La "radice dolce" che conquistò Napoleone

I produttori italiani di liquirizia fanno il giro del mondo puntando su DOP, BIO e alta qualità



The Van, 19 Dic 2018 - 11:36

Gli appassionati di liquirizia conoscono Amarelli, azienda familiare di Rossano, in provincia di Cosenza, che coltiva, raccoglie e lavora la liquirizia dal 1731. L'unica in Italia ad aver aperto il museo della liquirizia dedicato a “Giorgio Amarelli”, secondo museo aziendale più visitato in Italia, dopo quello della Ferrari a Maranello. Una vera e propria attrazione per oltre 60 mila visitatori l’anno, il museo Amarelli ha ricevuto nel 2001, anno dell’inaugurazione, il Premio Guggenheim Impresa e Cultura, nella sezione aziende debuttanti.

Amarelli non è la sola a trattare un prodotto dalle grandi proprietà: terapeutiche, benefiche, dimagranti, digestive e afrodisiache… riconosciute anche dagli chef stellati che la usano nelle pietanze salate, nelle salse da abbinare a carne e pesce e in piatti originali come il risotto alla liquirizia. La Calabria vanta una centenaria tradizione nella produzione di liquirizia e ne è la maggior produttrice, seguita dall'Abruzzo, dove si lavora la pianta fin dall'epoca romana, soprattutto ad Atri e dintorni.

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Una pianta “nobile” dalle radici profonde

Attorno alla liquirizia girano tantissime leggende. La pianta proviene dalla Cina ed è conosciuta sin dall’antichità per le sue qualità salutari. Fu trovata addirittura nel corredo funebre di Tutankhamon e Ippocrate ne decantò le proprietà. Un alimento da intenditori, talmente amato da Napoleone che ogni mattina, dopo essersi lavato, rasato e vestito, riceveva “il suo fazzoletto, la sua tabacchiera e una scatolina piena di liquirizia aromatizzata all’anice”. I denti ingialliti dell’Imperatore pare fossero dovuti proprio al suo consumo esagerato. Grazie alle sue proprietà benefiche la liquirizia fu per lungo tempo un prodotto esclusivo e piuttosto costoso che si trovava solo nelle farmacie. Solo dopo il 1930 la liquirizia trova il suo posto nel mercato dolciario italiano sotto forma di pastiglia acquistabile in farmacia o tabaccheria (come rimedio per il mal di gola dei fumatori).

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Calabria e Abruzzo, dove splende l’oro nero

Oggi la regina italiana della liquirizia è Amarelli, giunta all’undicesima generazione alla guida di una delle aziende familiari più antiche e floride d’Italia. Guidata da Pina Amarelli, imprenditrice illuminata con un talento speciale per la comunicazione, impiega 40 dipendenti che hanno prodotto circa 5 milioni di fatturato nel 2016, proveniente per il 30% dall’export (25 paesi nel mondo, da poco anche Giappone ed Emirati Arabi) e per il 25% dai visitatori del museo.

Nell’altra patria della liquirizia, l’Abruzzo, già dal 1836 il Cavalier De Rosa organizzava la lavorazione industriale di questa preziosa pianta e dei suoi derivati ad Atri, un incantevole borgo a confine tra la provincia di Teramo e quella di Pescara. Menozzi De Rosa ha fatturato 7,5 milioni di euro nel 2017 e oggi fornisce l’85% circa delle aziende che utilizzano la liquirizia nelle sue varie forme come ingrediente o aroma. Tra queste, l’Algida (Unilever) che lo impiega per realizzare un famoso ghiacciolo di sorbetto al limone.

Sempre in provincia di Teramo ha sede Gelco Srl conosciuta per le mitiche Goleador, da oltre trent’anni le “cannoniere” della liquirizia. Oggi l’azienda che fa parte del gruppo Perfetti Van Melle, ha raggiunto un fatturato di 55 milioni di euro nel 2017, tra liquirizia, caramelle gommose e gelatine.

Nel panorama italiano della liquirizia, non manca chi punta all’alta qualità. LiquirGam è una fabbrica di produzione di liquirizia DOP biologica calabrese che mette insieme l'innovazione tecnologia e la tradizione, con radici provenienti solo da coltivazioni certificate. Produce DOP e BIO anche Romano Srl, fornitore in conto terzi che fornisce importanti aziende nei settori dell’Erboristica, della Farmaceutica e dolciaria.

L'Europa resta il mercato più dinamico per la liquirizia italiana. Germania, Inghilterra e Francia sono tra i principali mercati di destinazione. Il primo è però la Danimarca: Lakrids è il nome danese della liquirizia e di una delle aziende europee più originali e conosciute del settore che utilizza in gran parte liquirizia made in Italy. Anche per gli intenditori nord europei, non c’è storia, meglio il gusto della liquirizia italiana.

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