Le start up che fanno bene all’ambiente

Raccolgono premi e finanziamenti e promettono di traghettarci verso un periodo di crescita sostenibile. Ecco alcune aziende giovani e innovative che hanno elaborato soluzioni tecnologiche al servizio dell’ecologia



The Van Group, 17 Nov 2020 - 10:15

“Futuro resiliente”. Un’espressione sintetica che definisce un’idea di avvenire in cui la ripartenza dopo il Covid-19 avviene abbinando sviluppo economico e salvaguardia dell’ambiente. Un obiettivo, questo, perseguito da diverse start up e imprese innovative di successo, che non solo fanno incetta di premi in competizioni dedicate, ma attirano anche investimenti in equity crowdfunding e da parte di fondi bancari e finanziatori. Lo conferma Leonardo Becchetti, ordinario di Economia politica, direttore del Master MESCI in cooperazione internazionale e del corso European Economy and Business Law presso l’Università Tor Vergata di Roma, nonché presidente del comitato etico di Etica sgr.

«La finanza va tutta in direzione di chi sviluppa idee e progetti ecologici. Le aziende che non vanno verso sostenibilità, transizione ecologica, economia circolare, sono considerate un rischio a livello finanziario. E perdono quotazioni». Al contrario, assicura Becchetti, l’interesse verso le aziende virtuose da un punto di vista ambientale è forte: «Basti pensare ai 5 miliardi di euro stanziati dal Gruppo Intesa Sanpaolo per sostenere le aziende che hanno deciso di investire nell’adozione di modelli di economia circolare».

Vediamo ora alcune delle start up più promettenti fra quelle che impiegano nuove soluzioni tecnologiche ai fini della lotta all’inquinamento e dell’economia circolare.

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Aria pulita a Taranto

Un filtro innovativo per rendere i fumi delle industrie meno inquinanti: lo ha inventato e lo produce la Preinvel (Pressione inversa velocità), una start up di Taranto, città notoriamente segnata da un forte inquinamento atmosferico di origine industriale. «Abbiamo creato un filtro fluidodinamico in grado di trattenere polveri di dimensioni microscopiche, basato sul principio di Bernulli, quello del volo aereo» spiega Angelo Di Noi, fondatore e Ad dell’azienda, dottore di ricerca di Ingegneria dei Materiali, Innovation Manager del Ministero dello Sviluppo Economico. «Il filtro non richiede manutenzioni e può essere impiegato in stabilimenti siderurgici, raffinerie, cementifici, termovalorizzatori, ecc.». Le applicazioni sono possibili anche in ambito navale e nelle nostre città. Per la start up, che ha vinto diversi bandi e premi (Premio Innovazioni 2018, Re-generation Challenge 2028, Incubazione Next Energy 3 Cariplo Factory), finora, sono stati investiti 350mila euro. Il filtro è stato brevettato in varie nazioni e l’impresa è alla ricerca di multinazionali interessate.

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Nanotecnologie per gli scarichi

Assorbire gli elementi inquinanti grazie a nanotubi di carbonio. È l’idea alla base di Innovacarbon, fondata da Danilo Vuono, ingegnere chimico, che si occupa da anni di nanotecnologie. I nanotubi di carbonio hanno bassi costi di produzione, possono essere distribuiti sulle superficie di altri materiali e assorbono sostanze inquinanti, poi si lavano con particolari solventi e si riutilizzano. Gli inquinanti possono essere recuperati e impiegati per lavorazioni o produzione di energia. Anche l’acqua si recupera. «Sono possibili applicazioni nell’industria tessile, nelle raffinerie, negli inquinamenti da idrocarburi, per gli scarichi industriali. Con questi filtri lo scarto ridiventa risorsa, è possibile un’economia circolare» spiega Vuono. La start up ha raccolto oltre 450mila euro grazie a una campagna di equity crowdfunding su Backtowork. Tra gli obiettivi, la creazione di una linea di produzione e di una rete commerciale.

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Alghe in circolo

«La nostra impresa s’inserisce in un’ottica di economia circolare a impatto zero» racconta Antonio Idà, fondatore di AlgAria, stratup che produce alghe a uso alimentare, in risposta ai bisogni in crescita della popolazione mondiale, e ha ricevuto nel 2019 il premio “Everyday change” di Ing Challenge come start up con l’idea più innovativa per ridurre l’impatto ambientale. «Sfruttiamo l’energia prodotta dai biogas per produrre l’alga spirulina durante tutto l’anno. Reimpieghiamo l’acqua utilizzata nel ciclo produttivo per innaffiare i campi. Il brand dei nostri prodotti è Spireat» spiega Idà, che studia e sperimenta soluzioni anche per l’autonomia energetica. «La novità, in fase di sviluppo e industrializzazione, è E-biopond, una “batteria bioelettrochimica” in grado di produrre energia da impiegare nell’impianto di produzione: l’energia è generata da batteri e dalle alghe stesse». AlgAria si sta organizzando per l’e-commerce, con l’obiettivo di espandersi nell’Unione Europea e trovare partner con private equity.


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