Su questo sito utilizziamo cookie tecnici e, previo tuo consenso, cookie di profilazione di terze parti per proporti pubblicità e servizi in linea con le tue preferenze. Per maggiori informazioni, ti invitiamo a consultare la nostra cookie policy. Cliccando su “Continua” o proseguendo nella navigazione acconsenti all’utilizzo di tali cookie.

Giganti del web? La loro forza è l’elasticità

Intervista al coordinatore del Centro di Ricerca sui Sistemi Informativi della LUISS Guido Carli

La prima società dell’indice americano S&P 500 è ormai Google con circa 290 miliardi di dollari di capitalizzazione. Viene persino prima della compagnia petrolifera Exxon Mobil. Insieme a giganti come Apple o Facebook ormai domina il web e Wall Street. Ma qual è il segreto di questi business? L’e-commerce? La pubblicità online? Lo chiediamo a Paolo Spagnoletti, coordinatore dal 2011 del Centro di Ricerca sui Sistemi Informativi (CeRSI) della LUISS Guido Carli di Roma e docente di Organizzazione dei Sistemi Informativi Aziendali e di Informatica.

"Il segreto di questi nuovi colossi è l’elasticità. Sono capaci di sfruttare a pieno le potenzialità delle nuove tecnologie digitali che sono modulari e a strati. Sono capaci, in altri termini, di combinarsi in gerarchie complesse, di generare piattaforme integrabili evolvendosi in maniera spesso imprevedibile per adattarsi continuamente alle necessità dell’ambiente e degli utenti".

Qual è esattamente la differenza con il passato o con le altre forme di business?

"Le attività tradizionali avevano una forma, una sorta di destinazione, fin dall’inizio, dalla loro creazione. Queste nuove forme di business possono invece ricombinarsi in modalità sempre nuove e creare scenari inattesi e imprevedibili. Il grande potere dei giganti come Google o Facebook risiede nell’aver favorito lo sviluppo di vere e proprie infrastrutture dell’informazione sulle quali, in seconda battuta, si inseriscono e si organizzano i vari business. Google è un po’ la cinghia di trasmissione, il ponte, tra tutte le pagine web del mondo, per cui chiunque voglia operare sul web quasi sempre passa da lì. Facebook ha creato una rete parallela che unisce non le pagine, ma le persone fisiche, con il loro profilo e i loro interessi. In questo insieme si potrebbero inserire Apple per i dispositivi mobili, Microsoft per i sistemi operativi o piattaforme per l’e-commerce come Amazon, eBay o Alibaba".

Proprio in questi giorni si parla di Alibaba, il gigante dell’e-commerce cinese e mondiale, dovrebbe quotarsi a Hong Kong tra la fine di quest’anno e l’inizio dell’anno prossimo. Potrebbe essere la più grande Ipo della storia, già oggi vende quanto eBay e Amazon messi assieme. Questo vuol dire che anche nel web tutto si sposta verso la Cina? Si possono intravedere delle direzioni?

"In realtà il caso di Alibaba, che nasce per connettere i produttori, deriva dal fatto che la produzione si è da tempo spostata proprio in Cina, ne è una naturale conseguenza. Tracciare uno scenario o una direzione rimane, però, assai difficile, perché proprio l’elasticità delle nuove tecnologie digitali e la loro capacità di ‘spacchettarsi’ e ricombinarsi in forme sempre nuove, rende difficile individuare una forma dei processi in corso. Sarebbe semplice dire che tutto va verso la televisione sul pc o viceversa, però l’esempio dei Google Glass, che dovrebbero essere lanciati nel prossimo futuro, dimostra la fragilità delle previsioni. Si tratta di un prodotto che nasce da tecnologie sperimentate come la webcam o il proiettore, però in pratica potrebbe cambiare tutto".

Alla fine sembra che tutto converga: la televisione verso il pc, il telefonino verso internet, l’e-commerce verso il social network...

"E’ soprattutto la ricombinabilità di queste tecnologie che fa la differenza, crea la possibilità di incastrare pezzi di vecchi prodotti in nuove forme, generando possibilità inattese".

In questo scenario c’è spazio per le realtà italiane?

"Ci sono grandi potenzialità nelle piattaforme open source, ossia e in quei sistemi aperti nei quali tutti possono mettere le mani per creare delle novità, magari rimanendo nel proprio territorio. Le nuove piattaforme digitali incoraggiano queste opportunità, basti pensare agli iPhone o ai telefonini con sistema operativo Android per i quali tutti possono mettere a punto delle nuove applicazioni che potrebbero raggiungere un successo globale. Paradossalmente un domani si potrebbe persino avere un IT a chilometro zero - come successo in altri mercati – ossia dei prodotti di information technology nati nel territorio per il territorio. Ovviamente servirebbe una gestione attiva del territorio e delle infrastrutture IT locali, la lungimiranza di investire nelle piattaforme comuni".

Per le piccole e medie imprese italiane questo scenario è l’irrompere della concorrenza globale nel cortile di casa o un’opportunità di accesso ai mercati globali?

"Può essere entrambe le cose. I vecchi modelli di business in molti casi potrebbero risultare compromessi. Per questo occorre sviluppare competenze e investire in esse. Dal web viene anche l’opportunità di allargare in maniera incredibile il proprio raggio di azione, con questo scenario bisogna dunque in qualche maniera confrontarsi. L’imprenditore di oggi deve studiarlo, deve individuare le piattaforme più adatte al proprio business, deve apprendere i modi più adatti per sopravvivere nell’ecosistema del web. In questo senso un’azione di affiancamento da parte di esperti potrebbe rivelarsi indispensabile. Potrebbe essere promossa dalle associazioni di categoria, dalle pubbliche amministrazioni o da società private. L’importante è capire il valore della posta in gioco".

message


Borsa Italiana non ha responsabilità per il contenuto del sito a cui sta per accedere e non ha responsabilità per le informazioni contenute.

Accedendo a questo link, Borsa Italiana non intende sollecitare acquisti o offerte in alcun paese da parte di nessuno.


Sarai automaticamente diretto al link in cinque secondi.