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Bitwise: Hormuz oltre il petrolio, lo stress test per i pagamenti globali - PAROLA AL MERCATO

di Andre' Dragosch* (Il Sole 24 Ore Radiocor) - Milano, 21 apr - L'utilizzo delle criptovalute in relazione al transito attraverso lo Stretto di Hormuz a cui abbiamo assistito nelle scorse settimane va interpretato come un segnale importante di novita', ma non ancora come un vero e proprio cambio di paradigma nei sistemi di pagamento internazionali. L'aspetto rilevante e' che, in contesti di stress geopolitico, bitcoin e altri cripto asset (come le stablecoin) iniziano a essere utilizzati non piu' soltanto come strumenti speculativi o riserve di valore, ma come mezzi di regolamento per transazioni transfrontaliere in corridoi commerciali strategici.

Detto cio', un caso operativo isolato, anche in un punto nevralgico come questo, non costituisce ancora un'alternativa completa a SWIFT: il sistema dei pagamenti internazionali resta dominato da infrastrutture sostenute dagli Stati, dal correspondent banking tradizionale e da accordi bilaterali consolidati, anche al di fuori del dollaro. Questo sviluppo non va quindi inquadrato come la nascita di un nuovo ordine globale dei pagamenti, quanto piuttosto come l'emergere di un livello di regolamento 'di emergenza' al di fuori dell'architettura tradizionale centrata sul dollaro. Il fatto che un eventuale pedaggio di transito possa essere denominato in bitcoin indica una crescente disponibilita' a sperimentare strumenti monetari politicamente neutri quando l'accesso alle infrastrutture tradizionali diventa incerto o strategicamente oneroso.

Se si vuole individuare una prima sfida concreta all'esclusivita' dell'asse dollaro-SWIFT, questa e' gia' arrivata con la diffusione di canali di regolamento bilaterali alternativi, in particolare quelli legati allo yuan. In questo contesto, bitcoin rappresenta piuttosto un'opzione in piu', non il principale sostituto. E' rilevante perche' amplia il ventaglio di strumenti disponibili, ma e' prematuro considerarlo un vero successore operativo del sistema esistente.

Questo non significa, pero', che il fenomeno sia marginale.

Al contrario, ritengo che possa certamente accelerare, almeno ai margini, un processo di disintermediazione del dollaro, soprattutto nel commercio energetico. Tuttavia, per il momento, resta un fenomeno concentrato in quelle aree dell'economia globale in cui il rischio di sanzioni, la frammentazione geopolitica e l'esclusione finanziaria rappresentano gia' forti incentivi a cercare alternative.

Detto cio', non bisogna sovrastimare l'immediatezza di questo cambiamento. Al momento si tratta ancora prevalentemente di dinamiche circoscritte a economie sanzionate o politicamente esposte, non del cuore del commercio energetico globale.

Anche nel caso in esame, non e' ancora chiaro se il regolamento in bitcoin diventera' una pratica stabile o se i flussi verranno reindirizzati verso canali alternativi piu' convenzionali, inclusi quelli legati alla Cina.

*Head of Research per l'Europa di Bitwise Red-.

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