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Sotto la Lente

Gli ETF Smart Beta

21 Apr 2016 - 13:55

L’evoluzione del mercato degli ETF, gli Exchange Trade Fund nati ormai diversi anni fa per replicare passivamente indici e sottostanti di varia natura, ha portato alla creazione dei sempre più diffusi ETF Smart Beta che applicano una gestione sempre più attiva alla gestione dei sottostanti e alla creazione degli indici ai quali sono ancorati.

Il concetto di Beta indica in finanza un coefficiente che misura il comportamento di un titolo rispetto al mercato di riferimento. Matematicamente viene espresso come β=σi* ρim/ σm dove σi è lo scarto quadratico medio dei rendimenti dell’asset i-esimo, ρim è il coefficiente di correlazione tra i rendimenti dell’asset i-esimo e quelli del mercato e σm lo scarto quadratico medio dei rendimenti del portafoglio di mercato. In generale se il beta è compreso tra 0 e 1 un titolo è detto difensivo rispetto al mercato perché "smorza" le oscillazioni del mercato, se invece il beta supera l’unità il titolo è considerato "aggressivo" in quanto amplifica i movimenti del mercato.

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Lo smart beta rappresenterebbe un coefficiente intelligente che in pratica inserisce altri fattori nel rapporto tra l’ETF e il suo indice di riferimento (benchmark), in pratica un sistema per far variare l’ETF in ragione di alcune predeterminate variabili capaci di articolare il rapporto tra l’ETF e il sottostante. Le variabili da tenere in considerazione variano da prodotto a prodotto. Ci sono ETF Smart Beta che per esempio puntano su una strategia "Equal Weight" ossia cercano di ribilanciare i pesi dei titoli in un indice favorendo le small cap rispetto alle società a capitalizzazione maggiore (gli indici sono in genere costruiti dando un peso maggiore ai titoli che capitalizzano di più).
Ci sono poi ETF che puntano a ridurre il profilo di rischio prediligendo i titoli a volatilità minore e altri ETF che invece mettono in evidenzia nella costruzione del proprio benchmark le società con fondamentali più solidi (per esempio con un basso rapporto prezzo/utili o con buoni multipli su vendite, indicatori di redditività o flussi di cassa).
Altri ETF privilegiano le aziende che distribuiscono in proporzione dividendi più ricchi (strategie Dividend Weighted), altri ancora la tendenza alla crescita o gli investimenti in private equity o asset di altra natura.
Altri ETF ancora possono puntare su obbligazioni sovrane in base al rating del Paese emittente oppure al contrario puntare sul premio al rischio (quindi i cds-credit default swap più elevati).

La gamma delle opzioni e dei fattori è dunque molto elevata e sul mercato ci sono prodotti che combino queste strategie selezionando i titoli del benchmark in base a più parametri contemporaneamente (per esempio diversi indicatori fondamentali, la solidità del rating e le prospettive di crescita).

Ovviamente ogni strategia implica dei rischi, quindi una gestione dinamica rispetto al mercato sottostante può portare a un guadagno maggiore o anche a una perdita maggiore, per cui i rischi che l’investitore assume saranno sempre da soppesare con cura. Oltretutto, essendo prodotti indubbiamente più complessi degli ETF tradizionali, gli smart beta richiedono delle analisi più accurate.

Lo ha messo in evidenza lo scorso 23 settembre 2015 anche la FINRA, l’Autorità indipendente di regolazione dell’industria finanziaria statunitense che fa capo alla Sec (la Consob USA). Se infatti indici noti al mercato come l’S&P 500 o il Nasdaq (qui in Europa citeremmo il FTSE Mib e il Dax) sono ben noti e hanno una ponderazione interna dei titoli basata essenzialmente sulle capitalizzazioni, per i benchmark degli ETF Smart il discorso si può fare assai più complesso. Per questo motivo diventano fondamentali alcune domande da porsi nella valutazione di questi prodotti.

La prima riguarda la strategia del prodotto: dev’essere chiaro su cosa punta (dividendi, fondamentali o altro per esempio), come seleziona i titoli e quali obiettivi si pone per l’investimento. Gli ETF Smart Beta tendono a essere meno cari dei fondi a gestione attiva, ma più cari degli ETF tradizionali e quindi i costi andranno soppesati. Sarà inoltre necessario valutare la coerenza delle strategie dell’ETF Smart Beta con quelle dell’intero portafoglio finanziario, calibrando rischi e opportunità assunte. Il prospetto dovrebbe fornire gran parte di queste informazioni. Sicuramente sarà comunque da valutare la liquidità dell’ETF in questione, perché molti di questi prodotti sono nuovi e quindi possono presentare scarsa diffusione sul mercato e mostrare degli spread denaro/lettera ampi capaci di incrementare costo e rischio dell’investimento.
Bisognerà infine ricordare che buoni successi ottenuti nel passato non sono sempre garanzia di successo in futuro: è infatti possibile che i fattori che hanno incoraggiato le performance trascorse non siano più attivi e bisognerà dunque individuarli e collocarli nella propria prospettiva di investimento.

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