Età pensionabile e Quota 100: a che età si va in pensione?

A che età si va in pensione? Scopri gli interventi riguardo l’età pensionabile in Italia post legge Fornero: Pensione di vecchiaia, Quota 100, APE, Ape sociale, RITA e Opzione donna.



FTA Online News, 13 Dic 2019 - 16:58

Pensione di vecchiaia

L’introduzione della Legge Fornero (articolo 24 del D.L. 201/2011) ha dato l’avvio ad una revisione complessiva del sistema pensionistico italiano, ridefinendo i requisiti anagrafici per il pensionamento di vecchiaia che, a decorrere dal 1° gennaio 2018, sono stati portati a 66 anni e 7 mesi.
A partire dal 2019 (per effetto dell’adeguamento alla speranza di vita) l’età minima per accedere alla pensione è salita a 67 anni.
Sono stati ridefiniti, inoltre, i parametri di eccesso in base all’anzianità contributiva innalzando il precedente requisito di 40 anni che, a partire dal 1° gennaio 2016, è stato portato a 42 anni e 10 mesi per gli uomini e a 41 anni e 10 mesi per le donne. Di fatto è stata quindi abolita la possibilità di accedere al pensionamento anticipato con una anzianità minima compresa tra 35 e 36 anni di contributi (L. 247/2007).
Diversi provvedimenti successivi hanno però ampliato le possibilità di pensionamento anticipato in presenza di requisiti ben precisi. Vediamo allora quali sono.

 

Pensione Quota 100: cos’è e come funziona

L’articolo 14 del D.L. 4/2019 (conosciuta come “Quota 100” )stabilisce, in via sperimentale, per il triennio 2019-2021 la possibilità di conseguire la pensione se si ha un’età pari a 62 anni e se si sono versati 38 di contributi.
Per quanto riguarda la decorrenza dell’emolumento, questa è fissata:

  • al 1° aprile 2019, se lavoratori privati, e al 1° agosto 2019, se dipendenti pubblici, per coloro che maturano i requisiti entro il 31 dicembre 2018;
  • trascorsi tre mesi dalla data di maturazione dei requisiti se lavoratori privati, sei mesi se dipendenti.

 

Pensioni per lavoratori precoci

A decorrere dal 1° maggio 2017, successivamente a quanto previsto dalla Legge232/2016 si prevede una riduzione a 41 anni del requisito di anzianità contributiva per l’accesso alla pensione per coloro i quali abbiano almeno 12 mesi di contribuzione per periodi di lavoro effettivi precedenti al compimento dei 19 anni di età, che siano iscritti a una forma di previdenza obbligatoria di base da prima del 1° gennaio 1996 e che si trovino nelle seguenti condizioni:

  • stato di disoccupazione, a seguito di cessazione del rapporto di lavoro per licenziamento, anche collettivo, dimissioni per giusta causa;
  • svolgimento di assistenza, al momento della richiesta e da almeno sei mesi, in favore del coniuge o di un parente di primo grado convivente, con handicap in situazione di gravità;
  • riduzione della capacità lavorativa, accertata dalle competenti commissioni per il riconoscimento dell'invalidità civile, pari o superiore al 74 per cento
  • svolgimento da almeno sei anni di lavoro dipendente di professioni particolarmente difficoltose e rischiose;
  • rientro nelle nozioni di lavorazioni particolarmente faticose e pesanti secondo quanto disposto dall’ art. 1 commi da 1 a 3 del D.Lgs. 21 aprile 2011, n. 67.


Il requisito ridotto a 41 anni è soggetto ad adeguamento periodico agli incrementi della speranza di vita anche se tale adeguamento è escluso fino al 31 dicembre 2026 per effetto del D.L. 4/2019.


 

APE, APE sociale e RITA


Anticipo a garanzia pensionistica (APE): cosa sono e requisiti

Il D.L. 232/2016 ha introdotto, in via sperimentale dal 1° maggio 2017 al 31 dicembre 2019, l’istituto dell’anticipo finanziario a garanzia pensionistica, in breve denominato APE, che consiste in un prestito concesso da un soggetto finanziatore (coperto da polizza assicurativa obbligatoria per il rischio premorienza) da restituire a partire dalla maturazione del diritto alla pensione di vecchiaia della durata di 20 anni.
Possono aderire all’APE i soggetti:

  • iscritti all'Assicurazione generale obbligatoria (AGO), alle forme sostitutive ed esclusive della medesima e alla gestione separata (di cui all'articolo 2, comma 26, della legge n.335/1995);
  • di età anagrafica minima di 63 anni;
  • che abbiano maturato il diritto alla pensione di vecchiaia entro 3 anni e 7 mesi;
  • che abbiano una anzianità contributiva di 20 anni;
  • che abbiano una pensione pari almeno a 1,4 volte il trattamento minimo (al netto della rata di ammortamento dell'APE);
  • che non siano titolari di un trattamento pensionistico diretto.

Il Decreto stabilisce che la durata minima del prestito debba essere di sei mesi e che le somme erogate dall’INPS non concorrano a formare reddito soggetto ai fini dell’imposta sul reddito delle persone fisiche.


Pensioni APE Sociale: cosa sono e i requisiti

Il medesimo periodo sperimentale è stato previsto per l’APE sociale (termine poi prorogato dal DL 4/2019) consistente in una indennità corrisposta fino al conseguimento dei requisiti pensionistici a coloro i quali si trovino in particolari condizioni.
Possono beneficiare dell’emolumento le persone con un’età anagrafica minima di 63 anni che siano in possesso di almeno uno dei seguenti requisiti:

  • stato di disoccupazione a seguito di cessazione del rapporto di lavoro per licenziamento (anche collettivo) dimissioni per giusta causa o risoluzione consensuale;
  • soggetti che assistono da almeno sei mesi il coniuge o un parente di primo grado convivente con handicap grave (ai sensi dell'articolo 3, c. 3, della L. 104/1992),
  • soggetti che hanno una riduzione della capacità lavorativa uguale o superiore al 74% (accertata dalle competenti commissioni per il riconoscimento dell'invalidità civile) e sono in possesso di un'anzianità contributiva di almeno 30 anni;
  • lavoratori dipendenti al momento della decorrenza dell'APE sociale, che svolgono specifiche attività lavorative "gravose"1 da almeno sette anni negli ultimi dieci, ovvero almeno sei anni negli ultimi sette, e sono in possesso di un'anzianità contributiva di almeno 36 anni.


L’indennità è compatibile con la percezione di redditi da lavoro dipendente parasubordinato entro 8.000 euro annui e con la percezione di redditi da lavoro autonomo entro 4.800 annui e non può essere superiore 1.500 euro mensili.


RITA: Rendita integrativa temporanea anticipata

Per quanto riguarda la Rendita integrativa temporanea anticipata (RITA) il periodo di sperimentazione è stato trasformato in misura strutturale.
L’ erogazione anticipata delle prestazioni di previdenza complementare può essere richiesta fino a 10 anni prima della decorrenza della pensione di vecchiaia ed è riservata ai soggetti cessati dal lavoro e in possesso dei requisiti per l’accesso all’APE certificati dall’INPS.

La parte imponibile della rendita, determinata secondo le disposizioni vigenti nei periodi di maturazione della prestazione pensionistica complementare, è assoggettata alla ritenuta a titolo d'imposta con l'aliquota del 15 per cento.

 

Opzione donna, rivalutazione e pensione di garanzia

 

I provvedimenti di proroga riguardano anche l’opzione donna che consente di andare in pensione in anticipo alle donne che hanno 58 anni (se dipendenti) e 59 anni (se autonome) che abbiano maturato 35 anni di contributi.
Potranno accedere all’Opzione:

  • le lavoratrici dipendenti nate anche nel 1961 con 35 anni di contributi entro il 31 dicembre 2019;
  • le lavoratrici autonome nate anche nel 1960 con 35 anni di contributi entro il 31 dicembre 2019.

 

L’anno prossimo (2020) arriverà anche una piccola rivalutazione degli assegni pensionistici.
L’aumento sarà erogato a partire dal 1° gennaio 2020 e vale solo per la pensione calcolata con il metodo contributivo.

Un nodo da sciogliere riguarda le nuove generazioni che si vedranno calcolare la pensione in base al sistema contributivo puro.
È allo studio l’istituzione di una pensione di garanzia tramite l’ampliamento del fondo integrativo previdenziale pubblico.
Il provvedimento prevederebbe l’eliminazione del vincolo oggi esistente di 1,5 volte il minimo per la maturazione dell’assegno, così da non dover attendere i 70 anni per ottenere l’accesso all’INPS.

A che età si va in pensione?

 

Note

(1)

Attività lavorative gravose:

·         operai dell’industria estrattiva, dell’edilizia e della manutenzione degli edifici;

·         conduttori di gru o di macchinari mobili per la perforazione nelle costruzioni;

·         conciatori di pelli e di pellicce;

·         conduttori di convogli ferroviari e personale viaggiante;

·         conduttori di mezzi pesanti e camion;

·         personale delle professioni sanitarie infermieristiche e ostetriche ospedaliere con lavoro organizzato in turni;

·         addetti all’assistenza di persone in condizioni di non autosufficienza;

·         insegnanti della scuola dell’infanzia ed educatori degli asili nido;

·         facchini, addetti allo spostamento merci e assimilati;

·         personale non qualificato addetto ai servizi di pulizia;

·         operatori ecologici e altri raccoglitori e separatori di rifiuti.

·         siderurgici di prima e seconda fusione e lavoratori del vetro addetti a lavori ad alte temperature non già ricompresi nel perimetro dei lavori usuranti;

·         Operai dell'agricoltura, della zootecnia e pesca;

·         Pescatori della pesca costiera, in acque interne, in alto mare dipendenti o soci di cooperative;

·         Marittimi imbarcati a bordo

 


Borsa Italiana non ha responsabilità per il contenuto del sito a cui sta per accedere e non ha responsabilità per le informazioni contenute.

Accedendo a questo link, Borsa Italiana non intende sollecitare acquisti o offerte in alcun paese da parte di nessuno.


Sarai automaticamente diretto al link in cinque secondi.