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Confesercenti-Cer: italiani piu' poveri di 20 anni fa, con guerra inflazione verso 2,9% -2-

(Il Sole 24 Ore Radiocor) - Roma, 25 mar - Per capire quanto la nostra economia sia esposta ai nuovi shock e' sufficiente guardare indietro, evidenzia lo studio. Tra il 2005 e il 2025 l'Italia ha visto peggiorare alcuni degli indicatori piu' importanti della condizione economica delle famiglie. Il potere d'acquisto si e' ridotto, i consumi reali diminuiti, il risparmio si e' assottigliato, il peso delle spese obbligate e' aumentato. Nel frattempo, la crescita dell'occupazione non si e' tradotta in un corrispondente miglioramento del benessere: si lavora di piu', ma si guadagna meno; si spende di piu', ma si compra meno.

Tra il 2005 e il 2025 gli occupati sono aumentati di circa 1,4 milioni, passando da 22,7 a 24,1 milioni. Nello stesso periodo, pero', il reddito unitario totale da lavoro e' diminuito del 9,3%, con una perdita media di 4.400 euro.

Ancora piu' pesante la flessione di quello autonomo, in calo del 22,3%, pari a 12.500 euro in meno. Per il lavoro dipendente la riduzione e' stata piu' contenuta, pari a -532 euro, ma comunque significativa se letta in termini di capacita' reale di spesa. In generale, il potere d'acquisto delle famiglie nel 2025 risulta inferiore del 3,2% rispetto al 2005. Nello stesso arco di tempo si riduce drasticamente anche la propensione al risparmio, scesa dal 13,3% al 7,8% del reddito disponibile.

In valore nominale, la spesa delle famiglie e' aumentata di circa il 23% tra il 2005 e il 2025. Ma in termini reali, cioe' al netto dell'inflazione, i consumi si riducono del 15%, pari a 133 miliardi di euro in meno, circa 5mila euro di spesa 'sparita' a famiglia. A pesare ulteriormente la crescita delle spese incomprimibili. Casa, energia, trasporti, assicurazioni, sanita', servizi finanziari e altre voci essenziali assorbono ormai il 42% del bilancio delle famiglie, in media circa 14.300 euro. La nuova fiammata di petrolio e gas aggrava dunque una tendenza gia' in atto da anni, quella dell'espansione continua dei costi fissi, che riduce la possibilita' di acquistare altri beni e servizi.

Anche la pressione fiscale e' su valori molto elevati (43,1% nel 2025), secondo braccio della morsa che comprime strutturalmente il benessere.

Sul fondo resta il grande problema irrisolto dell'economia italiana: la produttivita'. Quella per occupato conferma la debolezza strutturale del sistema: tra il 2005 e il 2025, a valori correnti, cresce del 35%, ma a valori costanti arretra del 2,4%. L'aumento dell'occupazione non si e' tradotto in maggiore valore reale prodotto per lavoratore: una dinamica che pesa su salari, margini d'impresa, competitivita' e capacita' di investimento.

'Il 2026 poteva e doveva essere l'anno della svolta per l'economia italiana. La guerra in Iran, che si aggiunge al dramma ucraino, ci obbliga invece a rivedere le prospettive dei prossimi mesi. Anche il turismo, che negli ultimi anni ha sostenuto la crescita, potrebbe entrare in una fase negativa.

Il timore e' che il nuovo shock fermi il recupero del potere d'acquisto e colpisca con forza un sistema Paese che, in termini economici, e' per molti aspetti piu' fragile di venti anni fa', commenta Nico Gronchi, presidente di Confesercenti.

'I costi incomprimibili pesano in modo ormai insostenibile su moltissime famiglie, e bisogna evitare che crescano ancora.

'Per invertire la tendenza occorre intervenire sul nodo energia. E' da li' che passa oggi una parte decisiva della difesa del potere d'acquisto e della competitivita' delle imprese. Serve quindi il massimo impegno, in Europa e in Italia, per ridurre una pressione che nel nostro Paese resta tra le piu' pesanti, principalmente per effetto di fisco e.

oneri di sistema'.

(RADIOCOR) 25-03-26 09:41:23 (0207) 5 NNNN

 


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