Su questo sito utilizziamo cookie tecnici e, previo tuo consenso, cookie di profilazione di terze parti per proporti pubblicità e servizi in linea con le tue preferenze. Per maggiori informazioni, ti invitiamo a consultare la nostra cookie policy. Cliccando su “Continua” o proseguendo nella navigazione acconsenti all’utilizzo di tali cookie.

Sotto la Lente

P2P Lending

11 Set 2015 - 09:16

L’avvento di Internet ha rivoluzionato le attività finanziarie tradizionalmente riservate ai soli istituti bancari modificando le relazioni interne alla banca (back-to-front) e permettendo ai clienti di entrare direttamente a far parte dell’attività aziendale fino ad arrivare a modelli di business sempre più indipendenti dai canali tradizionali di finanziamento.
Le dinamiche relazionali sono alla base di questo fenomeno che permette ad utenti privati e aziende di sostituirsi alle banche.
L’idea di “disintermediare” i prestiti personali è stata sviluppata per la prima volta in Inghilterra dal sito web Zopa, che dal 2005 ad oggi ha erogato 800 milioni di dollari in prestiti senza ricorrere al credito delle banche.

Il P2P lending è un prestito tra privati, un prestito personale erogato da privati ad altri privati attraverso siti di imprese od enti di social lending, senza passare attraverso i canali tradizionali rappresentati dagli intermediari finanziari autorizzati ai sensi dell’art. 106 del Testo Unico Bancario, il Decreto Legislativo n° 385 del 1993 (banche, società finanziarie, ecc.).

La disciplina giuridica del social lending

Nell’ordinamento giuridico italiano non c’è una disciplina specifica del social lending. Il fondamento legale di questa attività è rinvenibile nel contratto di mutuo definito dall’art. 1813 del Codice Civile come “il contratto nel quale una parte consegna all’altra una quantità determinata di denaro o di altre cose fungibili e l’altra si obbliga a restituire altrettante cose della stessa specie o qualità” con l’aggiunta, ai sensi dell’art. 1815 c.c., degli interessi, se espressamente previsti dal contratto.
Il prestito di denaro tra privati non si configura come esercizio professionale dell’attività creditizia (che può essere esercitata solo dagli intermediari finanziari autorizzati dalla Banca d’Italia ed iscritti nell’Albo da essa tenuto ai sensi degli artt. 106 e seguenti del Testo Unico Bancario), bensì a prestiti personali non finalizzati.
Resta comunque possibile creare una linea di prestiti P2P finalizzati, per esempio, all’avvio di attività di impresa o all’acquisto di impianti e macchinari.

Vantaggi e limiti del prestito peer-to-peer

Il tasso di interesse che percepisce chi presta denaro è mediamente più favorevole rispetto a quello proposto dagli intermediari finanziari tradizionali; contestualmente chi ricorre al P2P lending per ottenere un prestito paga un tasso di interesse leggermente più alto rispetto ai finanziamenti a medio termine per l’acquisto di macchinari, impianti, ecc., ma notevolmente più basso rispetto ai tassi del normale credito al consumo: questo è possibile grazie alla riduzione ai minimi termini dei costi di intermediazione, in quanto il prestatore e il richiedente (il contraente il prestito, cioè il debitore) vengono messi in relazione diretta e le imprese o gli enti intermediari, operando sul web con servizi altamente automatizzati, hanno costi operativi molto bassi.
Questo tipo di prestito non prevede tuttavia garanzie a protezione del prestatore contro il rischio di fallimento del debitore.

P2PLending1

Le modalità operative

Le richieste di prestiti P2P possono essere fatte previa iscrizione al sito web di una società o ente social lending.
Ad ogni richiedente viene assegnato un rating, cioè un giudizio sul suo livello di affidabilità, interrogando le centrali rischi private (CRIF, ecc.), in modo del tutto analogo a quanto fanno le banche e le società finanziarie, cercando in tal modo di supplire al rapporto di fiducia esistente in un rapporto basato sulle relazioni personali.
Più il livello di questo rating è basso e più i tassi di interesse per i prestatori sono alti per compensare il rischio.
Al termine di un’analisi di tutta la documentazione fornita dal richiedente a controprova di quanto dichiarato on line, il prestito viene erogato e i prestatori partecipano al prestito mettendo in offerta il denaro, in una delle due modalità tipicamente proposte dalla società o dall’ente di social lending: l’asta al ribasso in cui i prestatori competono tra loro per partecipare al prestito o il tasso fisso stabilito dall’ente.

In caso di morosità di uno o più richiedenti, la società o l’ente di social lending attiva dei programmi di recupero crediti a nome e nell’interesse di tutti i prestatori coinvolti.
Per mitigare il rischio il prestatore può diversificare l’investimento: la somma offerta non viene erogata ad un singolo richiedente ma viene suddivisa su una pluralità (di solito decine ma si può arrivare anche a centinaia) di richiedenti diversi.
In alcuni casi le piattaforme web di social lending offrono la possibilità ai prestatori di cedere i propri crediti ad altri prestatori, in una sorta di mercato secondario, per rientrare rapidamente dall’investimento in caso di necessità.

P2PLending2