Su questo sito utilizziamo cookie tecnici e, previo tuo consenso, cookie di profilazione di terze parti per proporti pubblicità e servizi in linea con le tue preferenze. Per maggiori informazioni, ti invitiamo a consultare la nostra cookie policy. Cliccando su “Continua” o proseguendo nella navigazione acconsenti all’utilizzo di tali cookie.

Sotto la Lente

Politica Monetaria

03 Ott 2008 - 15:00

L'Immissione di Liquidità per arginare la crisi dei mercati



Attualità

I mercati finanziari mondiali sono bloccati ormai da mesi da una crisi del credito senza precedenti. Le banche non si fidano più le une delle altre ed il risultato sono i tassi interbancari che schizzano alle stelle. L'Euribor, il tasso interbancario di riferimento, a tre mesi ha raggiunto, quota 5,29%, livelli che non si vedevano dal 1994, l'Euribor a sei mesi ha addirittura toccato in questi giorni livelli record mai raggiunti prima. Le Banche Centrali, per evitare che il crollo della fiducia reciproca tra istituti paralizzi il mercato del credito, sono intervenute con decisione aumentando la quantità di liquidità immessa sul mercato, tramite il taglio dei tassi d'interesse. Al punto che gli istituti di credito fanno sempre più conto sulle Banche Centrali per soddisfare i propri requisiti di liquidità che sui prestiti interbancari. Queste operazioni avvengono spesso di concerto tra i diversi istituti di emissione che partecipano al TAF (Term Auction Facility), ovvero la Bce, la Boe, la Banca del Giappone, la Banca Nazionale Svizzera, la Banca del Canada, oltre alle banche centrali di Norvegia, Svezia, Danimarca e Australia. Crisi dei mercati

Soltanto nel periodo fra il 26 e il 30 settembre 2008, sull’onda di un eventuale allargamento della crisi finanziaria statunitense all’Europa e dei timori per la mancata e rapida approvazione di un piano del Governo Bush per l’uscita dalla crisi, si possono contare un intervento della Banca centrale del Giappone da 19,5 miliardi di dollari, uno della Bce da 30 miliardi di dollari, un ulteriore intervento da 120 miliardi di euro (datato 30 settembre) con un’asta speciale a 38 giorni un’operazione speciale di incremento degli scambi con gli Stati Uniti per favorire l’immissione di dollari nel mercato europeo, un intervento della Banca centrale svizzera pari a circa 30 miliardi di dollari. Tutte operazioni che sono state coordinate dalla stessa Federal Reserve che ha varato il 26 settembre un piano generale di immissione di liquidità da 290 miliardi di dollari sul mercato.

Di fronte a fenomeni come il recente fallimento di banche d’affari storiche quali Bear Stearns e Lehman Brothers le banche centrali mondiali hanno reagito con il metodo usualmente applicato nel contrastare crisi del sistema creditizio e produttivo, ovvero tramite il taglio dei tassi d'interesse. La rapidità della crisi ha infatti suggerito alla Banca centrale americana (la Federal Reserve) un altrettanto rapida riduzione del costo del denaro. Il fenomeno dei mutui subprime e la diffusione su tutti i mercati dei connessi prodotti di finanza strutturata ha però portato ad una perdita di fiducia che ha avuto come prima conseguenza una crisi di liquidità che si è poi aggravata anche con il calo delle borse e la fuga degli investitori dai mercati azionari. Il risultato è stato un ulteriore peggioramento della situazione patrimoniale delle banche globali già colpite dalle pesanti svalutazioni degli asset legati ai mutui subprime. Ne è derivata l’esigenza di rapide e consistenti immissioni di forti quantità di denaro a basso costo da parte delle banche centrali di tutto il mondo che negli ultimi mesi, con interventi sia autonomi che coordinati, hanno immesso diverse centinaia di miliardi di euro nel sistema finanziario globale.

Tutti questi interventi rischiano tuttavia di risultare vani se il Congresso americano non approverà quanto prima il piano di salvataggio delle banche da 700 miliardi di dollari proposto dalla Casa Bianca. Ma quali sono gli effetti di una carenza di liquidità per il sistema bancario e per le singole banche?

Crisi Mercati

Le conseguenze della sfiducia

Con l’espressione “carenza di liquidità” in riferimento al sistema bancario si intende in genere la “carenza di denaro” e di strumenti assimilabili al denaro nel sistema degli scambi fra banche. Bisogna infatti sapere che le banche usano il denaro come materia prima e lo scambiano di continuo tra loro e con le diverse banche centrali. Il denaro preso in prestito dalla banca centrale o dalle altre banche viene poi riutilizzato dalla banca per garantire le proprie attività correnti che comportano per loro natura un continuo scambio di denaro con altri soggetti siano banche, aziende e clienti singoli. Lo stock di liquidità deve infatti necessariamente mantenersi al di sopra di un certo livello e impone alle banche di mantenere sempre una certa riserva liquidità. Proprio nella differenza fra i vari tassi d’interesse che la banca paga o riceve dalla banca centrale, dalle altre banche, dai clienti sta infatti uno dei parametri principali che ogni banca deve monitorare per garantire i propri profitti e la propria redditività. Si tratta di un meccanismo delicato e continuo anche perché le banche si prestano vicendevolmente il denaro ininterrottamente. Si tratta però anche di un meccanismo che si può inceppare.

Una crisi di fiducia come quella attuale, grandi fallimenti bancari o situazioni di grande tensione sul mercato possono generare, infatti, una “diffidenza” reciproca fra gli operatori bancari. In questi casi le banche tendono a ridurre i prestiti concessi alle altre banche per il timore che in seguito il denaro che potrebbero prestare gli possa servire. La presenza di diversi prodotti strutturati legati ai mutui ad alto rischio che spesso non hanno una chiara natura e un chiaro valore ha indotto poi molte banche a diffidare dei prodotti delle loro colleghe e ad accantonare denaro liquido per far fronte a eventuali svalutazioni di prodotti già finiti nel loro portafoglio.

Si tratta dunque di una crisi di fiducia che fa circolare meno denaro nei prestiti che le banche si concedono a vicenda. Da questa minore circolazione del denaro deriva il fatto che questo stesso denaro che le banche si prestano acquista valore perché è più raro. In altre parole i tassi d’interesse che le banche chiedono quando prestano denaro alle altre colleghe crescono. Essendo il denaro la materia prima del sistema bancario si può immaginare che un suo rincaro sia un po’ come un rincaro dei prezzi dell’acciaio per un costruttore di automobili.

Ora la media del tasso d’interesse dei prestiti fra istituti di credito prende il nome di tasso d’interesse interbancario e in questi giorni questo indice è molto cresciuto in diverse occasioni in tutto il mondo. Il tasso d’interesse interbancario europeo è l’Euribor ha da poco toccato i nuovi record già citati: dei record che significano un “caro-denaro” per le banche che non si vedeva da anni.

Di fronte a un incremento del costo del denaro di questo tipo, ossia a una crisi di liquidità, la banca centrale (in Europa la Bce) decide spesso di “immettere liquidità nel sistema” ossia di prestare grandi quantità di denaro alle banche con bassi tassi d’interesse. In questo modo, la media del costo del denaro e quindi dei tassi d’interesse che le banche si scambiano tra loro si riduce rapidamente e le banche riescono in media a scambiare denaro a costi più bassi.