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Borsa: la corsa del greggio traina petroliferi Ue, a Milano bene Saipem (+2%)

4,75 mld $ di guadagni per Big Oil da oscillazioni prezzi (Il Sole 24 Ore Radiocor) - Milano, 11 mag - La corsa del greggio sullo stallo nei negoziati in Iran traina i titoli petroliferi europei. A Piazza Affari guadagnano cosi' terreno Saipem (+2,07%), Eni (+1,43%) e Tenaris (+0,59%), sotto la lente anche per l'acquisizione del produttore rumeno di tubi in acciaio Artrom Steel Tubes. A Parigi sale di mezzo punto percentuale Total, mentre a Londra gli acquisti premiano Bp (+0,3%), Shell (+0,5%). Nel premercato americano invece sono in progresso Exxon (+0,87%) e Chevron (+0,62%).

Le trattative per la pace in Iran e la riapertura dello Stretto di Hormuz hanno infatti subi'to un significativo passo indietro, con il presidente Usa Donald Trump che ha definito la risposta di Teheran al piano americano per la fine della guerra "inaccettabile". Il ritorno della tensione e' stata la miccia che ha riacceso la corsa del greggio: il Brent, che in mattinata e' arrivato a superare i 105 dollari al barile, ora e' in rialzo del 2,47% a 103,78 dollari al barile, mentre il Wti del 2,15% a 97,4 dollari.

Nonostante cio', gli operatori non hanno perso la fiducia in eventuali nuovi progressi nelle trattative, che potrebbero mettere un freno al rally petrolifero. "Anche con la perdita di quasi 1 miliardo di barili, i futures non sono riusciti a superare i livelli registrati nel 2022", dopo l'invasione russa dell'Ucraina, "poiche' il mercato e' entrato nella crisi delle riserve e gli investitori hanno continuato ad aspettarsi la riapertura dello Stretto di Hormuz", scrivono gli analisti di Morgan Stanley in una nota. In piu', "l'aumento delle esportazioni di greggio dagli Stati Uniti, unito al rallentamento delle importazioni dalla Cina, ha contribuito a proteggere il mercato dallo shock". Tuttavia, una chiusura piu' lunga del previsto (cioe' oltre giugno) di Hormuz potrebbe "causare una rinnovata tensione", affermano gli esperti. Se la Cina appare "ben posizionata al momento, la capacita' degli Stati Uniti di mantenere l'attuale elevato livello di esportazioni e' difficile da valutare". Per questo, i mercati sembrano, secondo Morgan Stanley, "impegnati in una corsa contro il tempo" per evitare gli effetti peggiori della chiusura dello Stretto, tra cui rialzi dei prezzi del greggio tra i 130 e i 150 dollari al barile nello scenario peggiore.

Anche in questa situazione, che avrebbe notevoli impatti sull'economia globale e sui mercati azionari, ci sarebbero pero' dei vincitori, vale a dire le Big Oil europee. Secondo un articolo del Financial Times, le tre maggiori compagnie petrolifere del Vecchio Continente hanno gia' incassato tra i 3,3 e i 4,75 miliardi di dollari in piu' nel primo trimestre dell'anno grazie alle turbolenze sui mercati energetici globali. Le forti oscillazioni del petrolio prima durante il colpo di Stato in Venezuale e poi con la guerra in Iran hanno infatti favorito le operazioni di vendita e acquisto di barili dei trading desk delle major. Settori responsabili di una quota compresa tra il 48% e il 69% dell'aumento di 6,9 miliardi di dollari degli utili totali dei gruppi rispetto al trimestre precedente. In particolare, gli analisti stimano guadagni aggiuntivi nel primo trimestre dell'anno a 800 milioni per Bp e Total e a 1,6 miliardi per Shell. Per fare un esempio concreto, in una delle operazioni piu' redditizie del periodo, Total ha guadagnato piu' di 1 miliardo di dollari acquistando ogni carico disponibile del petrolio del Dubai e dell'Oman.

Gli affari delle Big Oil europee hanno avuto effetti anche sui mercati azionari. Da quando e' iniziato il conflitto in Iran, le quotazioni di BP e Total sono salite rispettivamente del 12% e del 21%, mentre quelle di Shell, la piu' esposta a un calo della produzione nel Golfo a causa degli attacchi agli impianti, sono comunque riuscite a mettere a segno un rialzo del 9%.

Cog.

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