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Sotto la Lente

La Crisi del '29 - Parte Prima

23 Mag 2008 - 16:03

Colpì l’economia mondiale riducendo su scala globale produzione, occupazione, redditi, salari, consumi e risparmi



Parte Prima - Parte Seconda

Con i termini “Grande depressione”, “Crisi del ’29” o “Crollo di Wall Street” ci si riferisce alla crisi economica che alla fine degli anni Venti colpì l’economia mondiale riducendo su scala globale produzione, occupazione, redditi, salari, consumi e risparmi. L’inizio della grande depressione coincide con il pesante crollo che si abbatté sulla Borsa di Wall Street, da molti individuato più come un segnale che come una causa della depressione, il 24 ottobre del 1929 (il cosiddetto giovedì nero). Il 29 ottobre successivo, ricordato come il martedì nero, l’America assistette inerme al crollo del New York Stock Exchange. La mancata crescita del potere d’acquisto nonostante l’incremento di produttività e investimenti, la politica monetaria della Fed e la continua espansione del credito attraverso tassi artificialmente bassi e l’eccesso di prestiti a carattere speculativo vengono considerate tra le principali cause della crisi culminata nel crollo di Wall Street il 29 ottobre 1929.Crisi del 29

Negli anni successivi alla Grande guerra infatti gli Stati Uniti conobbero un vero e proprio boom grazie alla fiorente industria automobilistica e all’alta produttività, dovuta anche alla razionalizzazione dei processi produttivi attraverso l’adozione di un’organizzazione del lavoro scientifica  (il cosiddetto Taylorismo), che permetteva di mantenere inalterati prezzi e salari favorendo investimenti e quindi di conseguenza produttività. L’esistenza di risparmi cumulati e l’assenza di limiti alle attività speculative crearono le condizioni per un ampio ricorso al credito da parte degli investitori e spinsero questi ultimi, insieme alle banche, alla speculazione in Borsa. Dal 1920 al 1929 gli investimenti azionari triplicarono il loro volume e gli indici di borsa salirono, dal 1926 al 1929, da 100 a 216. All’aumento del valore delle azioni industriali tuttavia non corrispondeva un effettivo aumento della produzione e della vendita dei beni. La speculazione non fu l’unica causa del grande crollo. Parte della crisi viene infatti addossata alla caduta dei prezzi dei prodotti agricoli avvenuta in conseguenza dell’enorme accumulazione delle scorte rimaste invendute a seguito del miglioramento della produzione agricola dei paesi europei; per cui si videro tonnellate di grano e di caffè rovesciate in mare o date alle fiamme nel tentativo di far risalire i prezzi. L’accumulo delle scorte che impedì agli agricoltori, fortemente indebitati, di corrispondere alle banche gli interessi per le somme avute in prestito e la speculazione furono le cause che portarono allo scoppio della crisi.

Crisi scheda

L’uscita dal mercato attraverso la vendita di massa di titoli, soprattutto da parte della borghesia che nei primi anni venti aveva stimolato con i propri acquisti la produzione ed il consumo di beni durevoli, provocò il crollo di Wall Street. A subirne le conseguenze furono proprio le industrie di beni di consumo durevoli come quelle dell’auto che dovettero tagliare le loro commesse verso aziende appartenenti alla stessa filiera, abbassare i salari (con grave pregiudizio dei consumi) e ridurre il personale. La contrazione dei consumi provocata dal taglio dei salari provocò l’espandersi della crisi dal settore industriale a quello agricolo arrecando danni ad un settore primario già fortemente indebolito. Poiché il settore industriale era poi legato al settore bancario che manteneva bassi i tassi per favorire gli investimenti sul mercato azionario, quando, al momento del crollo di Wall Street, i piccoli risparmiatori si precipitarono negli istituti di credito per ritirare il loro denaro, il mercato andò incontro ad una crisi di liquidità contribuendo al fallimento di molte banche e, a catena, delle industrie in cui esse avevano investito. La produzione industriale scese del 50% e i fallimenti ed i licenziamenti portarono alla crisi dei consumi contribuendo ad alimentare un circolo vizioso che condusse l’economia statunitense in una fase di arresto. Le soluzioni alla grande crisi si limitarono inizialmente a stimolare la spesa in opere pubbliche e alle manovre di pressione nei confronti degli industriali per non ridurre i salari con la creazione di corporazioni con lo scopo di sostenere e stabilizzare i prezzi in forte caduta opponendosi all’inizio a misure di tipo deflazionistico. Negli Usa una delle misure prese fu la contrazione del commercio internazionale e l’adozione di dazi verso i prodotti provenienti dall’estero. Il presidente Herbert Hoover allora in carica non adottò un programma di assistenza affidando tutto ai governi federali e all’assistenza privata.

La ripresa avvenne nel 1933 con l’elezione il 4 marzo 1933 di Franklin D. Roosevelt. Roosvelt il quale adottò un programma di riforme economiche e sociali fra il 1933 e il 1937, conosciuto con il nome di New Deal (nuovo metodo) consistente nei seguenti punti:

  1. l’abbandono della parità aurea e svalutazione del dollaro nella misura del 40% per ridurre i debiti e facilitare le esportazioni;
  2. un vasto piano di lavori pubblici per riassorbire la disoccupazione;
  3. un completo sistema di assicurazioni sociali a vantaggio delle classi lavoratrici e una maggiore tassazione dei ceti abbienti;
  4. un aumento dei salari;
  5. la riduzione delle ore lavorative nelle fabbriche;
  6. l’obbligo agli imprenditori di riconoscere i sindacati operai e di trattare con essi;
  7. il controllo del sistema bancario, della Borsa e del mercato azionario.

La svalutazione del dollaro autorizzata dal Congresso stimolò la spesa pubblica e il programma di riforme economiche e sociali attuato fra il 1933 e il 1937, e conosciuto con il nome di New Deal, contribui a far uscire gli Stati Uniti da uno dei periodi più bui della storia. Stimolando la spesa pubblica attraverso un vasto programma di interventi Roosvelt riuscì a occupare forza lavoro disoccupata. In conseguenza aumentò la domanda di beni di consumo e si ravviò il processo produttivo. Roosvelt inoltre sostenne gli agricoltori attraverso il controllo della produzione riducendo il terreno coltivato e concedendo sussidi. La Tennessee Valley Authority e il NIRA (National Industrial Recovery Act) promossero la creazione di grandi opere pubbliche, linfa per il settore privato e per la forza lavoro mentre l'Agricultural Adjustement Act, la Civil Work Administration, nonché il Wagner Act (importante riconoscimento dei sindacati) furono alcune delle misure stabilite per tamponare la crisie restituire vitalità ad un settore vessato dalla stagnazione.