Capital Group: Cina, veicoli elettrici e robot umanoidi - PAROLA AL MERCATO
di Andrew Lee * (Il Sole 24 Ore Radiocor) - Milano, 07 mar - L'ascesa della Cina nel mercato dei veicoli elettrici (VE), dalle batterie ai motori fino alla produzione di massa, dimostra il successo del Paese nel trasformare un'iniziativa innovativa in un'industria a pieno titolo. Questo traguardo ha aperto la strada alle ambizioni cinesi nel settore della robotica umanoide, alimentando un dibattito sull'opportunita' di applicare la stessa formula all'intero comparto.
Gli umanoidi sono macchine progettate per muoversi e agire come gli umani. Pensate per una serie di usi, attualmente sono in fase di sperimentazione in fabbriche e magazzini per lo svolgimento di attivita' ripetitive e intensive in termini di manodopera, come lo spostamento di materiali, lo smistamento delle merci o la realizzazione di controlli. Sul lungo termine, gli umanoidi potrebbero addirittura essere impiegati nei servizi sanitari e nell'assistenza agli anziani, affiancando gli umani nei lavori di casa e contrastando la carenza di manodopera legata al calo della popolazione attiva.
Sebbene le stime possano differire, e' evidente che gli investimenti negli umanoidi siano in forte crescita. Il finanziamento globale alle startup del settore era quasi irrilevante all'inizio del decennio, ma da allora e' cresciuto fino a raggiungere 1,2 miliardi di dollari Usa nel 2024. DroidUp, Robot Era e X Square Robot sono solo alcune delle molte aziende di umanoidi nate in Cina dal 2020. In particolare, molte di queste startup sono nate all'interno di universita' o mantengono stretti legami con istituzioni accademiche, e diverse hanno ottenuto finanziamenti da grandi multinazionali come Alibaba Cloud, Tencent e Huawei.
- Principali ostacoli tecnologici Nonostante gli avanzamenti nell'IA abbiano accelerato i progressi, permangono alcuni ostacoli chiave nell'adozione degli umanoidi su larga scala.
- Dati per l'addestramento e intelligenza robotica: gli umanoidi devono basarsi su enormi quantita' di dati reali per imparare attraverso tentativi, errori o imitazione.
- Limitazioni software e di controllo: la maggior parte degli umanoidi esistenti e' parzialmente autonoma, con attivita' preimpostate sotto la supervisione umana o del sistema.
- Alimentazione e durata della batteria: gli umanoidi pesano in genere tra i 50 e i 70 kg, e operano solo per 1-2 ore per carica. Le batterie continuano a essere pesanti e costose, influenzando l'impiego pratico dei robot.
- Affidabilita' meccanica e compromessi progettuali: camminare e manipolare oggetti richiede motori e giunti in grado di resistere a varie richieste operative. I primi modelli sono soggetti a surriscaldamento e usura meccanica.
- Prezzi elevati: un'unita' avanzata come l'Atlas della Boston Dynamics puo' arrivare a costare fino a 150.000 dollari Usa. Anche gli umanoidi concepiti per incarichi specifici costano in genere diverse decine di migliaia di dollari l'uno.
Emerge dunque una domanda cruciale: cosa deve accadere affinche' i robot umanoidi diventino economicamente sostenibili, dando il via a un ciclo in cui costi piu' bassi e prestazioni migliori ne favoriscano un'adozione piu' ampia? Il messaggio chiave e' semplice: la scala e' determinante.
Affinche' il settore dei robot umanoidi raggiunga il pareggio economico, sara' probabilmente necessario conseguire vendite annue di almeno 100.000 unita', una soglia analoga a quella che ha recentemente portato i robot collaborativi vicino alla redditivita'. Per andare oltre il pareggio e beneficiare della solida redditivita' osservata nel mercato dei robot industriali, che supera le 500.000 unita' annue, gli umanoidi dovrebbero arrivare a livelli di produzione comparabili.
Considerando che le attuali consegne di robot umanoidi sono ben al di sotto di questi livelli, saranno necessari almeno cinque anni prima che il settore si avvicini anche solo al pareggio economico, mentre una reale redditivita' restera' un obiettivo di piu' lungo periodo. Detto cio', questo dovrebbe essere considerato piu' un punto di forza che una debolezza, che riflette le fasi iniziali di grandi trasformazioni tecnologiche del passato, quando i progressi dipendevano dall'innovazione costante, dallo sviluppo di casi d'uso concreti (e dei dati), dalla crescita della domanda e, in ultima analisi, dalla redditivita'.
* Investment Director di Capital Group.
red-
(RADIOCOR) 07-03-26 14:14:54 (0278) 5 NNNN