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Per i mercati lo scenario è ancora confuso


Il 9 novembre è una giornata da dimenticare per  l’azionario e l’obbligazionario italiano. L’annuncio delle dimissioni del premier Silvio Berlusconi, ma solo dopo l’approvazione del maxi-emendamento alla legge di stabilità e senza uno scenario chiaro per il “dopo-Cavaliere” (governo tecnico o ritorno alle urne?) pone infatti i mercati di fronte a un’incertezza insostenibile che disorienta gli investitori nazionali e internazionali favorendo un’ulteriore fuga di  capitali dalle nostre attività.

A complicare le cose contribuisce la decisione, in parte prevedibile, del Clearnet (la più grande “camera di compensazione” del mondo) di aumentare i margini richiesti sui bond italiani ponendoli nel caso del BTP tra i 7 e i 10 anni all’11,65%. Significa in pratica che chi vuole usare titoli italiani come collaterale deve fornire garanzie maggiori e questo si trasforma in un costo aggiuntivo che suggerisce a molti investitori di disfarsi del debito italico.

In pratica sui mercati si registra un’ondata di panico con gli indici azionari che perdono il 3,78  per cento (dopo perdite ancora più consistenti nell'intraday)e lo spread BTP-Bund che aggiorna ogni record al 5,75 per cento. I rendimenti del BTP a 10 anni salgono al 7,45 per cento e i CDS toccano un altro record a 575 punti base prima di avviare un ritracciamento.

I massicci acquisti di titoli da parte della BCE sembra che abbiano frenato ulteriori ribassi, ma molte delle vendite registrate sul mercato sono state attribuite da alcuni osservatori a un panic selling di investitori retail. E’ chiaro che i tassi di rifinanziamento del debito pubblico italiano sono assolutamente insostenibili su questi livelli e che solo un allentamento delle tensioni potrà scongiurare nel breve nuovi interventi straordinari in sede nazionale o internazionale.

Con le sue prime dichiarazioni da governatore della Banca centrale europea Mario Draghi ha però confermato l’intenzione di utilizzare il Securities Market Program (SMP) solo nella sua funzione propria di strumento di efficientamento dei mercati. L’SMP è il programma straordinario con la quale la Bce ha cominciato ad acquistare titoli dell’Europa periferica per ridare liquidità a questi mercati ufficialmente e per evitare il fallimento dell’euro in attesa di nuovi provvedimenti di Bruxelles ufficiosamente. In esso la Bce ha investito 183 miliardi di euro di cui 9,52 soltanto nella settimana terminata lo scorso 4 novembre 2011. Secondo diversi osservatori (i dati Bce non sono ufficialmente deconsolidati) gran parte degli investimenti sarebbe stata diretta proprio verso i BTP italiani.

Comunque sia il percorso da seguire per Roma rimane incerto. L’introduzione della leva per il fondo Salva-Stati Efsf porta a 1000 miliardi di euro circa la dotazione del paracadute europeo: una protezione che potrebbe riparare l’Italia per diversi anni. Nel 2012 al Bel Paese serviranno almeno 220 miliardi di euro di titoli del debito pubblico fra BTP e CTZ e altri titoli di media e lunga scadenza più altri 20-25 miliardi di euro di deficit da ripagare. A questa cifra qualcuno aggiunge i 140 miliardi di euro circa di BOT in scadenza, ma non tutti gli analisti prevedono una crisi di liquidità anche per questi strumenti. Per l’anno prossimo insomma potrebbero servire 240 miliardi circa di nuove risorse (380 se si considerano i BOT) quindi una cifra che il nuovo fondo Efsf potrebbe assolutamente coprire. La volontà di farlo è un’altra cosa, anche perché i “collaterali politici” di un simile massiccio intervento europeo sono più incerti che mai. Non si sa, infatti, a chi dovrebbe rivolgersi Bruxelles per negoziare eventuali interventi ulteriori a sostegno dell’Italia.

La lettera della Bce del 5 agosto è quasi un programma di governo al quale Roma ha risposto con generiche dichiarazioni di intenti e un maxi-emendamento ancora in attesa di approvazione. Va ricordato però che anche le precedenti manovre del governo erano state approvate dall’Unione europea e che dunque si naviga in assenza di punti precisi di riferimento. Visto che l’alleggerimento delle esposizioni in titoli dell’Eurozona periferica è diventato lo strumento più suggerito per affrontare la crisi dell’Europa probabilmente a questo punto non resterà che confidare in una fiducia “esterna” che per il momento sembra ancora lontana. Forse un nuovo esecutivo saprà fornire quelle risposte per il momento ancora il mercato cerca. Senza trovarle.

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Ultimo aggiornamento:  20 Settembre 2012 - 14:31


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