Blue Book Utilitalia: acqua, investimenti salgono a 90 euro/anno per abitante -2-
Comparto alle prese con la sfida del post Pnrr (Il Sole 24 Ore Radiocor) - Roma, 20 mar - Nel dettaglio, gli investimenti nel settore idrico sono passati da una media di 66 euro annui per abitante nel 2021 a 106 euro nel 2026 (ultimo anno del Pnrr); fino al 2029 si prevede una fisiologica riduzione di circa il 10% rispetto agli anni di massima intensita', ma con un livello che si manterra' comunque sui 90 euro annui, superiore del 21% rispetto al 2021. 'Cio' dimostra - spiega Mario Rosario Mazzola, presidente della Fondazione Utilitatis - come il Pnrr sia stato non un sostituto ma un propulsore degli investimenti dei gestori, a testimonianza del riposizionamento strutturale di un settore che ha sviluppato una maturita' industriale in breve tempo'. Il comparto, evidenzia il presidente di Utilitalia Luca Dal Fabbro, 'si lascia alle spalle la fase del Pnrr con una maggiore maturita' industriale e capacita' organizzativa. Ora, pero', e' necessaria una quota di contributo pubblico di almeno 2 miliardi di euro l'anno per i prossimi 10 anni, per portare avanti un piano straordinario di interventi volti ad assicurare la tutela della risorsa e del territorio, che non puo' ricadere unicamente sulle tariffe'.
Nei prossimi dieci anni circa la meta' della popolazione italiana, rileva inoltre Blue Book 2026, sara' coinvolta in rinnovi o nuove procedure di affidamento del servizio idrico, aprendo una fase strategica per il riassetto del settore.
Utilitatis ha analizzato 113 concessioni che riguardano 46 milioni di abitanti (80% della popolazione), con un impatto crescente nel medio termine: circa 7 milioni di cittadini entro cinque anni e circa 20 milioni entro dieci anni. Il prossimo decennio, dunque, sara' decisivo per consolidare l'unicita' gestionale, rafforzare la capacita' industriale e ridurre i divari territoriali. Mentre risultano ancora molto bassi (22 euro per abitante nel 2024) i dati relativi gli investimenti delle gestioni 'in economia', ovvero dove gli enti locali si occupano direttamente del servizio idrico; un quadro che interessa ancora 1.310 Comuni per circa 6,9 milioni di abitanti (il 12% della popolazione italiana) soprattutto al Sud, ostacolando investimenti ed economie di scala. Di contro, la governance del servizio idrico ha compiuto progressi significativi con una crescente aggregazione verso gestioni industriali: oggi l'86% della popolazione (49,8 milioni di abitanti) vive in Comuni con servizio integrato affidato a un unico operatore. Il processo di subentro del gestore unico in diversi ambiti territoriali, specie in Calabria, Molise e Valle d'Aosta, sta progressivamente riducendo il numero delle gestioni in capo agli enti locali. Si tratta dunque di processi positivi di attuazione della governance di settore, frutto anche delle azioni di riforma promosse dal Pnrr.
Bof.
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