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Europa & SRI: l’High-Level Group pubblica il Final Report

Forum per la Finanza Sostenibile  20 Feb 2018 - 17:00

Revisione della non-financial disclosure e sostenibilità nei Board tra le otto raccomandazioni rivolte alla Commissione.



Il 31 gennaio è stato pubblicato il Final Report dell’High-Level Expert Group (HLEG) on Sustainable Finance, il gruppo di esperti incaricato dalla Commissione Europea di proporre delle linee guida per lo sviluppo di una strategia comune sulla finanza sostenibile. Sulla base del Report la Commissione pubblicherà un Action Plan, atteso per il prossimo 22 marzo.

Tra le raccomandazioni chiave dell’HLEG, due risultano di particolare interesse per il settore corporate:
1) la revisione delle regole attualmente previste sulla rendicontazione delle informazioni non finanziarie;
2) l’integrazione dei temi di sostenibilità nella definizione delle politiche aziendali da parte dei Board delle società finanziarie.

Per quanto riguarda il primo punto, l’HLEG ha rilevato che le informazioni attualmente prodotte sono spesso qualitative – piuttosto che quantitative – e focalizzate su orizzonti temporali troppo brevi (da uno a tre anni). Di conseguenza, risultano poco utili agli investitori che integrano gli aspetti sociali, ambientali e di governance nell’analisi delle performance aziendali, anche in un’ottica di comparazione tra società.

Il miglioramento dei requisiti e dei modelli di rendicontazione dovrà riguardare, innanzitutto, il tema del cambiamento climatico. A questo proposito, l’HLEG sottolinea l’importanza di due iniziative:
- le raccomandazioni della Task Force on Climate-related Financial Disclosures (TCFD) del Financial Stability Board, attualmente riconosciute a livello globale da 230 società con una capitalizzazione di mercato complessiva di oltre €5.000 miliardi;
- l’articolo 173 della Loi de la Transition Enérgétique pour la Croissance Verte, introdotta in Francia nel 2015, che richiede alle principali società (che siano quotate, banche e investitori istituzionali) di valutare e dichiarare la propria esposizione ai rischi connessi al cambiamento climatico, nonché di dimostrare di aver preso delle contromisure adeguate, secondo l’approccio del comply or explain: le società che non si attengono a quanto prescritto sono tenute a spiegarne le motivazioni.

Sulla base di queste osservazioni, l’HLEG propone quindi una revisione della direttiva europea sulla non-financial disclosure basata su:
- una chiara distinzione tra società finanziarie e non finanziarie (perché motivazioni e implicazioni della rendicontazione sui temi di sostenibilità sono diverse);
- le raccomandazioni della TCFD;
- le best practice sviluppate nell’ambito dell’esperienza normativa francese.

Quanto ai Board, l’HLEG propone di includere un esplicito riferimento alla sostenibilità nei compiti dei Consigli di Amministrazione e nelle regole di governance delle società finanziarie.
Le linee guida sulla Corporate Governance dell’OCSE – ricorda il Report – prevedono che i CdA agiscano nell’interesse della propria società e degli azionisti, ma anche che garantiscano il mantenimento di determinati standard ambientali e sociali. È dunque essenziale che i dirigenti siano in grado di cogliere rischi e opportunità di lungo-periodo (inclusi quelli di sostenibilità) e di integrarli nella definizione dei modelli di business. A questo scopo, le autorità di vigilanza sono chiamate a verificare che i Board dispongano di competenze adeguate in materia di sostenibilità, che siano in grado di comprendere il contesto in cui operano i vari stakeholder e di rispettare le preferenze ESG dei clienti.

Inoltre, le società finanziarie devono agire da investitori responsabili dotandosi di codici di stewardship che prevedano l’integrazione dei criteri ESG nella definizione di politiche e processi di investimento e nella relazione con le imprese investite, in linea con le disposizioni nazionali e con l’ICGN Global Stewardship Principles. L’HLEG raccomanda di integrare questi principi nella direttiva europea sull’esercizio dei diritti degli azionisti delle società quotate (Direttiva n. 36 del 2007). Alla norma nel 2017 sono già stati introdotti alcuni emendamenti che implicano un maggiore impegno degli investitori istituzionali in termini di trasparenza e coinvolgimento verso i propri sottoscrittori o beneficiari.

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