Non è un mercato da polli

I principali gruppi italiani puntano su qualità, formazione e sostenibilità



30 Mar 2021 - 16:04

In crescita da anni, le carni avicole hanno conosciuto un’ulteriore impennata durante il lockdown. I principali gruppi italiani puntano su qualità, formazione e sostenibilità

Il mercato italiano delle carni avicole non conosce crisi. Nel 2019 la produzione è stata pari a oltre 1,3 milioni di tonnellate (+0,8% sul 2018), con l’export (soprattutto verso Germania, Grecia e Francia) che ha segnato un +4,2% a 184.300 tonnellate, mentre è rimasto stabile il fatturato, di 5,5 miliardi, con una forza lavoro di 64mila persone.

La pandemia ha addirittura accelerato il trend di crescita: a oggi le carni avicole solo le più consumate nelle case italiane (35%), seguite dalle carni bovine (33%) e suine (20%). Nel primo trimestre 2020, infatti, si è assistito a una forte crescita nei consumi della Gdo di carni bianche (+8,9%) e di uova (+14,1%), che sono state tra i prodotti più acquistati durante il lockdown. A fare la parte del leone, i tagli freschi (60% del totale), mentre guadagnano un 10% a volume panati e preparati. A fotografare il settore è Unaitalia (Unione nazionale filiere agroalimentari carni e uova), che rappresenta oltre il 90% della filiera avicunicola italiana.

 

Veronesi di nome e di fatto

Molte le eccellenze del settore. Si comincia con il leader Gruppo Veronesi, che nel comparto avicolo firma prodotti a marchio Aia (ma è dietro anche a Negroni e ai mangimi Veronesi). L’azienda, oggi basata a Quinto di Valpantena, in provincia di Verona, è stata fondata nel 1968 da Apollinare Veronesi, imprenditore innovativo e cosmopolita. Oggi è guidata dalla terza generazione di Veronesi. Nel 2019 ha visto il suo fatturato crescere fino a 3,1 miliardi di euro, in aumento di circa il 4% rispetto all’anno precedente. Ma oltre che attenta agli aspetti economici, l’azienda è impegnata anche sul fronte della sostenibilità, come dimostra il suo Bilancio di Sostenibilità 2019, certificato da Deloitte&Touche. Tre gli ambiti in cui l’azienda si impegna ci sono le persone, il territorio e l’ambiente. Per le persone (gli 8.600 dipendenti) ha realizzato corsi di formazione (50mila ore nel 2019), premi di produttività e attività di orientamento. L’impegno per l’ambiente consta invece nel ridurre al minimo lo sfruttamento di risorse naturali, nella produzione di energia alternativa e nella trasformazione dei rifiuti in biogas.

 

Un’azienda… di parola

Al secondo posto si piazza il Gruppo Amadori, i cui risultati dell’esercizio 2019 evidenziano il trend di crescita del giro d’affari, pari a 1,3 miliardi di euro (+3,9% sul 2018), e del margine operativo lordo (118 milioni di euro, +11,8%). Grande spazio viene dato alle filiere d’eccellenza (BIO, Il Campese allevato all’aperto e Qualità 10+). Fondata nel 1969 a San Vittore di Cesena, ha una quota di mercato del 30% del settore delle carni avicole in Italia e oltre 8.500 collaboratori. Conta sei stabilimenti di trasformazione alimentare, oltre 800 allevamenti (sia di proprietà che in convenzione) e 19 centri di distribuzione. Il fondatore è Francesco Amadori, classe 1932, che ha avviato il suo primo allevamento a metà degli anni Cinquanta del secolo scorso. Nel 1999, in risposta alla crisi causata dal “pollo alla diossina” ha deciso di “metterci la faccia” in tv come testimonial dell’azienda e dei suoi valori (passione, qualità, sicurezza, fiducia e Made in Italy) sintetizzati dal claim, tuttora in voga, “parola di Francesco Amadori”.

 

Leader nel biologico

Il Gruppo Fileni, infine, è il terzo player nazionale nel settore delle carni avicole e leader in Italia nelle carni bianche da agricoltura biologica, con un fatturato di filiera pari, nel 2019, a 452 milioni di euro (+6% rispetto al 2018). L’azienda è proiettata verso il futuro: 90 milioni l’investimento programmato per i prossimi anni. Ma è anche attenta alla sostenibilità e alle politiche ambientali. Per il secondo anno ha presentato un bilancio di sostenibilità certificato che dà ragione alle scelte di puntare su biologico, benessere degli animali ed economia circolare. L’azienda è nata a Monsano (nelle Marche) dall’iniziativa di Giovanni Fileni (classe 1940). Senza avere nemmeno la licenza media, lancia la sua prima impresa a 18 anni, mentre a 25 inizia a occuparsi di allevamenti avicoli. L’azienda viene fondata nel 1978 e, seguendo l’evolversi delle abitudini dei consumatori, offre anche piatti pronti. Oggi la superficie degli allevamenti destinati al biologico (che nel 97% dei casi non prevedono l’utilizzo di antibiotici) è del 30%. Grande l’attenzione all’uso di energie rinnovabili, al contenimento degli sprechi e alla circolarità della filiera. Negli ultimi due anni, l’azienda ha lanciato due packaging ecocompatibili. Grande anche l’attenzione al personale: ai suoi 1.834 dipendenti (di 40 etnie diverse, per il 40% donne) nel 2019 ha destinato 7.600 ore di formazione professionale.

 


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