Quando il cibo diventa “tecnologico”

In Italia, la patria dell’alimentazione e del buon cibo, le nuove tecnologie possono dare al nostro Paese un vantaggio competitivo nel settore agroalimentare



30 Mar 2021 - 15:16

Quando il cibo diventa “tecnologico”

 

Il Foodtech contribuisce a sfamare il Pianeta ed è una palestra per le idee imprenditoriali più innovative. Un settore in continua espansione che vede la presenza autorevole di molte realtà italiane

L’Italia, si sa, è la patria dell’alimentazione e del buon cibo. Ma possono le nuove tecnologie dare al nostro Paese un vantaggio competitivo nel settore agroalimentare, che oggi vale il 25% del prodotto interno lordo? La risposta è sì, grazie al Foodtech, cioè il settore che fa leva sulle tecnologie digitali innovative per la produzione, conservazione, lavorazione, confezionamento, controllo e distribuzione del cibo. Un settore la cui importanza non sta solo nelle potenzialità economiche ma anche e soprattutto nel ruolo centrale che svolge nella sfida dell’alimentazione, resa ardua dall’aumentare della popolazione mondiale e dalla crisi climatica che minaccia vaste zone coltivabili.

 

Un settore in continua crescita

Talent Garden, grande piattaforma in Europa di networking e formazione per l’innovazione digitale nata a Brescia, nel “The state of global Foodtech report” ha fornito un quadro aggiornato di questo settore nel mondo. Sono oltre 5.300 le imprese che vi operano, che in dieci anni hanno raccolto investimenti per 65 miliardi di euro, con un tasso di crescita che dal 2016 si è attestato su un 42% annuo e che nel 2020 ha segnato un ulteriore record, con investimenti stimati per oltre 17 miliardi.

Il segmento più rappresentato per numero di aziende è l’Agritech, con 1.521 aziende, seguito dal segmento delle app e dei servizi per i consumatori e da quello del delivery. È, invece, proprio quest’ultimo a primeggiare in termini di investimenti raccolti: ben 31,5 miliardi, corrispondenti al 48% dell’intero settore. Fra gli altri segmenti, va citato quello dei cosiddetti Next-gen food and drinks, che negli ultimi dieci anni hanno attirato 6,2 miliardi di investimenti, di cui oltre 2,4 nel 2020.

 

L’Italia accelera nell’Agritech

In questo movimento globale, come detto, l’Italia fa la sua parte. Fra l’altro si trovano proprio nel nostro paese due importanti acceleratori internazionali: StartupBootCamp FoodTech e FoodTech Accelerator.

Fra le Agritech, se ne segnalano due legate a un’eccellenza italiana: l’olivocoltura. La calabrese Reolì, selezionata in passato dall’acceleratore di Deloitte, che produce una crema a base di olio extravergine d’oliva da utilizzare al posto del burro o della margarina. La tecnica produttiva impiegata è il risultato di una ricerca universitaria nel campo dei grassi e oli vegetali che ha portato alla realizzazione di un brevetto internazionale, acquisito in maniera esclusiva dalla Reolì.

Elaisian, invece, è stata accelerata da Startupbootcamp Foodtech. Con sede a Roma, grazie all’intelligenza artificiale ha sviluppato un sistema di supporto alle decisioni che previene le malattie di uliveti e vigneti. A distanza, si mantiene monitorato lo stato delle piantagioni e si ricevono indicazioni sugli interventi necessari. Nel 2020, i due giovani fondatori Damiano Angelici e Giovanni Di Mambro sono stati indicati da Forbes Italia nella classifica dei migliori cento under 30. Sempre l’anno scorso, Elasian si è posizionata al 128° posto della classifica delle migliori 500 idee imprenditoriali agritech al mondo stilata da Forward Fooding.

 

Prodotti sempre reperibili e tracciati

In ambito logistica, invece, fra le altre società si distingue Deliveristo, fondata nel 2017 a Milano da Ivan Aimo, Luca Calia e Gabriele Angeleri, che mette in contatto i produttori italiani e i distributori con il mondo dei ristoratori attraverso un mercato virtuale. Conta più di 300 fornitori e 15mila prodotti registrati. Deliveristo ha da poco chiuso un round d’investimento da 4,5 milioni di euro con United Ventures SGR, fondo italiano di venture capital specializzato in tecnologie digitali, a completamento di un primo round, a luglio 2020, con altri investitori.

Emerge è invece una società che ha sviluppato una piattaforma digitale per favorire l’export dei prodotti italiani nel mondo, soprattutto quelli dei produttori più piccoli, mettendoli in contatto con buyer internazionali. Un anno fa si è piazzata al 24° posto (prima startup italiana in lista) nella FoodTech 500 di Forward Fooding.

Foodchain, infine, è un’azienda che utilizza la tecnologia blockchain open source Quadrans per la gestione della filiera alimentare. Grazie a essa è stato creato un ecosistema aperto per tracciare e rintracciare materie e attori di qualsiasi filiera. La blockchain permette di collegare i flussi delle imprese e connetterle per ottimizzare l’utilizzo delle risorse, l’efficienza gestionale e il controllo della qualità.

 


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