Il futuro al lavoro

Marina Famiglietti, Head of HR del Gruppo Borsa Italiana, ci racconta il suo punto di vista sull’innovazione attraverso un progetto che cambierà il modo di lavorare in azienda



The Van, 21 Mag 2021 - 09:53

«Essere innovativi significa lasciare un’impronta». Si può sintetizzare con questa frase il pensiero di Marina Famiglietti, Head of HR del Gruppo Borsa Italiana, che traccia un quadro molto dettagliato e preciso di quanto l’innovazione sia un fattore determinante e imprescindibile per l’azienda. A cominciare anche dal modo di approcciarsi al lavoro, che la pandemia ha modificato in maniera radicale. Insomma, nulla sarà come prima, ma già oggi è necessario trovare un nuovo paradigma, come ci racconta in questa intervista per la rubrica People&Innovation.
 
Marina, scegli tre parole per descrivere Borsa Italiana.
«Competenza, partnership e integrità».
 
Borsa Italiana è innovativa perché…
«Perché è un luogo in cui gli strumenti e i processi vengono messi costantemente in discussione grazie alla solida professionalità degli individui. Un investimento continuo, oggi ancora più importante vista l’integrazione con Euronext. Per essere innovativi bisogna quindi far evolvere i modelli organizzativi, le modalità di lavoro e quel mindset di competenze per essere sempre al passo con l’evoluzione del contesto e del nostro business. Solo in questo modo possiamo essere davvero al fianco dei nostri clienti ed essere partecipi dei loro successi».
 
Parlaci di un progetto innovativo realizzato di recente.
«Uno dei progetti più significativi è sicuramente “WOW”, acronimo di “Way of Working” ma evocativo dell’apprezzamento che ci attendiamo da tutti gli stakeholders. Stiamo infatti ripensando il modo di lavorare all’interno di Borsa Italiana, sull’onda dei cambiamenti radicali che ci ha imposto la pandemia. Oggi dobbiamo guardare al futuro, ideare un modello che non sia più quello di ieri, ma che non è nemmeno quello di oggi. È necessario quindi fare uno sforzo di immaginazione, perché non esiste un’unica modalità di lavoro, ma occorre responsabilizzare i colleghi affinché venga selezionato il sistema che più si adatta alle esigenze di ciascuno e di quella specifica mansione, all’interno di alcune linee guida condivise. Tre sono i pilastri su cui si baserà questa rivoluzione: investimenti in tecnologia, formazione e linee guida per accompagnare le persone verso il cambiamento e rivisitazione degli spazi fisici all’interno della nostra sede storica, Palazzo Mezzanotte».
 
Che cosa ti è piaciuto in particolare di questo progetto?
«Il fatto che fosse una sorta di foglio bianco da scrivere sin dal principio. È una cosa rara e ci dà la consapevolezza che stiamo operando per delineare un qualcosa di nuovo, che porterà a un miglioramento per tutti. Da un lato ho avvertito il senso di urgenza legato alla contingenza, dall’altro la possibilità di dare spazio a capacità nuove, di portare avanti una nuova vision e di prevedere le future esigenze professionali, con l’obiettivo di consentire alle persone di interagire meglio tra loro e con i clienti incrementando la loro produttività. In definitiva, una nuova modalità di lavoro che ci consenta di continuare a crescere insieme».
 
Le maggiori difficoltà affrontate in questo progetto?
«La difficoltà principale, che è però parte del fascino di questo progetto, è quella di cercare di allineare le esigenze e le aspettative di diversi stakeholder. Gli interessi di tutti devono infatti coincidere, cercando di convogliarli in una vision comune che a oggi inevitabilmente ancora non esiste. Questa è la sfida più grande».
 
Che cosa significa per te essere innovativi.
«Significa avere attitudine al cambiamento, avere l’ambizione di imparare e di creare ogni giorno qualcosa di nuovo, migliore, lasciando un’impronta che porti beneficio a se stessi, ma anche agli altri. Per farlo occorre ascoltare il mondo che ci circonda, cogliere i segnali più importanti e rilanciare idee che possano in qualche modo alzare costantemente l’asticella. Lavorando con energia e passione, con tanta determinazione, prendere per mano queste idee come se fossero un bambino e accompagnarle nella crescita fino all’età adulta».
 
La prima cosa a cui associ il termine innovazione?
«Miglioramento. C’è innovazione solo dove c’è un cambiamento positivo di cui possano beneficiare le persone e le organizzazioni e dove c’è un risultato visibile».
 
Uno strumento indispensabile per il tuo settore da portare nel futuro?
«Non penso a uno oggetto, quanto piuttosto alle parole, che rappresentano uno strumento indispensabile e di grande valore per chi si occupa di risorse umane».
 
Un oggetto “vintage” che porteresti nel futuro?
«Il quaderno. Io ne porto sempre due con me: la mia agenda rossa personale e un taccuino professionale che utilizzo nel mio lavoro quotidiano. Sono in qualche modo la mia “coperta di Linus”, ciò che mi dà sicurezza perché custodiscono e misurano la mia progettualità futura. Ma oltre a questo oggetto fisico vorrei aggiungere anche un concetto che mi sta molto a cuore: le persone, metterle sempre al centro, ”portandole” con noi e supportando lo sviluppo del loro talento. In modo da assicurare loro che non saranno mai “vintage”».

 


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