Le buone idee non bastano

Nicolas Bertrand, Head of Derivatives Markets and Commodities di Borsa Italiana, racconta perché, dal suo punto di vista, l’innovazione non esiste se non si sostanzia in esecuzione.



23 Apr 2021 - 09:35

«L'innovazione avviene quando le belle idee sono seguite da una execution efficace, direi impeccabile». Il pensiero di Nicolas Bertrand è sintetizzato in questa frase, all'apparenza semplice. In realtà, quelle poche parole rappresentano un vero e proprio manifesto per il manager a capo di IDEM, il mercato dei derivati di Borsa Italiana.

In questa intervista, secondo appuntamento della nuova rubrica People & Innovation, ci spiega perché.

 

Nicolas, scegli tre parole per descrivere IDEM.

«Opportunità, rischio, internazionale. Opportunità; approcciamo il mercato con nuovi prodotti per generare sempre nuovi business. Rischio; da leggere non nella sua accezione negativa: i prodotti derivati consentono una gestione più efficace del rischio di prezzo e di controparte. Internazionale; i nostri mercati attirano operatori e investitori da tutto il mondo».

 

IDEM è innovativo perché…

«Perché è un mercato che, per far fronte alla forte competizione sui mercati finanziari globali, ha usato la leva dell’innovazione spingendosi verso nuovi target di clienti. Abbiamo investito molto in tecnologia per offrire prodotti e servizi sempre nuovi e all’avanguardia. L’ultima in data: la CPI (Client Price Improvement, ndr), nuova funzionalità che consente di ottenere maggiore flessibilità nell’esecuzione di operazioni pre-concordate che partirà sul mercato IDEM questo lunedì 26 aprile. Tra le varie iniziative per creare nuove “community”, non possiamo dimenticare TOL EXPO, manifestazione di Borsa Italiana, tra le più importanti e conosciute a livello europeo, che ci consente di fare educazione finanziaria su trading e prodotti più complessi come i derivati».

 

Parlaci di un progetto innovativo realizzato di recente.

«Il lancio de microFIB, i nuovi futures sull’indice FTSE MIB, avvenuto proprio durante l'ultima TOL EXPO, evento anch’esso molto innovativo e quest’anno per la prima volta eseguito in modalità 100% digitale: la taglia ridotta dei futures, circa 5000 euro per contratto lo pone come un prodotto di matrice professionale fruibile per una clientela di risparmiatori e investitori privati».

 

Che cosa ti è piaciuto in particolare di questo progetto?

«L’integrazione di competenze e punti di vista: nella realizzazione di un nuovo prodotto derivato sono coinvolte funzioni interne (IT, vigilanza mercati, dati e statistiche, comunicazione) e società del Gruppo come Cassa di Compensazione e Garanzia. E’ stato anche molto importante il lavoro svolto in partnership con attori esterni come broker e market maker per garantire un mercato liquido e bilanciato dal primo giorno».

 

Le maggiori difficoltà affrontate in questo progetto?

«La resistenza al cambiamento. E questo va legato al mio punto sulla capacità di execution come chiave dell’innovazione. In un percorso che coinvolge tanti soggetti, ogni piccola resistenza degli attori coinvolti, se sommata alle altre, diventa una montagna da scalare. Non è facile spostare l’attenzione delle persone su una novità, particolarmente su mercati finanziari dove la liquidità iniziale è un aspetto fondamentale per il successo».

 

Che cosa significa per te essere innovativi?

«Riprendendo la teoria dell'economista Joseph Schumpeter, distinguerei i concetti di invenzione e innovazione. Le invenzioni, cioè le idee che ci aiutano a risolvere dei problemi, diventano innovazioni quando trovano un'applicazione pratica, quando vengono calate con efficacia nel contesto economico per rispondere a determinate esigenze. Essere innovativi, per me, significa trasformare un’idea in un prodotto, un processo o un nuovo cliente raggiungibile attraverso il mercato. Essere innovativi significa creare cambiamento che fa la differenza, ha un effetto visibile».

 

La prima cosa a cui associ il termine innovazione?

«Evoluzione. Non saremmo dove siamo oggi senza l’innovazione, ovvero la capacità di rendere concrete nuove idee che hanno portato cambiamenti, risolto problemi. Lo vediamo oggi con il vaccino contro il Covid-19. Credo che il nostro futuro sulla terra dipenderà fortemente dalla nostra capacità di innovare. E probabilmente di innovare velocemente».

 

Uno strumento indispensabile per il tuo settore da portare nel futuro?

«L’interazione umana. Noi siamo una Borsa, che in inglese si traduce con “exchange”, scambio. Semplificando possiamo dire che mettiamo in relazione due soggetti che hanno esigenze complementari, uno deve vendere, l’altro acquistare. Il nostro lavoro è e sarà questo. Lo scambio, l’interazione umana saranno sempre una parte imprescindibile del nostro lavoro».

 

Un oggetto “vintage” che porteresti nel futuro?

«La penna, che ci accompagna in molte attività per prendere appunti, fissare idee, fare riflessioni, firmare contratti... È grazie a lei che conosciamo la storia. Ci aiuta ad esprimere il nostro talento».

 

 


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