L’Europa alla ricerca di credibilità

FTA Online News, 28 Giu 2010 - 11:33

E’ un’Europa alla disperata ricerca di credibilità sui mercati finanziari internazionali quella che si è presentata al G20. Ma anche un progetto transnazionale impegnato su tantissimi fronti per scongiurare la più grave crisi dalla sua nascita a oggi. Il 17 giugno il Consiglio europeo guidato da Herman Van Rompuy ha varato un’agenda ambiziosa che si propone di affrontare alla radice i problemi emersi finora.

E’ ormai chiaro a tutti che l’unione monetaria da sola non basta e che serve anche un maggiore rigore e una maggiore tempestività nella sorveglianza dei bilanci dell’Eurozona: per questo l’agenda di Europa 2020 che nasce dall’incontro ai vertici dei rappresentanti europei pone tra i primi punti un maggiore coordinamento delle politiche economiche del Vecchio Continente, la creazione di nuovi organi di vigilanza.

“Ci siamo ripromessi di non lasciare nessun operatore, nessun centro finanziario e nessun prodotto senza regolamentazione”, afferma il cancelliere tedesco Angela Merkel ribadendo la linea di assoluto rigore del suo Paese. Berlino annuncia subito di volersi presentare con Parigi al G20 di Toronto con proposte di tassazione delle banche e delle transazioni internazionali che riequilibrino i conti in favore degli stati.

Per essere autorevoli serve però essere anche trasparenti e per questo l’Unione europea decide anche di procedere con la pubblicazione entro luglio degli stress test condotti sulle maggiori banche dell’Eurozona: l’obiettivo dichiarato è quello di rassicurare i mercati internazionali sulla solidità delle banche Ue. Diversi paesi hanno già promosso manovre di forte impatto sulla spesa pubblica nazionale al fine di comprimere deficit e debiti ormai diventati insostenibili contrastando al contempo le spinte inflazionistiche.

Una ricetta che a Washington non piace. Il presidente degli Stati Uniti Barack Obama esprime, infatti, in più di un’occasione il timore che la stretta su conti pubblici europei possa penalizzare la ripresa e diverse proiezioni confermano delle spinte recessive nelle nuove manovre. Questo pone in pratica gli Stati Uniti su una posizione assai distante da quella tedesca ed europea in un momento molto delicato.

Il nuovo accordo fra Usa e Cina apre la via a una cauta svalutazione dello yuan, la moneta cinese, sul dollaro e punta tutto sulla ripresa del commercio internazionale che potrebbe seguire a una moneta cinese un po’ meno “economica”, ma la linea di rigore europea rischia di rallentarne gli effetti nel Vecchio Continente e di frenare una ripresa globale già fragile in sé.

Le posizioni dell’Italia di fronte alle nuove sfide meritano ancora dei distinguo. Viene letta come una grande vittoria del Bel Paese la decisione di fare riferimento nell’agenda europea alla “sostenibilità” del debito pubblico. Se la nuova Maastricht in via di costruzione riuscisse a tenere conto anche del debito aggregato (e quindi della forza del risparmio privato nelle varie economie) l’Italia potrebbe diventare uno dei paesi più virtuosi d’Europa, sui livelli della Francia e poco dietro la Germania.

Troppe incertezze e divisioni rimangono incombono però sull’agenda del G20 e il numero uno dell’Organizzazione mondiale del commercio (WTO) Pascal Lamy ha già dichiarato che l’incontro è fallito prima di cominciare. D’altra parte sembra molto improbabile che un accordo sulla tassazione delle transazioni internazionali possa essere approvato da economie emergenti come quella cinese o indiana e, senza un consenso internazionale, una misura del genere non può che avere un successo assai limitato.


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