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Europa ancora in crisi

Le restrizioni potrebbero congelare la ripresa

27 Mag 2010 - 09:50

Il 25 maggio è stato un altro martedì nero per le borse mondiali. Piazza Affari e gli altri listini d’Europa crollavano sotto il peso delle vendite. Il mercato si chiedeva se i tagli alla spesa pubblica dei governi europei non fossero destinati a congelare la ripresa del Vecchio Continente.

Nel week end la Banca centrale spagnola aveva deciso di salvare CajaSur, una piccola cassa di risparmio con attività pari appena allo 0,6% degli attivi bancari iberici. In seguito si era diffusa però la notizia che il governo di Madrid procedeva alla fusione di quattro “cajas” con attivi per 135 miliardi di euro. In realtà si tratta di un segnale di solerzia da parte del governo Zapatero che da tempo ha annunciato l’intenzione di fondere 45 casse iberiche in un grosso polo bancario. Valore dell’operazione secondo Standard & Poor’s pari a 35 miliardi di euro. Risultato: il crollo dei mercati che vedono ancora una volta negli interventi un segnale di debolezza dell’Eurozona.

Alle spalle dell’ondata di vendite c’è, però, anche la paura che una politica restrittiva paralizzi le forze vive dell’economia europea.
Quasi contemporaneamente i più importanti membri dell’Unione hanno, infatti, annunciato importanti manovre di bilancio tese al contrasto del deficit e alla riduzione del debito pubblico.

La Germania ha deciso di tagliare 10 miliardi di euro l’anno fino al 2016, la Francia ha annunciato una manovra da 100 miliardi in tre anni, l’Italia punta a recuperare 24 miliardi di euro e la Gran Bretagna taglierà dal bilancio pubblico più di 6 miliardi di sterline.
A farne le spese in tutta Europa sono quasi sempre i dipendenti pubblici di vario grado e gli enti locali, le manovre vengono da subito presentate per quello che sono, ossia interventi d’emergenza.

Come nelle fasi più buie della crisi emergono delle divisioni e insieme la profonda necessità di trovare un piano unitario di azione.
La Germania chiede sanzioni più forti ai trasgressori del patto di stabilità e crescita, il presidente della Commissione europea José Manuel Barroso dice che già le norme attuali prevedono la possibilità di togliere temporaneamente il diritto di voto a membri dell’Unione. L’Italia cerca di ritagliarsi un ruolo di mediatore e il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, dopo incontra prima Barroso e dunque il presidente degli Stati Uniti Barack Obama e lo rassicura sulla tenuta dell’euro e del progetto europeo. Le foto dell’ex membro del Pci nell’Ufficio Ovale che cerca di rassicurare il primo presidente afro-americano della storia sulla solidità dell’Unione Europea fanno il giro del mondo.

Molte incertezze rimangono sul futuro e intanto il capo del dipartimento del Tesoro Usa Timothy Geithner e il presidente della Fed Ben Bernanke incontrano il vicepresidente cinese Wang Qishan per cercare di convincerlo a promuovere ulteriori svalutazioni dello yuan. Il deprezzamento dell’euro sul dollaro e sulla stessa moneta cinese mette a rischio le esportazioni di Pechino e in parte quelle statunitensi, cambia dunque lo scenario tracciato dagli analisti negli ultimi mesi e in qualche maniera confonde i tracciati del commercio globale. Persino il petrolio ne risente pesantemente in quanto collegato al dollaro e alla domanda di energia, ormai a rischio, dell’Europa.

Nata dalle bolle immobiliari e dalle scommesse rischiose delle banche d’affari, la crisi si è estesa ai bilanci dei governi che le hanno salvate. Mentre la Commissione europea progetta un fondo intergovernativo per il salvataggio delle banche a rischio qualcuno si chiede: “se i deficit pubblici peggioreranno ancora, chi salverà gli stati?”

 

 

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