C’è bisogno di fibra (ottica)

Lo sviluppo dell’Italia passa anche dalla presenza di infrastrutture digitali capillari, veloci ed efficienti. Sono diverse le aziende italiane che stanno lavorando per ridurre il digital divide



19 Ago 2020 - 09:50

Il lockdown ce lo ha insegnato: le infrastrutture digitali sono fondamentali per la nostra vita. Per lavorare in smart working, ma anche per fruire di contenuti multimediali in streaming o per effettuare acquisti on line. Basti pensare che, secondo l’Agcom (Autorità per le garanzie nelle comunicazioni), il traffico dati da adsl e fibra ottica è aumentato del 29% in quanto a intensità e addirittura del 57% per volume medio nel periodo di quarantena. Appare quindi evidente come una rete efficiente e un’ampia copertura del territorio siano essenziali anche per lo sviluppo economico del Paese.

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Buona copertura, pochi abbonati

In Italia il digital divide – cioè, il divario tra chi ha un adeguato accesso a internet e chi non ce l’ha – è ancora evidente. Ma problema non sono tanto i livelli di copertura della fibra ottica, quanto il basso livello di adozione delle connessioni internet veloci (il 17% degli italiani non ha mai usato internet) e di competenze digitali. Le connessioni di qualità più alta (oltre 100 Megabit) “coprono” il 30% degli italiani, contro il 44% della media europea. Facciamo invece meglio della media (89% contro l’86%) in quanto a copertura della banda ultra larga generica, grazie alla presenza di reti “fibra ottica fino all’armadio stradale”, che garantiscono una velocità tra i 30 e i 100 Megabit al secondo.

La diffusione (ossia la quota di abbonamenti sulla popolazione) della banda ultra larga (almeno 100 Megabit) riguarda soltanto il 13% degli italiani, la metà della media europea. Secondo le ultime rilevazioni Agcom il 5,6% della popolazione non ha copertura adsl, mentre una percentuale che supera il 20% non ha a disposizione la banda ultralarga.

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Un gap da colmare

Insomma, c’è ancora molto da fare. E diverse aziende italiane sono in prima fila in questa sfida. Una è OpenFiber, società posseduta con quota del 50% ciascuno da Cassa Depositi e Prestiti ed Enel, che dopo aver già cablato con una rete in fibra ottica nove milioni di unità immobiliari sulle circa 20 milioni previste, ha lanciato a maggio un nuovo piano industriale che poggia su tre obiettivi principali: accelerare la copertura delle aree in digital divide; portare la rete interamente in fibra ottica in alcuni importanti distretti industriali (aree grigie); arricchire il portafoglio dei servizi sviluppando soluzioni innovative di edge computing e connettività per il segmento delle imprese. L’azienda ha definito – insieme a un pool di banche internazionali come BNP Paribas, Société Générale e UniCredit – i termini per l’incremento dell’importo del project financing per ulteriori 675 milioni di euro. Il valore del finanziamento salirà così da 3,5 miliardi a oltre 4 miliardi di euro complessivi.

Anche TIM, da sempre tra i protagonisti della diffusione di internet nel nostro Paese, a fine mese potrebbe mettere le basi di Fibercop, la newco per la rete secondaria che va dalle centraline alle abitazioni. Quest’ultima, secondo l’amministratore delegato Luigi Gubitosi, è stata progettata per essere il primo passo verso la rete singola, unica. Una volta completata l'operazione, TIM dovrebbe possedere il 58% della nuova società, ma sono in corso anche altri dialoghi tra gli operatori che potrebbero cambiare ulteriormente gli scenari.

Internet anche in provincia

In questo contesto è giusto ricordare anche una realtà come Eolo, società lombarda che nasce con l’idea di offrire una connessione ultra veloce anche nelle zone a bassa densità abitativa, normalmente non coperte dai servizi degli operatori tradizionali. Oggi i clienti attivi di Eolo sono 500mila, con un tasso di crescita di oltre 10mila nuovi clienti al mese. I ricavi previsti per l'anno in corso sono di oltre 130 milioni di euro, in crescita di oltre il 25% rispetto allo scorso anno. Fino a oggi la società ha investito oltre 300 milioni di euro nell'implementazione della rete, ma ha già messo a budget ulteriori investimenti per 300 milioni di euro fino al 2022 per cercare di “avvolgere” tutto il Paese nella sua rete.

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