La spesa corre online

Gli italiani hanno scoperto l’e-commerce. Acquistano biglietti per concerti, polizze assicurative, smartphone, ma anche cibo, cosmetici e gioielli. Buone prospettive anche per il B2B



The Van Group, 14 Lug 2020 - 08:30

Ci voleva un virus a far scoprire agli italiani la possibilità di far acquisti online? Messa in questi termini, l’affermazione è probabilmente eccessiva, ma di certo non si può negare che i mesi del lockdown hanno contribuito alla diffusione di questa modalità di spesa, già in crescita negli anni precedenti, fino a rendere l’e-commerce un’azione quotidiana alla portata di ogni famiglia.

Da uno studio della Casaleggio Associati sull’e-commerce, emerge che già nel 2019 le imprese registrate per la vendita online erano cresciute del 20% rispetto al 2018, il fatturato dell’e-commerce era incrementato del 17% e l’alimentare del 19%.

Oggi, quello del tempo libero è il settore più importante, con quasi la metà del fatturato totale e una crescita rispetto allo scorso anno del 21%. Segue il turismo (25,6%), che però non registra un trend al rialzo. Crescono assicurazioni, elettronica di consumo, moda ed editoria (quote di fatturato che vanno dal 2 al 4%), ma anche salute e bellezza, casa e arredamento e alimentare, tutti con piccolissime quote di fatturato. In particolare, nel periodo del lockdown, tra i comparti che hanno beneficiato maggiormente dell’e-commerce figura la grande distribuzione, ma recentemente diverse aziende in vari settori hanno investito in questa direzione.

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Il latte con un click

Qualche esempio? Parmalat ha lanciato uno shop online ufficiale progettato da Deliverti con l’obiettivo di realizzare un portale user friendly, attento alle esigenze e all’esperienza di navigazione. Sono state effettuate analisi sul mercato per valutare le preferenze dei consumatori. Da qui l’idea di progettare sezioni dedicate a special box dei prodotti più richiesti e suggerimenti di acquisto sulla base delle referenze più vendute. Il nuovo shop online di Parmalat presenta un’ampia gamma di referenze, non solo i prodotti a marchio Parmalat, ma anche Santal, Galbani, Chef e Zymil, tutti brand che fanno riferimento al Gruppo Lactalis di cui l’azienda con sede a Parma fa parte dal 2011. Per rendere ancora più fluido e affidabile il processo d’acquisto sono stati previsti dei sistemi di pagamento certificati. Proprio sul tema dei pagamenti Parmalat ha richiesto un focus di attenzione maggiore per garantire a tutti i suoi clienti online un percorso di acquisto sicuro e in linea con le policy di mercato. 

Anche il lusso si mette online. Gismondi 1754, azienda di gioielli genovese quotata in Borsa, ha lanciato il suo sito di e-commerce e ha optato per la presenza su piattaforme come My Teresa, Modaoperandi, Net-a-porter, Gallerie La Fayette e Farfetch.

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Piattaforme Made in Italy

Le aziende italiane interessate all’e-commerce ricorrono ovviamente alle piattaforme internazionali, soprattutto dopo l’accordo stipulato tra Amazon e Ice (Istituto per il Commercio Estero) per supportare le Pmi italiane nell’internazionalizzazione, offrendo loro una vetrina dedicata al Made in Italy. Ma l’impennata dell’e-commerce vuol dire nuove e importanti opportunità anche per le piattaforme italiane, tra cui Storeden, nata nel 2016 e che nel giro di pochi anni ha affiliato oltre 3mila aziende italiane. La piattaforma consente di vendere sul proprio sito e di sincronizzare il catalogo in modalità multicanale. Inoltre, è l’unica piattaforma in Europa, e una delle sette al mondo, abilitata a sincronizzare il catalogo con Instagram e WhatsApp.

Ricordiamo anche Letsell, una startup di e-commerce nata nel 2017 con oltre 40mila utenti registrati, più dei rivenditori su Ebay Italia.

Inoltre, tra i primi operatori nei settori high-tech ed elettrodomestici, non possiamo dimenticare Eprice. Quotata in Borsa sul Segmento STAR, ha un catalogo di oltre 1 milione di prodotti e circa 130 punti di consegna e ritiro fisico di quanto ordinato online. Dal 2016 offre una piattaforma di servizi integrati all’e-commerce.

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E-commerce B2B

Ma l’utilizzatore dell’e-commerce non è solo il consumatore finale. Secondo Netcomm, digital hub italiano che fotografa il grado di digitalizzazione dei processi commerciali tra aziende, 3 imprese B2B italiane su 4 con fatturato superiore a 2 milioni di euro utilizzano i canali digitali in qualche fase o per qualche scopo del processo di acquisto (era il 65% nel 2015) e il 52% delle aziende B2B (o B2B2C) con più di 20 milioni di euro di fatturato ha un canale e-commerce B2B attivo, in crescita del 10% rispetto al 2015. Il 40% delle aziende B2B ha attivato un e-commerce con sito proprio, mentre il 18% vende con marketplace. Il 26% di aziende B2B non ha nessuna attività di digital commerce (era il 37% nel 2015), ma buona parte prevede di iniziare a farlo entro un anno. La principale barriera a un uso più intenso degli strumenti digitali? A quanto pare, il rapporto con i fornitori tradizionali.


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