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Il G20 ci mette sotto osservazione: è l’unico risultato


Italia sorvegliata speciale del Fondo Monetario Internazionale.
Nel comunicato finale del G20 di Cannes le grandi economie del mondo appoggiano le misure annunciate dal governo al summit europeo, ma anche la decisione del Bel Paese di invitare il Fondo Monetario Internazionale a condurre una verifica pubblica della implementazione dei provvedimenti su base trimestrale.

Come a dire: “Ci piace quello che dite, ma vogliamo controllare (periodicamente) che lo facciate”. Anche di fronte all’evidenza di una sfiducia internazionale nell’Italia il premier Silvio Berlusconi minimizza: “I consumi non sono diminuiti, i ristoranti sono pieni, per gli aerei si riesce a fatica a prenotare un posto”.

In fondo gli attacchi sui mercati ai titoli del debito italiano e ai suoi listini azionari sono “una moda passeggera”, la maggioranza di governo è solida (nonostante le defezioni in Parlamento del giorno prima) e la causa dell’impoverimento delle famiglie italiane risale al cambio “lira-euro” (quindi è colpa di Prodi Ndr.).

In pratica però la maxi-riunione delle prime venti economie del mondo approda a ben poco. Sul potenziamento delle risorse del Fondo Monetario Internazionale che già nel 2009 aveva incrementato la propria dotazione a mille miliardi di dollari non si raggiunge nessun un accordo preciso e si rinvia in pratica ad accordi bilaterali ed esclusivamente volontari un eventuale finanziamento aggiuntivo dell’Imf. La questione non è secondaria perché la Cina ha l’intenzione di accrescere ancora le proprie quote e gli Stati Uniti vorrebbero mantenere il proprio potere di veto senza mettere mano al portafoglio in un momento in cui gli elettori non sono propensi vedere le risorse degli States ancora investite all’estero.

Molte delle norme per una regolamentazione più ferrea ed efficace rimangono compresse in uno stato embrionale che mortifica a mere intenzioni degli interventi attesi ormai da un triennio di crisi storica. La condanna ribadita di una svalutazione competitiva della propria moneta e della necessità di una riduzione delle bilance commerciali dal surplus più evidente è rivolta in maniera per niente implicita alla Cina accusata da tempo di tenere artificiosamente basso il valore del Renmimbi, tuttavia questo intento “coordinato” e spiacevole per Pechino (sebbene ricorrente) viene in qualche maniera alleggerito da un’apertura ancora cauta a un ingresso della valuta della Repubblica Popolare nel paniere delle valute selezionate per i diritti speciali di prelievo.

Ma è il clima sui mercati, tra gli investitori, che tiene banco. La seduta del 4 novembre (l’ultima dell’ottava di Borsa) si chiude con un ribasso del Ftse Mib – il principale indice azionario italiano - del 2,36%. Nel fine settimana si alternano segnali di cedimento dentro la maggioranza sempre più decisi: la sera del 6 novembre il ministro dell’Interno leghista Roberto Maroni dichiara in prima serata in una trasmissione della Rai (Ma che tempo che fa): “Viste le ultime notizie mi sembra che la maggioranza non ci sia più: è inutile accanirsi” e propone un rapido cambiamento della legge elettorale prima del ritorno alle urne.

Lunedì 7 novembre i mercati aprono la seduta in rosso, ma le indiscrezioni sempre più insistenti su imminenti dimissioni del premier fanno cambiare segno ai listini che si portano in rapido vantaggio sul riferimento. È un breve ritorno dagli inferi di un spread BTP-Bund decennale ai record storici di 491 punti con il rendimento dei titoli di Stato che arriva a toccare il 6,66% oltre la soglia del 6,5% che secondo alcuni osservatori è l’ultima boa prima della deriva. La smentita secca del premier Silvio Berlusconi che nega ogni intenzione di abbandonare il campo e anzi propone un voto di fiducia sul voto alla Camera per il Rendiconto dello Stato (voto previsto per l’8 novembre). Riporta il nervosismo sui mercati. Gli indici limano i guadagni della seduta e rendimenti e spread dei titoli del debito italiano riprendono quota, anche se la Banca centrale europea è tornata a intervenire sul mercato secondario dei bond comprando i nostri BTP.

In Grecia l’opposizione di Antonis Samaras ha ottenuto le dimissioni del premier George Papandreou in cambio del proprio sostegno a un governo di transizione che potrebbe essere guidato dall’ex vice della Bce Lucas Papademos. Una soluzione forzata che evita la proposta di referendum sul quale si è spezzato il governo di Papandreou. Ad Atene sembra che si sia guadagnato un po’ di tempo.

A Roma, invece, tutti sembrano ancora in attesa.

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Ultimo aggiornamento:  20 Settembre 2012 - 14:31


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