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Cosa sono le Opzioni - Parte Seconda



La “Danarosità” delle Opzioni.



5 Dic - 09:35

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Come già spiegato nel precedente articolo, il profitto o la perdita a scadenza connessi con l’utilizzo delle opzioni dipendono dal superamento al rialzo (per la call) o al ribasso (per la put) del prezzo di esercizio da parte delle quotazioni del sottostante. L’opzione call a scadenza, ad esempio, non avrà alcun valore se il prezzo del sottostante sarà inferiore allo strike: il suo possessore avrà più convenienza ad acquistare il sottostante sul mercato e l’opzione non verrà esercitata.

Per opzione “at the money” (ATM) si intende quella per cui il prezzo di esercizio è uguale al prezzo corrente dell’attività sottostante.

Per opzione “in the money” (IN o ITM) si intende quella per cui il prezzo di esercizio è inferiore (call) / superiore (put) al prezzo corrente dell’attività sottostante.

Per opzione “out of the money” (OTM) si intende quella per cui il prezzo di esercizio è superiore (call) / inferiore (put) al prezzo dell’attività sottostante.

Per esemplificare con un esempio grafico, consideriamo il caso di un’opzione put con strike a 14 euro:

grafico opzioni

Valori del sottostante inferiori al prezzo di esercizio (put ITM) comporteranno un profitto e quindi l’esercizio del diritto del possessore dell’opzione a vendere ad un prezzo superiore a quello di mercato; se il sottostante avrà un prezzo di mercato superiore allo strike, invece, (put OTM) l’opzione non sarà esercitata. Nel caso della call avviene l’esatto contrario: prezzo del sottostante maggiore dello strike comporterà profitto e quindi esercizio del diritto ad acquistare (call ITM), viceversa per valori del sottostante inferiori la call (OTM) non sarà esercitata.

Un’opzione ITM alla scadenza è dunque quella che darebbe un profitto se esercitata: il valore di questo profitto è il cosiddetto valore intrinseco dell’opzione, che rappresenta la componente più importante del prezzo di un’opzione in the money prossima alla scadenza.

Ma quali sono le altre componenti del prezzo di un’opzione?

Il valore intrinseco non è tutto. Consideriamo ad esempio un’opzione out of the money con una lunghissima scadenza: in questo caso il valore intrinseco sarebbe zero, tuttavia la lunghissima scadenza aumenta la probabilità che entro la data di scadenza il derivato in questione sia ITM. Il “prezzo” di questa probabilità che il compratore dell’opzione deve pagare è detto valore temporale, che, logicamente, decresce con il passare del tempo. Il valore temporale aumenta anche con l’aumentare della volatilitàGlossario del sottostante: chiaramente se questo storicamente presenta variazioni molto significative, aumenta la probabilità che titoli OTM possano essere ITM a scadenza. Nei modelli matematici più utilizzati per prezzare le opzioni, il parametro più importante e di più difficile calcolo è proprio la volatilità tanto che su alcuni circuiti anziché essere quotato il prezzo del derivato è semplicemente indicata la volatilità implicita ai vari livelli di prezzo, cioè quella volatilità (differente dalla volatilità storica e statistica) che è sottintesa al prezzo scambiato sul mercato in quel momento.

I trader professionisti cercano di comprare opzioni (call o put a seconda delle loro attese sul trend) se prevedono che la volatilità aumenterà (il prezzo delle opzioni salirà) e di venderle se ipotizzano che la volatilità calerà.

Infine, l’ultima componente del prezzo delle opzioni deriva dal gioco della domanda e dall’offerta presenti sul mercato. Si tratta tuttavia di una variabile poco significativa, se non in casi estremi. Questi squilibri di mercato sono molto limitati nel tempo perché gli arbitraggisti mettono in atto strategie per trarre profitto da ogni scompenso: senza dilungarci troppo, è sufficiente ricordare che con una combinazione di una put e del sottostante si può replicare la call, mentre con una posizione corta sul sottostante e lunga su una call si replica la put.

Avevamo già spiegato la differenza tra opzioni europee ed americane: le prime sono esercitabili solo alla data di scadenza, mentre le seconde possono essere esercitate in qualunque momento entro la data di scadenza. Questa possibilità più ampia per le opzioni americane fa sì che il loro prezzo sia generalmente molto superiore a quello delle analoghe opzioni europee (stessa durata, stesso sottostante e identico strike) e comunque mai inferiore. La pratica evidenzia, in realtà, che le call americane abbiano circa lo stesso prezzo delle call europee perché difficilmente vengono esercitate prima della scadenza. Infatti nel caso si detengano call solo per scopo speculativo, i sistemi commissionari e le leve operative che queste consentono, rendono molto più ampio il profitto (e la perdita) comprando e vendendo il derivato piuttosto che esercitando il diritto ed operando sul sottostante. Nel caso, invece, in cui lo scopo sia quello di acquistare il sottostante per tenerlo in portafoglio, è decisamente meglio attendere la scadenza, poiché così si rimandano il più possibile le uscite di liquidità e perché l’avere la call invece del titolo fornisce una certa protezione contro i ribassi del sottostante (in caso di cali non si hanno perdite in conto capitale e a scadenza si compra il sottostante sul mercato ad un prezzo inferiore).


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