21shares: oro contro dollaro, una narrativa sbagliata - PAROLA AL MERCATO
di Stephen Coltman * (Il Sole 24 Ore Radiocor) - Milano, 17 mag - Negli ultimi anni e prima che scoppiasse la guerra in Iran, l'oro e i metalli preziosi in generale hanno vissuto un periodo di rally prolungato, che molti analisti hanno visto come un tentativo da parte di investitori e istituzioni di affrancarsi da un dollaro sempre piu' debole, soprattutto da parte della Cina. Non e' un caso, infatti, che si senta spesso parlare di "debasement trading" in relazione agli Stati Uniti e di come una loro traiettoria fiscale insostenibile alimenti la domanda di asset alternativi.
Tuttavia, se da un lato e' innegabile che l'attuale percorso fiscale portera' a una futura crisi del debito sovrano se non affrontata nei tempi e nelle modalita' corrette, questa narrazione non e' comunque coerente con l'andamento generale del mercato. Il meccanismo con cui i paesi cadono in una spirale di svalutazione e' ben noto ed e' stato osservato piu' e piu' volte in diverse parti del mondo: una valuta subisce un declino persistente e accelerato rispetto alle sue omologhe, l'inflazione aumenta piu' rapidamente di quanto la banca centrale sia in grado (o disposta) ad aumentare i tassi di interesse, si innesca una fuga di capitali e il governo annuncia misura straordinarie. Negli Stati Uniti, non si osserva nulla di tutto cio', con l'Usd che, sebbene si sia indebolito, rimane all'interno del suo range quinquennale e oggi e' piu' forte di quanto non lo fosse 10 anni fa.
Ma allora cosa ha determinato l'impennata dell'oro? Sicuramente, il fatto che non viene piu' scambiato solo come una tutela contro l'inflazione, ma in risposta alle nuove realta' geopolitiche, come confermato dagli ingenti acquisti da parte delle grandi banche centrali, e' un fattore chiave.
Tuttavia, noi di 21shares riteniamo che un ruolo fondamentale lo giochi l'enorme surplus commerciale cinese. Questo, a sua volta, genera pressione al rialzo sullo yuan, poiche' gli esportatori cercano di convertire i loro guadagni dal dollaro alla valuta locale, andando contro gli obiettivi di Pechino che vorrebbe una moneta piu' competitiva.
Per contrastare questo fenomeno, il sistema bancario cinese stampa di fatto yuan per acquistare dollari, impedendo cosi' un rafforzamento della valuta e il boom di liquidita' che ne consegue e' cio' che alimenta la domanda di oro e di altri asset senza rischio di controparte. Per comprendere l'impatto, e' possibile confrontare i flussi degli Etf sull'oro negli Stati Uniti e in Cina e analizzare l'andamento dei prezzi. Il valore delle azioni contenute in Gld (il piu' grande Etf sull'oro quotato negli Stati Uniti) sono su livelli simili a quelli del 2020, ma quello delle azioni contenute nel piu' grande fondo sull'oro quotato in Cina e' quintuplicato nello stesso arco temporale; inoltre, tutti i guadagni dal 2019 si sono verificati durante la sessione di trading asiatica.
A questo punto, pero', sorge una domanda: anche le criptovalute hanno la caratteristica di ridurre il rischio di controparte e al tempo stesso sono meno dipendenti dal contesto geopolitico e dalle decisioni sulle riserve da parte delle banche centrali. Allora perche' non hanno vissuto un rally parallelo? La risposta e' molto semplice: il trading di criptovalute e' vietato in Cina e i cittadini sorpresi a fare trading di questa classe di attivita' rischiano il congelamento dei conti bancari e l'inserimento nella lista nera del credito sociale.
Per sintetizzare, quello che si osserva in Cina e' una storia di liquidita' che inonda il sistema bancario a seguito di surplus commerciali elevatissimi e interventi istituzionali sulla valuta. Cio' spiega anche perche' si e' assistito a un indebolimento del prezzo dell'oro dall'inizio del conflitto in Iran, in quanto questi interventi valutari hanno iniziato ad andare nella direzione opposta e le economie dipendenti dalle importazioni di energia hanno visto una fuga di capitali e una drastica contrazione della liquidita' interna, che le ha portate a vendere le proprie riserve auree.
Come detto, in Cina cio' e' impossibile, ma molti investitori hanno deciso di spostare le loro allocazioni sugli asset digitali, i quali offrono caratteristiche simili a quelle dell'oro, ma con esposizioni alla geopolitica minori. Non c'e' quindi da stupirsi se i tassi di adozione delle criptovalute piu' elevati tra i cittadini si registrano nei paesi che soffrono di svalutazione persistente e sistemi bancari instabili e dove sussiste un quadro giuridico che ne consente il trading. Alcuni esempi sono l'Argentina, il Venezuela, la Turchia, l'Etiopia, la Russia, l'Ucraina, la Nigeria e il Pakistan, dove i casi d'uso spaziano dalla tutela contro l'inflazione al trading e ai pagamenti transfrontalieri.
In conclusione, sia l'oro sia le criptovalute sono strumenti essenziali per mantenere l'indipendenza finanziaria, poiche' nessuno dei due dipende da una terza parte, ma, sebbene entrambi fungano da copertura contro la svalutazione, i fattori che li influenzano nel breve termine differiscono.
Per questo, considerando che le previsioni attuali indicano che sempre piu' mercati finanziari, non solo gli Usa, iniziano a mostrare una maggiore volatilita' valutaria, tensioni sui mercati dei finanziamenti e traiettorie fiscali insostenibili, chi vuole costruire portafogli diversificati, progettati per essere resilienti in diversi scenari di mercato, deve valutare un'allocazione sia in oro sia in criptovalute. Un solo hedge non sara' piu' sufficiente nel mondo che ci aspetta, in cui servira' una difesa piu' solida contro il futuro contesto fiscale.
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(RADIOCOR) 17-05-26 15:35:09 (0384) 5 NNNN