Il biotech Made in Italy

Altissima intensità di ricerca e un fatturato in crescita a ritmi sostenuti: il comparto biotech in Italia si rivela fortemente innovativo, quindi pronto a cogliere le sfide internazionali.



The Van, 24 Dic 2019 - 10:00

641 imprese attive in Italia, un fatturato superiore agli 11,5 miliardi di euro, quasi 13mila addetti e investimenti in ricerca e sviluppo per oltre 2 miliardi di euro. Questa la fotografia del comparto biotech scattata per il 2018 da Assobiotec, Associazione nazionale per lo sviluppo delle biotecnologie. Nell’arco degli ultimi tre anni il numero delle imprese è rimasto pressoché costante, ma sono cresciuti tutti i principali indicatori economici del comparto, confermando un’altissima intensità di ricerca e un consolidamento delle imprese. Infatti, il fatturato generato da attività biotech è aumentato a ritmi sostenuti, registrando complessivamente una crescita del 16%, quasi due volte e mezza quella rilevata nel settore manifatturiero (7%). Gli investimenti in R&S biotech sono aumentati del 17% e il numero degli addetti dedicati al biotech ha registrato un incremento del 15% nelle imprese dedicate alla R&S biotech a capitale italiano.

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Lo sguardo oltre confine

Si tratta di un comparto fortemente innovativo e in fase di assestamento e rafforzamento, pronto ad accogliere le sfide e le opportunità a livello internazionale. A conferma, è proprio di questi giorni l’operazione del fondo di investimento cinese Qianzhan Investment Management, che partecipa al terzo aumento di capitale di Genenta Science, società nata nel 2015 per sviluppare terapie geniche contro il cancro. Come ha sottolineato Pierluigi Paracchi, presidente e Ceo di Genenta Science in un’intervista al Corriere della Sera, la Cina sta colmando il suo gap nel biotech, e la guerra commerciale con gli Stati Uniti, dove un terzo degli investimenti biotech era cinese, potrebbe rivelarsi un’opportunità per l’Europa: “Oggi i fondi cinesi diffidano degli Stati Uniti e guardano altrove: questa è una favolosa occasione per l’Italia”. “Le imprese biotech che operano in Italia rappresentano un comparto di indiscussa eccellenza, sia scientifica che tecnologica, e in consolidamento in tutti i settori di applicazione delle biotecnologie” commenta Riccardo Palmisano, presidente di Assobiotec-Federchimica. “I dati raccolti mostrano però come la capacità di attrarre capitale finanziario da parte del nostro Paese resti ancora al di sotto della media europea. Stiamo parlando di 157 milioni di euro nel 2018 da Venture Capital, che rappresentano l’1% degli investimenti globali di Venture Capital nelle Life Sciences, il 5% degli investimenti in Europa. Diventa sempre più urgente mettere a punto una strategia nazionale a favore di innovazione e ricerca di medio-lungo periodo”.

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Prima di tutto, la salute

Il settore biotech raccoglie imprese attive nello studio, nella sperimentazione e nello sviluppo di tecnologie molteplici con diversificati ambiti di applicazione. I principali mercati di sbocco sono costituiti da salute, industria e ambiente, agricoltura e zootecnia. La componente dedicata a medicina e salute presenta il maggior grado di sviluppo, registrando la metà delle imprese censite, l’88,5% degli investimenti in R&S e generando quasi tre quarti del fatturato dell’intero settore biotecnologico (74%). Il biotech italiano investe fortemente su quelle patologie che non trovano ancora risposte terapeutiche adeguate, come quelle in ambito oncologico, o di crescente rilievo clinico ed epidemiologico, anche in relazione al generale invecchiamento della popolazione, come le malattie neurologiche e degenerative. Grandi investimenti sono indirizzati anche verso le malattie infettive e lo sviluppo di vaccini. Quelli delle malattie rare e delle terapie avanzate sono tra i settori di eccellenza del biotech italiano: da un lato, infatti, la nostra ricerca accademica vanta il maggior numero di pubblicazioni scientifiche in materia di malattie rare, dall’altro dei nove prodotti di terapia avanzata attualmente autorizzati al commercio in Ue, ben 3 sono frutto della R&S italiana. La componente dedicata a industria e ambiente (materie prime, energia, eccetera) rappresenta il 29% delle imprese totali, garantendo il 17% del fatturato prodotto dal comparto e registrando l’8% degli investimenti in R&S intra-muros biotech.

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Lombardia in testa

L’insediamento delle imprese, che nel 78% dei casi sono di micro o piccole dimensioni, appare diffuso su tutto il territorio nazionale, anche se localizzato per oltre l’80% nel centro-nord del Paese. Quasi il 90% del fatturato realizzato da attività biotech si concentra in sole tre regioni: Lombardia, Lazio e Toscana. La Lombardia, area preminente del tessuto industriale italiano e centro finanziario nazionale, si conferma la prima regione in Italia per numero di imprese (181, pari al 28% circa del totale) e per un’incidenza sempre maggiore negli anni sul fatturato biotech totale (oltre 5,5 miliardi di euro, 48% circa del totale) e per investimenti in R&S intra-muros, cioè all’interno della struttura e con proprio personale (oltre 160 milioni di euro, più del 30% del totale). È seguita dalla Toscana per investimenti in R&S (oltre 110 milioni di euro, oltre il 20% del totale) e dal Lazio per fatturato (oltre 2,5 miliardi di euro, quasi 24%). La posizione della Toscana per investimenti in R&S è tanto più rilevante se si considera che la Regione si colloca a livello nazionale solo al sesto posto in termini di numero di imprese.

 


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