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Europa: un salvagente da 750 miliardi

Un fondo di sicurezza a garanzia della moneta unica

17 Mag 2010 - 11:40

La terribile seduta di borsa dell’8 maggio mostra che il dramma della Grecia mette a rischio l’intera unione monetaria. La crisi fa leva su uno degli stati più deboli d’Europa, la Grecia, per mettere in primo piano le ambiguità dell’Unione Europea. I dubbi del governo di Berlino e i timori di un allargamento del “contagio” ad altri stati periferici come il Portogallo, la Spagna, l’Irlanda e l’Italia finiscono per generare il panico nei mercati.

L’euro, ormai sceso a un rapporto di 1,27 sul dollaro, è tra le prime vittime di un clima di sfiducia generale. Sui mercati obbligazionari e su quelli dei credit default swap (assicurazioni contro il default degli stati) la crescita dei rendimenti chiesti dagli investitori in titoli degli stati a rischio dimostra che la crisi è ormai allargata a tutta l’Eurozona. Il presidente della Banca centrale europea, Jean-Claude Trichet lancia l’allarme all’Europa della politica: “Attenzione, siamo di fronte ad una crisi sistemica”.

In realtà stanno venendo al pettine i nodi irrisolti di un’unione monetaria che delega gli interventi sull’euro alla Banca centrale europea, ma lascia a tutti i governi d’Europa le politiche fiscali ed economiche. La fragilità dell’intera Unione europea si svela quando uno stato come la Grecia altera i bilanci e viene a mancare un paracadute unitario.

Un finanziamento ad Atene da 110 miliardi di euro (ma circa 30 miliardi vengono dal Fondo Monetario Internazionale) in cambio di un’inedita politica di rigore promossa da Papandreou poteva forse bastare a febbraio. A maggio non è più sufficiente perché è chiaro che la Repubblica Ellenica non è più in grado di ripagare il proprio debito sovrano con l’accesso diretto al mercato.

Con la Grecia, però, vacilla sempre di più anche l’euro. Serve ora un intervento coordinato molto ampio e capace di ridare fiducia a tutta l’Eurozona. Al termine di una riunione di oltre undici ore destinata a partorire un’altra Europa l’Ecofin, l’organo europeo che riunisce tutti i ministri delle Finanze dell’Eurozona, annuncia un fondo di sicurezza da 750 miliardi di euro a garanzia della moneta unica. Circa 60 miliardi di euro proverranno da fondi dell’Unione Europea e gli altri stati membri raccoglieranno gli altri 440 miliardi di euro. Il Fondo Monetario Internazionale aggiungerà fino al 50% dell’intervento europeo approntando fino a 250 miliardi di euro.

E’ la prima volta che l’Europa si dota di uno strumento di questo tipo e anche il ruolo della Banca Centrale Europea appare ridisegnato in quanto viene previsto che la Bce acquisti titoli del debito sovrano dei paesi in crisi per ridare liquidità a questi mercati. Qualcuno paragona questi interventi a quelli della Fed nei primi mesi della crisi dei mutui subprime, di certo per Francoforte è un ruolo del tutto inedito. La nuova Unione Europea incassa subito un rimbalzo vigoroso dei listini azionari a cui seguono sedute di stabilizzazione dei mercati.

Rimane ai margini di queste decisioni un vasto cono d’ombra. Al salvataggio dell’euro non partecipa la Gran Bretagna che bolla la vicenda come interna all’Eurozona ed è alle prese con delle elezioni che sanciranno la fine di un lungo periodo di governo dei laburisti. In Germania Angela Merkel perde le elezioni regionali e la maggioranza al Senato: l’appoggio popolare a manovre economiche “continentali” appare da subito molto limitato.

Portogallo e Spagna, i due paesi più a rischio dopo la Grecia, promettono alla Commissione Europea contestualmente alla nuova manovra un ulteriore intervento dello 0,5% del Pil nel 2010 e dell’1% del Pil nel 2011.

Il 12 maggio la Commissione europea annuncia delle proposte per la modifica del patto di stabilità: una più rigida sorveglianza sulle manovre di rientro dal debito e una più attenta regolamentazione delle politiche di bilancio degli stati nel contesto europeo sono le due principali novità. All’orizzonte si profila un’Europa molto diversa da quella regolata a Maastricht, molto più vincolata e “forte”. Una nuova idea dell’Unione che sembra necessaria nel centro della crisi, ma rischia di urtare violentemente contro le prerogative dei singoli stati e dei vari parlamenti dell’Eurozona.

 

 

 

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