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AllianzGI: sostegno all'economia contro l'incertezza diffusa- PAROLA AL MERCATO

di Hans-Jorg Naumer* (Il Sole 24 Ore Radiocor) - Milano, 27 feb - Il contesto globale attuale sembra lasciare poco spazio per sentirsi davvero rilassati. Continuano a emergere nuove tensioni geopolitiche - da ultimo, un altro capitolo nell'intricata vicenda dei dazi USA: la Corte Suprema degli Stati Uniti, il massimo organo giudiziario del Paese, ha inferto un significativo colpo alla politica commerciale del Presidente statunitense. A cio' si aggiunge l'intensificarsi delle tensioni riguardanti l'Iran, situazione dagli esiti estremamente incerti.

In primo luogo, il fronte statunitense: la Corte Suprema ha stabilito che i dazi generalizzati applicati a livello globale e imposti dal Presidente Trump ai sensi dell'International Emergency Economic Powers Act (IEEPA) erano illegittimi - sentenza che limita in modo sostanziale l'autorita' esecutiva del Presidente in materia di politica commerciale. Sebbene permanga la possibilita' che siano introdotti ulteriori dazi, questi ultimi dovranno ora poggiare su basi giuridiche alternative ed e' probabile che debbano far fronte a vincoli piu' definiti in termini di portata e durata. Rimane inoltre incerto se il governo statunitense sara' obbligato a rimborsare i dazi gia' riscossi. Questo scenario potrebbe innescare contenziosi capaci di protrarsi per mesi, alimentando ancor piu' l'instabilita' politica e la volatilita' finanziaria; diverse societa' hanno gia' intrapreso azioni legali per ottenere il rimborso. Per le imprese maggiormente colpite, la prospettiva di tali rimborsi potrebbe rappresentare un elemento positivo per le aspettative sugli utili e, di conseguenza, per le quotazioni azionarie. Piu' in generale, la decisione della massima corte statunitense di limitare la discrezionalita' dell'esecutivo potrebbe ridurre l'incertezza politica e comprimere i premi al rischio - un'evoluzione che, nel complesso, sosterrebbe i mercati azionari.

Contemporaneamente, aumenta il rischio di un'escalation nel conflitto con l'Iran. Persino la sola aspettativa di una possibile azione militare sta esercitando una pressione al rialzo sui prezzi energetici. Un eventuale blocco dello Stretto di Hormuz - un punto di passaggio cruciale per una quota sostanziale delle forniture globali di petrolio e gas naturale liquefatto (GNL) - avrebbe conseguenze particolarmente pesanti; con buona probabilita', tale scenario innescherebbe una nuova impennata delle quotazioni petrolifere e amplificherebbe i dubbi sulla durata dell'attuale relativa stabilita' dei mercati finanziari.

Di fatto, sebbene partissero da livelli gia' elevati (si veda a tal proposito il nostro grafico della settimana), si e' assistito ad una salita dei due indici relativi al rischio geopolitico e all'incertezza della politica economica, che monitorano la frequenza di specifiche parole chiave nei principali quotidiani. Cio' suggerisce un rinnovato intensificarsi delle analisi e delle notizie legate ai rischi.

Finora, questi sviluppi hanno lasciato i mercati nel loro complesso sostanzialmente indifferenti, sebbene si sia osservata una marcata rotazione settoriale- trainata dalle aspettative sull'intelligenza artificiale (AI). La volatilita' e' rimasta sostanzialmente stabile; il Dow Jones, l'S&P 500 e il DAX, tra gli altri, hanno temporaneamente toccato nuovi massimi storici, anche se tali livelli non sono stati mantenuti. Nonostante la tangibile incertezza seguita all'annuncio del Presidente Trump di un nuovo dazio generalizzato del 15%, il quadro tecnico dei principali indici nazionali indica uno stato di quasi 'zen' nei mercati azionari; solo il NASDAQ ha mostrato brevemente segni di possibile fragilita' quando e' sceso sotto la sua media mobile a 200 giorni. Gli indicatori di ampiezza del mercato rafforzano questo quadro costruttivo: le linee advance-decline, che misurano il numero di titoli in rialzo rispetto a quelli in ribasso all'interno di un indice, indicano che i guadagni si sono estesi a un numero maggiore di comparti. Tuttavia, cio' sembra essere contraddetto dal rapporto oro-rame, comunemente interpretato come proxy dell'avversione al rischio, che, osservato schematicamente, segnala livelli di apprensione elevati: il rapporto e' rimasto a lungo oltre una deviazione standard sopra la sua media di lungo termine. Cio' detto, e' probabile che tale divergenza sia trainata in primis dalla rinnovata domanda di oro come riserva di valore alternativa al dollaro USA. Questa dinamica mette in risalto un tema piu' strutturale: sebbene il predominio del biglietto verde non sia venuto meno, mostra segnali di graduale erosione. Al contempo, risulta difficile individuare delle alternative credibili.

In questo contesto caratterizzato da un'incertezza diffusa, cio' di cui c'e' piu' bisogno ora e' un sostegno all'economia: in fondo, sono stati proprio la ripresa ciclica e l'accelerazione degli utili societari legati ai tagli fiscali USA - la 'One Big Beautiful Bill' di Trump - a contribuire in primo luogo a questo stato di relativa tranquillita'.

*Director, Global Capital Markets & Thematic Research.

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(RADIOCOR) 27-02-26 15:12:37 (0498) 5 NNNN

 


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