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2003

 

030210_convegno


"La quotazione in borsa oggi:

il punto di vista delle imprese italiane"

Un'analisi di Borsa Italiana

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Lo studio di Borsa Italiana analizza la propensione al mercato azionario delle imprese italiane idonee alla quotazione tenuto conto delle loro caratteristiche economiche, dei progetti strategici, dei piani di investimento, della struttura proprietaria e delle attitudini di imprenditori e manager.

L'analisi è stata condotta attraverso un'indagine effettuata presso un campione rappresentativo di 1.200 imprese quotabili individuate attraverso criteri dimensionali, reddituali e di struttura proprietaria.

250 società hanno concretamente introdotto la quotazione tra le loro opzioni strategiche.

Il 57,8% delle 1.200 imprese quotabili ha già effettuato una riflessione circa la quotazione, giungendo a diverse conclusioni: 250 società, pari al 21,6%, hanno già esplicitato la quotazione tra gli obiettivi strategici mentre il 26,1% non esclude la quotazione pur non avendo incluso questo obiettivo tra quelli di breve termine. Il 10,1% ha invece concluso negativamente la sua riflessione.

Il rimanente 42,2% del totale non ha ancora riflettuto sulla possibilità di quotarsi.

Nel corso degli ultimi cinque anni ha avuto luogo un mutamento positivo nell'attitudine delle imprese verso il mercato azionario.

Il confronto con un'analoga indagine effettuata nel 1997 mostra un deciso aumento non solo di coloro che hanno già preso in considerazione la possibilità di quotazione dell'azienda (dal 46,0% al 57,8%), ma soprattutto di coloro che hanno esplicitato questa possibilità tra i piani strategici di medio periodo (dal 4,1% al 21,6%).

Le imprese riconoscono in modo crescente i vantaggi offerti dall'accesso al mercato azionario.

Il 76,3% degli intervistati si dichiara d'accordo sul fatto che la quotazione può essere un momento per raccogliere nuovo capitale, il 50,5% con la possibilità di migliorare i rapporti con il sistema bancario, il 41,1% con il ritorno di immagine generato dall'entrata in Borsa.

Il gruppo di imprese più vicino alla quotazione le attribuisce però un maggior valore in termini di capacità di migliorare i rapporti con il sistema bancario e di riduzione del costo del debito: essa appare dunque come una scelta alternativa ad altre fonti di finanziamento, capace di apportare benefici finanziari più che industriali e strategici, quali lo stimolo all'introduzione di sistemi organizzativi più avanzati o la ristrutturazione della proprietà.

La quotazione è una scelta che si accompagna all'effettiva volontà, da parte degli imprenditori, di avviare progetti di crescita a medio e lungo termine e di introdurre criteri manageriali dinamici.

Dal punto di vista dei piani strategici e degli assetti proprietari, le società quotabili riflettono alcune caratteristiche del tessuto imprenditoriale del Paese: si tratta di imprese dalla compagine proprietaria molto concentrata (nel 70% dei casi il numero di soci è inferiore a sei) con un forte ruolo della famiglia di riferimento (nel 43,1% dei casi la famiglia possiede l'intera proprietà e nell'84,4% dei casi la proprietà include almeno un socio familiare).

Il forte legame personale tra i proprietari si rileva anche nelle modalità di gestione e nella limitata disponibilità all'allargamento della proprietà: solo il 43,0% degli intervistati sarebbe disposto a rinunciare a una quota della proprietà per sfruttare le opportunità di crescita e solo il 39,5% dichiara la disponibilità della proprietà a modificare il proprio ruolo in azienda.

Queste imprese mostrano una tendenza alla "monodirezionalità" delle strategie: le caratteristiche e la gamma di prodotti e servizi sono ritenute costituire la principale area di forza nei confronti della concorrenza; per quasi i due terzi delle imprese le principali sfide strategiche del settore di appartenenza si concentrano nella crescente competizione sui prodotti esistenti. Ne conseguono progetti prioritari di sviluppo che, per il 71,0% delle imprese, si sostanziano nell'incremento della quota di mercato del business attuale. La diversificazione dell'attività attraverso l'ingresso in nuove aree o in nuovi mercati geografici è menzionata rispettivamente dal 41,5% e dal 51,0% degli intervistati e solo il 34,0% intende porre in essere processi di crescita esterna attraverso operazioni di fusione o acquisizione.

In un contesto poco incline ad affiancare al core business politiche strategiche innovative basate sul reperimento di risorse esterne, le esigenze di strumenti finanziari più complessi nascono con maggior fatica. Per i costi a essa connessi e per l'impatto capillare che ha sulle modalità di gestione dell'impresa, la quotazione è attuabile in modo economicamente conveniente solo a fronte di piani di investimento dal medio orizzonte temporale e con un elevato contenuto di novità.

La riflessione sulla quotazione è più frequente nelle imprese che hanno già avviato, all'interno di un progetto imprenditoriale ben definito, la costituzione di un'organizzazione gestionale più avanzata ed efficiente, che risulta anche più vicina alle esigenze degli investitori. Da queste imprese la quotazione viene sentita come meno complessa, avendo già superato il primo "gradino", spesso di natura psicologica, verso il mercato. In secondo luogo, l'interesse per il mercato è più frequente nelle imprese con strategie di crescita più aggressive, a testimonianza del fatto che la quotazione può sostenere progetti imprenditoriali di medio periodo.

L'effettiva scelta di quotarsi è invece positivamente influenzata dalla presenza, nell'azionariato, di soci finanziari che contribuiscono a facilitare la fase transitoria spesso sentita come complessa e impegnativa.

Esistono ampi spazi di crescita per il business delle investment banks domestiche, che hanno occasione di dialogare con un gruppo di imprese oggi ancora poco valorizzato e meno facilmente raggiungibile dai maggiori players internazionali.

Le imprese quotabili mostrano scarsa diversificazione nella tipologia di interlocutori esterni cui ricorrono per le decisioni di finanza d'impresa, spesso prese in completa autonomia (40,0% dei casi).

Non si è ancora sviluppato il ruolo delle banche d'investimento nella pianificazione e strutturazione di tali operazioni, visto che gli interlocutori privilegiati delle imprese continuano a essere quelli che le affiancano nella gestione ordinaria: banche commerciali (38,5% di imprese) e studi di commercialisti (26,0%). Nel complesso il livello di servizio non è percepito come soddisfacente e questo giudizio appare generalizzato rispetto ai diversi interlocutori.

L'attività delle merchant banks non sembra avere fino a oggi raggiunto l'intero bacino di clienti potenziali: tra le imprese che non hanno ancora riflettuto sulla possibilità di quotarsi (42,2% del totale) solo una su quattro è stata contattata negli ultimi due anni con una proposta di quotazione in Borsa.

Esistono spazi per Borsa Italiana per studiare forme alternative e più segmentate di offerta di quotazione.

La maggiore difficoltà che le imprese attribuiscono al processo di quotazione è la gestione della fase riorganizzativa. Ciò apre a Borsa Italiana la possibilità di proporre alle imprese un'offerta di quotazione strutturata in modo da rispondere alle diverse categorie di emittenti e agli intermediari quella di offrire un servizio più articolato, anche sotto il profilo della consulenza e del supporto organizzativo.

I fattori legati all'onerosità dei costi di quotazione sono rilevanti ma rivestono un peso inferiore; sono considerati poco rilevanti i problemi legati ai tempi del processo di quotazione.

Sembra invece ormai svanito il timore di perdere, attraverso la quotazione, il controllo della propria impresa, mentre viene ancora percepita come problematica la trasparenza richiesta dal mercato.

Milano, 10 febbraio 2003


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