L’Europa supera lo stress test

Ma molti dubbi rimangono



FTA Online News, 13 Mag 2010 - 15:41

La sera del 23 luglio gli attesi risultati degli stress test sulle maggiori banche europee rivelano che, in particolari condizioni, 7 banche potrebbero avere bisogno di nuovi capitali fino a 3,5 miliardi di euro. Cinque banche spagnole, una tedesca e una greca in uno scenario avverso potrebbero ridurre il proprio tier 1 ratio sotto la soglia critica del 6 per cento.

L’esame condotto dal Cebs (Committee of European Banking Supervisors) prevede, però, un crollo del Pil europeo del 3% sulle stime attuali, uno scenario da recessione a W con uno shock sui mercati del debito sovrano. Su 91 banche esaminate solo 7 non riescono a mantenere adeguati criteri di capitalizzazione: per molti i risultati dello stress test europeo sono dunque un successo, anche perché la condizione del tier 1 ratio al 6% è più elevata della soglia minima regolamentare di oggi (posta a 4 punti percentuali). Le criticità delle cinque banche spagnole (Diada, Espiga, Banca Civica, Unnim e Cajasur) confermano la debolezza del sistema finanziario iberico: i grandi colossi bancari come il Santander e il Bbva passano però – e a pieni voti - il test.

Il complesso sistema delle casse spagnole, già da tempo è all’attenzione dei mercati e il Governo e la Banca centrale di Madrid hanno promosso un processo di consolidamento che dovrebbe eliminare queste criticità. Sorprende poco anche la “bocciatura” della tedesca Hypo Real Estate che in passato era stata salvata da un intervento pubblico da oltre 100 miliardi di euro, ma che si era già rivelata ancora troppo fragile. La mancanza di bocciature tra alcune Landensbank tedesche incoraggia inoltre gli analisti a rivalutare la solidità del sistema finanziario teutonico. Per, quel che riguarda la greca ATEBank, lo stesso governo di Atene afferma che la bocciatura di una banca greca soltanto su sei è un buon risultato che rafforza la fiducia negli istituti ellenici. E l’Italia?

Tutte le cinque banche testate - UniCredit, Intesa Sanpaolo, Monte dei Paschi di Siena, Banco Popolare e UBI Banca - passano l’esame a pieni voti. Il neo-presidente dell’Abi Giuseppe Mussari parla di “un modello di fare banca che non ha da imparare da nessuno”. La stessa Banca d’Italia si congratula con gli istituti e aggiunge: “Nel confronto con le altre banche europee i coefficienti patrimoniali di partenza delle grandi banche italiane, pur ampiamente superiori ai minimi regolamentari, sono mediamente più bassi. Sul divario influiscono sia una regolamentazione prudenziale nazionale che pone limiti più stringenti al computo di taluni strumenti negli aggregati patrimoniali che stanno al numeratore dei coefficienti, sia consistenti operazioni di ricapitalizzazione pubblica di cui hanno beneficiato alcune grandi banche europee. Nel confronto internazionale i gruppi italiani si distinguono per un basso grado di leva finanziaria, per effetto di una operatività basata prevalentemente sull’attività di intermediazione tradizionale”. Insomma la tradizione bancaria italiana è solida, ma potrebbe essere penalizzata da un contesto normativo europeo avverso in futuro.

Fra le ipotesi previste dagli stress test europei manca, però, quella del default di un paese membro dell’Unione e, dopo la crisi greca e le speculazioni sul debito sovrano dei paesi dell’Europa periferica, diversi osservatori ritengono che si tratti di una mancanza grave. I test prevedono “soltanto” una forte tempesta sui mercati del debito pubblico europeo con la svalutazione dei titoli di stato più fragili (il cosiddetto “haircut”): in pratica l’ipotesi che un membro dell’Unione europea possa andare in default non viene presa in considerazione. Alcuni analisti sottolineano però anche che l’Europa ha accantonato ben 750 miliardi di euro (in parte provenienti dal Fondo monetario internazionale) contro una simile eventualità e che, per questo, sarebbe contraddittorio creare scenari di senso opposto. L’ultima settimana di luglio comunque viene caratterizzata da un forte recupero dei titoli bancari che sembra confermare un clima di rinnovata fiducia. Un evento molto importante accompagna questa ripresa dei corsi. Nonostante il successo degli stress test, la Commissione di Basilea, chiamata a ridefinire le regole del mondo bancario internazionale e i nuovi criteri di patrimonializzazione degli istituti, decide di posticipare l’entrata in vigore di alcune importanti norme. Slitta al biennio 2017-2018 l’imposizione di requisiti fondamentali del nuovo sistema come il sistema del controllo della leva finanziaria e della liquidità delle banche. I mercati ne approfittano subito con consistenti rialzi, anche se lo spettro di una Basilea III annacquata e indebolita inizia ad aggirarsi tra gli operatori. Che le banche e l’economia reale siano ancora troppo fragili per sopportare nuovi e più stringenti vincoli? I banchieri centrali, all’indomani degli stress test, temono di strozzare la ripresa con norme troppo severe? Di certo la rinascita dell’economia, sull’onda delle prime relazioni semestrali pare un po’ più lenta del previsto e il rischio di mosse controproducenti è molto elevato. Senza limiti decisi e criteri trasparenti, però, la fiducia nel mercato rischia di essere malriposta. Si rischia insomma di ritornare in breve al passato, per questo il problema delle nuove regole della finanza globale rimane ancora prepotentemente all’ordine del giorno.

 


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