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Sotto la Lente

Sharing Economy

21 Nov 2016 - 10:54

La crisi economica degli ultimi anni ha messo in discussione la validità di alcuni modelli di business tradizionali e ha favorito lo sviluppo di strutture economiche fondate sulla condivisione. L’impasse dei modelli economici tradizionali e la crisi occupazionale hanno creato condizioni ancora più favorevoli per la diffusione di questo nuovo modello di consumo, che apre nuove opportunità di crescita, occupazione e imprenditorialità fondate su uno sviluppo sostenibile economicamente, socialmente e sotto l’aspetto ambientale e che ha in sé un approccio volto alla partecipazione attiva dei cittadini e alla costruzione di comunità resilienti, ovvero in grado di sviluppare azioni intenzionali volte a rafforzare la capacità personale e collettiva dei propri membri e delle proprie istituzioni per influenzare il corso di un cambiamento sociale ed economico.

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L’economia collaborativa, cosiddetta sharing economy, si propone come un nuovo modello economico e culturale, capace di promuovere forme di consumo consapevole che prediligono la razionalizzazione delle risorse basandosi sull’utilizzo e sullo scambio di beni e servizi piuttosto che sul loro acquisto, dunque sull’accesso piuttosto che sul possesso.

Quello della sharing economy è un modello economico che si basa su un insieme di pratiche di scambio e condivisione di beni e/o servizi. Gli ambiti in cui trova applicazione sono:

  1. Sistemi prodotti-servizi

  2. Mercati di redistribuzione

  3. Stile di vita collaborative

Esempi possono essere il car sharing, il bike sharing, il car pooling o formule di ospitalità come "couchsurfing", oppure la condivisione di spazi di lavoro (coworking) o altre forme di baratto di beni e/o servizi. Nelle forme in cui è previsto un "utente operatore" (ad esempio blablacar) la condivisione del bene o servizio non genera tecnicamente un utile ma un vantaggio in termini di risparmio e/o di opportunità.

Il termine ha origine nel 1978 e fu coniato da Marcus Felson e Joe. L. Spaeth nel loro articolo "Community Structure and Collaborative Consumption: A routine activity approach" pubblicato nel American Behavioral Scientist.

Da un punto di vista sociale l’aspetto innovativo della sharing economy risiede nel fatto che permette di svincolare la valorizzazione del lavoro individuale dai concetti tradizionali di margine del profitto e di utile. In tal modo non è più l’impresa il centro di produzione, ma è l’uomo che valorizza il proprio tempo al di là di schemi fissi e prestabiliti di lavoro. Chi opta per questo sistema economico considera la collaborazione una dimensione naturale.

In Italia secondo uno studio di Collaboriamo.org e dell’università Cattolica le piattaforme collaborative nel 2015 sono 186 (+34,7 per cento rispetto al 2014). Il giro d’affari nel Belpaese va dallo 0,25 all’1% del Pil. Una cifra forse bassa, in rapporto al clamore che questo tema riesce a scatenare.

Di seguito un elenco di sharing economy per settore:

Trasporti: il costo sempre più elevato dei carburanti ha spinto molti consumatori a condividere i mezzi di trasporto. Sono nate nuove formule per ovviare a questo problema come il car sharing, il car pooling e il bike sharing.

Viaggi: si sono sviluppate formule di ospitalità come quelle offerte dalle piattaforme di CouchSurfing o BeWelcome che permettono gratuitamente di accedere alla casa di uno degli utenti e soggiornare per un periodo di tempo limitato. Esistono poi servizi online che permettono ai viaggiatori di trovare un "local friend", un amico locale, che condivide le proprie conoscenze del posto e i propri stili di vita, trasformando la vacanza in un vero e proprio "viaggio esperienziale".

Beni e servizi: il baratto è la formula più antica di scambio, la ridistribuzione di beni posseduti e non più necessari o voluti viene messa a disposizione della comunità in cambio di altri oggetti. Attraverso i progetti di coworking è possibile condividere anche spazi come un ambiente di lavoro riducendo così le spese dell'affitto, di un collaboratore o di un computer.

Conoscenze: attraverso la banca del tempo è possibile far incontrare le persone che vogliono mettere a disposizione della comunità le proprie conoscenze ottenendone in cambio altre. L'unità di misura è appunto il tempo, e il tempo di ciascuno, qualsiasi cosa offra, è uguale al tempo di tutti gli altri.

Resta tuttavia aperto il problema della regolamentazione di questa nuova economia. Assai complessa la definizione dello status giuridico e di forme di tutela del lavoratore che opera attraverso le piattaforme di sharing economy, che oggi difficilmente è riconducibile ai modelli esistenti, pensati per un contesto e un mercato del lavoro che è in continua trasformazione.

Il principale compito che il legislatore dovrà assolvere è di garantire equità e trasparenza, soprattutto in termini di regole e di fiscalità, tra chi opera nell’ambito della sharing economy e gli operatori economici tradizionali e di tutelare i consumatori, in particolare per quanto riguarda gli aspetti legati alla sicurezza, alla salute, alla privacy e alla trasparenza sulle condizioni che stanno alla base del servizio o del bene utilizzato.

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