Come bio comanda

Appare inarrestabile la crescita dei consumi di prodotti alimentari di origine biologica. Pesce, carne, vino e uova tra le categorie che hanno registrato nel corso dell’ultimo anno gli incrementi più importanti



The Van, 17 Giu 2021 - 10:40

Il biologico non risente l’effetto del Covid-19. Anzi, la pandemia ha spinto gli italiani a una maggiore attenzione nei confronti dell’alimentazione. Complessivamente, secondo l’Osservatorio Sana, le vendite di prodotti bio in Italia, considerando tutti i canali, oltrepassano nel 2020 (anno terminante ad agosto) i 4,3 miliardi di euro. In particolare, 3,9 miliardi sono riferibili ai consumi domestici (+7% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente) e poco meno di 500 milioni di euro al fuori casa, che segna un calo importante (-27% rispetto all’anno precedente), riferibile all’impatto dei mesi di lockdown dei pubblici esercizi e agli effetti collegati alla didattica a distanza per il segmento della ristorazione collettiva. In totale, quindi, nell’arco di 10 anni il mercato del biologico nel nostro Paese è cresciuto del 142%.

 

Il nuovo consumatore

Il mercato domestico conferma il trend positivo favorito dalla crescente attenzione dei consumatori italiani verso i prodotti green, local e sostenibili. Infatti, si registrano un progressivo incremento delle famiglie acquirenti (secondo la survey Nomisma 2020 per Rivoluzione Bio, l’88% ha avuto almeno un’occasione di acquisto di un prodotto bio nel 2020 contro il 53% del 2012) e una crescente incidenza del bio sul totale del carrello alimentare, che passa dal 2,2% del 2014 al 3,6% di quest’anno. All’interno del comparto, poi, alcune categorie hanno registrato risultati particolarmente positivi, come il pesce (+31,6%), la carne (+22,2%), il vino (+15,5%), le uova (+9,7%) e le bevande analcoliche (+9,4%), ma la frutta rimane il comparto con l’incidenza maggiore (27,2%) nella spesa del biologico (Ismea su dati Nielsen).

 

Tutti al supermercato

Analizzando nel dettaglio i singoli canali del mercato domestico, la distribuzione moderna con oltre metà delle vendite (53%) si conferma canale elettivo (poco più di 2 miliardi di euro di vendite nel 2020, +5% rispetto al 2019 - fonte: Nielsen). All’interno della distribuzione moderna, il canale più brillante è quello dei discount, in cui le vendite di biologico nel 2020 sono cresciute dell’11% rispetto al 2019, contro un +4% di iper e super che comunque mantengono l’80% del totale Gdo. Inoltre, pur registrando una crescita trasversale in tutte le strutture della penisola, sono quelle nel Nord Est ad avere le crescite più elevate (+7,2% - fonte Ismea su dati Nielsen).

Ottime le performance nell’e-commerce, in cui le vendite di biologico, che rappresentano il 7% del totale e-grocery, registrano una crescita a 3 cifre (+143% rispetto al 2019), superiore a quella segnata dalle vendite online di prodotti alimentari in generale (+125%). L’e-commerce arriva così a valere l’1% del mercato del biologico.

I negozi specializzati bio in catena e indipendenti (920 milioni di euro) segnano un balzo dell’8%. Molto positiva la dinamica delle vendite nella componente ‘altri canali’, che include negozi di vicinato, farmacie, mercatini, Gas (Gruppi d’acquisto solidali), siti aggregatori di produttori, eccetera: con 836 milioni di euro nel 2020 mette a segno una crescita del 10% e arriva a coprire il 22% delle vendite.

Risultati positivi anche sul piano dell’export con un +8% stimato da Nomisma a fine 2020 rispetto al 2019 superando i 2.600 milioni di euro.

 

Sempre più polli bio

Per quanto riguarda la produzione, l’Italia del biologico con 2 milioni di ettari – la maggior parte dei quali dedicati al pascolo e alle colture foraggere – e oltre 80mila aziende agricole, vanta un glorioso primato in Europa. Sono Sicilia e Puglia le regioni con il maggior numero di ettari a disposizione delle coltivazioni bio, ma è la provincia autonoma di Trento quella che ha visto crescere di più il numero degli ettari dedicati a produzioni biologiche nel periodo recente.

Nell’allevamento, è il pollame a detenere un ampio primato nella zootecnia biologica con un trend nel corso degli ultimi anni in costante crescita (+13,5% 2019 su 2018 – fonte Sinab). Cresce anche l’allevamento delle api (+10,5%), mentre registra un calo accentuato quello degli equini (-0,9%).

Nel settore dei latticini bio, è lo yogurt a incidere in maniera importante con il 35% della spesa totale. In quello della frutta bio, la frutta fresca (28%) è seguita dai succhi con il 20% della spesa. Nell’ambito degli ortaggi, dopo i freschi e i trasformati, sono i derivati del pomodoro a incidere maggiormente sulla spesa con il 19% del totale comparto.

Numerose sono le aziende alimentari che hanno inserito nelle loro produzioni linee di origine biologica, da Barilla a De Cecco, da Zuegg a Mutti fino a Valfrutta. Molte, anche se più piccole, sono poi le realtà completamente dedicate, tra cui, vera apripista nel comparto, Fattorie Scaldasole, azienda di yogurt, latte e succhi di frutta fondata nel 1987 in Brianza. Alce Nero – che di recente ha lanciato un’impattante campagna televisiva – è un gruppo di imprenditori agricoltori e agroindustriali che da più di 40 anni opera nel biologico con una vasta gamma di prodotti che comprende sughi, olio, pasta, biscotti e marmellate. Almaverde Bio è un consorzio nato nel 2000 che a sua volta presenta una vasta gamma di prodotti: condimenti, sughi, surgelati, pesce, riso, eccetera.


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