiali critici, garantendo un uso disciplinato, salvaguardie di condivisione del rischio e allineamento con le regole fiscali per mantenere la credibilita' ed evitare l'azzardo morale, consentendo al contempo una scala che i singoli Stati non possono raggiungere da soli'. Si aggiunge che 'le implicazioni a lungo termine dell'indebitamento comune meritano un'attenta valutazione perche' i costi del servizio del debito graveranno sui futuri bilanci Ue'.

Dunque, un colpo al cerchio e un colpo alla botte.

Recentemente la Corte dei conti europea ha ricordato che entro l'anno prossimo il debito pubblico Ue potrebbe superare 900 miliardi di euro, quasi 10 volte il livello precedente l'operazione dei Pnrr e che gli interessi passivi previsti nell'attuale bilancio Ue supereranno i 30 miliardi di euro, piu' del doppio rispetto alle precedenti previsioni.

Antonio Pollio Salimbeni - Aps.

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