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Sotto la Lente

Accordo sul Clima di Parigi

22 Mar 2016 - 10:39

le tecnologie che potrebbero cambiare il mondo



Il patto firmato a Parigi lo scorso 12 dicembre promette di cambiare il destino del mondo. A quasi venti anni dalla nascita del "Protocollo di Kyoto", il primo accordo internazionale salva-clima siglato da 35 paesi industrializzati, si è giunti a una nuova intesa per convertire in senso verde le economie globali. L’accordo di Parigi (Cop 21) è stato sottoscritto dai rappresentanti di 195 nazioni che hanno finalmente concordato i termini per ridurre le emissioni di gas serra e il ricorso ai combustibili fossili.

La Cop è l’organismo di governo della Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici, ovvero lo strumento attraverso la quale i paesi prendono decisioni e impegni. Quella di Parigi è la 21a Conferenza delle Parti dopo la prima di Berlino del 1995, presieduta da Angela Merkel, allora ministro tedesco per l’ambiente.

Le 31 pagine dell’accordo impegnano le nazioni più evolute a versare miliardi di dollari a quelle più povere affinché possano avere gli strumenti per combattere l'innalzamento del livello del mare e il clima estremo, e richiamano tutti i paesi a iniziare rapidamente il passaggio verso l'utilizzo di energie pulite. È stato addirittura stabilito l’obiettivo di limitare l’aumento della temperatura a 1,5 gradi centigradi, invece dei due gradi fissati come traguardo all’apertura della conferenza.

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Nei prossimi anni si dovrà stabilire quanto diligentemente i vari paesi terranno fede agli impegni presi e con quanta decisione gli obiettivi verranno perseguiti. La maggior parte dei negoziatori sa che i tagli che oggi sono politicamente impossibili potrebbero diventare possibili tra cinque o dieci anni, se il costo delle energie rinnovabili continuerà a calare, se le tecniche come la cattura e sequestro del carbonio (ccs) diventeranno economicamente sostenibili, e se aumenterà la sensibilità al clima della gente comune.

Per questo all’interno del trattato è stato incluso un processo di revisione. Ogni cinque anni, a partire dal 2018, sarà compilato un "inventario" per esaminare i progressi effettuati nella riduzione delle emissioni da parte di tutti i paesi, che saranno incoraggiati ad aumentare il proprio impegno e ad accelerare i tagli.

Nel frattempo la ricerca tecnologia progredisce e diventano sempre più numerosi i progetti "green", nati col desiderio di salvare il mondo. Di seguito vediamo cinque progetti che potrebbero presto essere realizzati:

1. il progetto "The Ocean Cleanup", una macchina "gigante" in grado di raccogliere la plastica dagli oceani. Dopo tre anni di studi, e 2 milioni di dollari raccolti grazie al crowdfunding, a partire dal 2016 questa struttura galleggiante inizierà a ripulire i mari di tutto il mondo. Attualmente si stima che ci siano oltre 5,25 trilioni di pezzi di plastica nelle acque di tutto il pianta, un terzo dei quali è concentrato in quella che viene chiamata "grande chiazza di immondizia del Pacifico" (Great Pacific Garbage Patch). La tecnologia di questo progetto è costituita da un sistema di barriere galleggianti ancorate ai fondali. Sfruttando le correnti marine, queste strutture sono in grado di filtrare i rifiuti per poi raccoglierli in una piattaforma che sarà poi in grado di stivare una quantità di plastica mai catturata prima.

2. il progetto "Rainforest Connection", che ha l’obiettivo di salvare milioni di alberi dalla deforestazione in tutto il mondo, grazie a vecchi cellulari in disuso connessi tra loro in "rete". E’ stato stimato che il disboscamento della foresta pluviale rappresenti il secondo principale fattore del cambiamento climatico. Questo progetto aiuta le persone del luogo ad applicare le leggi vigenti sul disboscamento illegale in modo semplice ed economico.

3. il progetto "Afforestt", un sistema innovativo e open source per far nascere foreste in soli tre anni e ottenere una foresta matura in soli dieci anni, accelerando di dieci volte processi biologici e tempi naturali, al costo di uno smartphone. La formula è di un ex ingegnere Toyota, Shubhendu Sharma, che nel 2011 ha deciso di abbandonare la progettazione di automobili per cimentarsi nella riforestazione, mettendo le proprie competenze al servizio dell’ambiente.

4. il pannello fotovoltaico "innovativo", ideato da Energyka, piccola azienda del trevigiano che, in joint venture con la Hulket di Taiwan, ha realizzato un pannello fotovoltaico innovativo CIGS – acronimo inglese che sta per Copper Indium Gallium (di) Selenide. Il pannello "Prometea" rispetta pienamente la direttiva RoHS, la normativa dell’Unione Europea che impone restrizioni sull’uso di sostanze pericolose, poiché privo di metalli pesanti, come piombo e cadmio, ed è talmente leggero e flessibile da adattarsi a qualsiasi struttura architettonica.

5. i mattoni di vetro fotovoltaici "SbSkin", creati dall'azienda italiana Smart Building Skin, spinoff dell’Università di Palermo, permettono di generare energia e di abbassare, al contempo, i consumi e le emissioni dell’edificio. Questi mattoni sono costituiti da celle solari di terza generazione "DSC", detti anche pannelli "dye-sensitized", che risultano efficienti in tutte le condizioni di irraggiamento del modulo, indipendentemente dall’angolo di installazione. Rappresentano dunque un prodotto hi-tech perfettamente integrabile nelle case di nuova costruzione, con risultati innovativi e promettenti nel mondo del greenbuilding.

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