La lotta al coronavirus passa dal Lazio

Tre imprese biotecnologiche con sede nella Regione sono in prima linea nella ricerca di un vaccino



The Van Group, 21 Apr 2020 - 15:30

Tutto il mondo oggi è impegnato nella dura lotta contro il coronavirus. Una battaglia che passa anche da decisione drastiche come il cosiddetto lockdown, vale a dire la chiusura di intere città e Paesi. Ma per sconfiggere il CovId-19 non basterà stare tutti a casa per settimane o mesi: l’intera umanità riuscirà ad avere la meglio su questa pandemia soltanto quando sarà finalmente scoperto un vaccino efficace. Ed è proprio su questo che stanno lavorando tre eccellenze italiane, per la precisione laziali, che già in passato si sono distinte per importanti scoperte in campo medico: sono le imprese biotecnologiche Reithera, Takis e Irbm, le prime due operanti nel distretto tecnologico di Castel Romano, mentre la terza a Pomezia nell’ex stabilimento del colosso farmaceutico Merck&Co.

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Sperimentazione nata dal crowdfunding

Luigi Aurisicchio è fondatore e ceo di Takis e la sua storia racconta ancora una volta come, dalle difficoltà, possano nascere grandi opportunità. Subito dopo la laurea in biologia all’università Federico II di Napoli e il Phd, entra infatti a far parte del team dei 200 scienziati impiegati nel maxi-polo italiano di ricerca della multinazionale americana Merck&Co., che nel 2009 entra in crisi e chiude i centri ricerca e sviluppo in Italia e Giappone. Assieme ad altri tre colleghi Aurisicchio fonda allora la Takis, aprendo un laboratorio nel polo scientifico di Castel Romano. In pochi anni comincia a collaborare con alcune delle più grandi multinazionali del settore farmaceutico, distinguendosi soprattutto nell’immunoterapia anticancro. Oggi l’azienda ha un fatturato di circa 2 milioni di euro e dà lavoro a 25 persone.

Grazie a un’iniziativa di crowdfunding, la Takis ha avviato la ricerca di un vaccino contro il coronavirus raccogliendo al momento oltre 40mila euro (a fronte di un fabbisogno di circa 2 milioni di euro). La sperimentazione sui topi è già partita e i primi risultati si otterranno intorno alla fine di aprile, mentre per i test sull’uomo bisognerà attendere probabilmente l’autunno.

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10mila dosi entro maggio

Sempre a Castel Romano ha sede Reithera realtà impegnata anche nella realizzazione di un vaccino contro Ebola e oggi in prima linea per trovare la cura contro il coronavirus. L’azienda ha recentemente avviato la sperimentazione animale del vaccino basato su un adenovirus degli scimpanzé, reso inoffensivo e trasformato in una “navetta” che trasporta la sequenza genetica della proteina “spike”, vale a dire il mezzo utilizzato dal coronavirus per invadere le cellule del sistema respiratorio umano. Il costo del progetto si attesta attorno ai 4 milioni di euro e l’azienda – che nel 2019 ha fatto registrare un utile di circa 2,2 milioni di euro – punta a realizzare 10mila dosi del vaccino entro maggio.

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Dall’Ebola al Covid-19

Circa dieci chilometri più a sud di Castel Romano c’è Pomezia, importante polo industriale laziale. Qui si trova Irbm, realtà nota soprattutto per il vaccino anti-ebola, brevetto poi venduto nel 2013 per svariati milioni di euro alla multinazionale britannica Gsk. Fondata nel 2009, Irbm opera nel settore della biotecnologia molecolare, della scienza biomedicale e della chimica organica e una delle sue maggiori aree di ricerca è la scoperta di nuovi farmaci nelle aree terapeutiche della neurodegenerazione, dell'oncologia e delle malattie infettive e parassitarie.

Oggi l’azienda, che ha a disposizione 22mila metri quadri di laboratori, attraverso la sua divisione vaccini Advent sta collaborando con lo Jenner Institute dell'Università di Oxford nel Regno Unito per preparare le dosi necessarie a sperimentare il vaccino anti-coronavirus sugli animali.

La lotta al coronavirus passa dal Lazio. Anzi, da quei 10 chilometri che separano Castel Romano da Pomezia.


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