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Sotto la Lente

Tier 1


Lo strumento fondamentale per conoscere il capitale di ogni banca e capirne il sistema globale di capitalizzazione


21 Ott 2011 - 10:24

Il concetto di Tier 1 o patrimonio di base è fondamentale per comprendere il sistema globale di capitalizzazione delle banche e, nel contesto dell’attuale crisi finanziaria internazionale, fornisce un potente strumento per la comprensione dell’affidabilità degli istituti di credito, un perno indispensabile tra le decisioni della politica e le aree dell’economia più vicine al cittadino.

Il Tier 1 capital è chiamato patrimonio di base o di qualità primaria perché costituisce il nocciolo duro del capitale di ogni banca del mondo.
Al Tier 1 Tiercapital concorrono:

  • il capitale versato;
  • le riserve (compreso il sovrapprezzo azioni);
  • gli utili non distribuiti

Sono esclusi dal Tier 1 capital: le azioni proprie, l’avviamento, le immobilizzazioni immateriali e le perdite dei vari esercizi (compreso quello in corso).
Dal Tier 1 capital rimangono escluse anche le rettifiche di valore operate sul trading book (portafoglio di negoziazione).

Nel conteggio del Tier 1 capital rientrano, in una percentuale sempre più ridotta nel tempo, anche alcuni strumenti innovativi di capitale che, in caso di necessità, interrompono la distribuzione delle cedole per andare a rimpinguare il capitale primario della banca.
Questi strumenti “ibridi” appartengono alla categoria in evoluzione dei titoli “quasi-equity”, ossia dei titoli posti nella zona di confine tra il patrimonio e i debiti. La loro esistenza spiega anche la decisione di separarli dal capitale primario creando il Tier 2 e il Tier 3 capital. I cosiddetti ibridi sono, infatti, una parte fondamentale del cosiddetto Tier 2 capital (o patrimonio supplementare), composto da riserve di valutazioni e da un’ampia schiera di strumenti innovativi di capitale ed ibridi.
Va anche ricordata l’esistenza di un Tier 3 capital (prestiti subordinati di terzo livello) che accoglie vari strumenti di capitale che non sono riconducibili alle prime due categorie. A questo punto è fondamentale introdurre il concetto di core tier 1 ratio diverso a sua volta dal tier 1 capital e fondamentale per comprendere vecchi e nuovi limiti alla patrimonializzazione delle banche imposta da Basilea 3.

Se si calcola il rapporto tra il patrimonio di base di una banca (Tier 1) e gli impieghi ponderati per il rischio, si ottiene un indicatore fedele degli ordini di grandezza coinvolti nel necessario bilanciamento tra mezzi propri di qualità primaria (tier 1 capital appunto) e impieghi (attività della banca come i prestiti alle famiglie per i mutui) ponderati per il rischio (ossia “pesati” sul rischio implicito dei singoli impieghi calcolato dalla stessa banca). In altri termini il core tier 1 ratio (ratio in inglese significa proprio rapporto) ci spiega con quali risorse “primarie” la banca può garantire i prestiti che effettua alla clientela e i rischi che possono derivare da sofferenze, incagli e altri crediti deteriorati.

Non a caso secondo diversi osservatori uno dei più stabili contributi al rafforzamento internazionale del sistema bancario nel corso di quest’ultima crisi è stato l’incremento delle soglie di core tier 1 ratio imposte con i nuovi standard di Basilea 3. In base ai nuovi paletti posti da un Comitato allargato dal nucleo originale delle prime 10 economie alle più importanti economie emergenti (a partire dalla Cina per arrivare all’India e alla Russia): le banche devono ora raggiungere entro il 2013 un tier 1 ratio del 7%.

L’indicatore patrimoniale sarà costituito al 4,5% dal core tier 1 sopra definito e per un altro 2,5% da un ulteriore cuscino di capitale in funzione anti-crisi. Un ulteriore cuscinetto variabile dallo 0 al 2,5% è stato previsto in chiave anti-ciclica. La difficoltà di molti istituti a seguire queste indicazioni (specialmente di quelli tedeschi) ha suggerito la concessione di un lungo periodo di implementazione delle norme compreso tra il 2016 e il 2019. Basilea 3, secondo diversi analisti internazionali, dovrebbe pesare alla fine per 20 miliardi di euro sul sistema italiano, per 50 miliardi sul sistema tedesco e per oltre 100 miliardi di euro su Francia e Regno Unito. Nonostante al 2019 manchino ancora diversi anni, già diverse banche hanno completato aumenti di capitale e interventi di patrimonializzazione per trovarsi già in regola con i nuovi requisiti e posizionarsi in maniera competitiva sui mercati globali.

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