I giovani scendono in campo

L’agricoltura italiana sta riscoprendo un nuovo boom grazie a innovazione e ricerca. E alla competenza (e alle braccia) delle nuove generazioni



18 Mar 2016 - 16:21

“Voglio andare a vivere in campagna”. Era il titolo (e anche il tormentone) di una canzone lanciata al Festival di Sanremo 1995 da Toto Cutugno. Vent’anni dopo, i giovani italiani sembrano aver preso alla lettera quel “suggerimento”. Stando alle ultime rilevazioni dell’Istat, infatti, già da qualche anno il numero di under 35 occupati nel settore agricolo è in continuo aumento: + 5,4% nel 2014, con quasi 20 mila posti di lavoro in più per gli under 30 (in crescita del 12,7%). L’agricoltura odierna, infatti, non è più (solo) sudore e sacrificio, ma è fatta di idee, innovazione, creatività, cultura e professionalità.

Lo sanno bene gli studenti delle facoltà di Agraria presenti nel nostro Paese, le cui iscrizioni sono aumentate del 40% negli ultimi sette anni. Sulla base di un'indagine condotta dalla Conferenza nazionale per la didattica universitaria di Agraria, che raggruppa 25 sedi universitarie pubbliche e private che organizzano e gestiscono corsi universitari legati a queste tematiche, le immatricolazioni alle lauree triennali dell'area agroalimentare in Italia sono passate dalle 4.909 dell'anno accademico 2006-07 alle 9.686 del 2013-14.

ricercatrice big

Agricoltura 2.0

Ma chi sono questi nuovi agricoltori? Innanzitutto sono diversi dai loro padri e dai loro nonni. Hanno tutti infatti un alto tasso di scolarizzazione, una spiccata propensione per l’innovazione, a prescindere da quello che l’azienda produce. Secondo una ricerca condotta dal magazine Wired e IBM, la multinazionale informatica, e promossa da Coldiretti Giovani su un campione di 429 imprese, la tecnologia è uno dei driver principali che guidano le nuove generazioni “agricole”: il 75% degli intervistati, infatti, è interessato a big data, droni e genomica (branca della biologia che studia il patrimonio genetico degli organismi viventi); il 30% ha in programma di utilizzare a breve queste innovazioni, mentre il 10% le sta già applicando al proprio lavoro. Inoltre, i giovani sono attenti e sensibili alla comunicazione dei propri prodotti: il 73% delle imprese da loro guidate è già presente sul web e sui social network. Il prossimo passo? Investire nell’e-commerce, per il momento ancora poco sfruttato: solo il 28% dispone già di una piattaforma per il commercio elettronico.

 

Un mestiere che parla di innovazione

Insomma, sono lontani i tempi in cui si parlava solo di campi e contadini. L’imprenditore agricolo oggi è hi-tech e specializzato. E creativo. Sono sempre di più, infatti, le attività legate all’agricoltura, e le sinergie con cultura e turismo lasciano intravedere grandi prospettive. Il 70% delle imprese gestite da under 35, sempre secondo Coldiretti, l’associazione dei coltivatori italiani, opera in attività che vanno dalla trasformazione dei prodotti alla vendita diretta, fino all’apertura di fattorie didattiche e agli agriasilo, vere e proprie scuole materne in spazi agricoli. E poi ci sono numerose altre attività come la cura dell’orto e i corsi di cucina in campagna, l’agricoltura sociale per l’inserimento di disabili, detenuti e tossicodipendenti, la sistemazione di parchi, giardini, strade, l’agribenessere e la cura del paesaggio o la produzione di energie rinnovabili.

pasta

Agricoltura, eccellenza del made in Italy

In campagna, quindi, ci sono tante cose da fare. E se l’agricoltura continuerà a essere una delle vere eccellenze italiane, probabilmente sarà anche merito dei giovani di oggi. Anche perché i risultati sembrano dare ragione a chi ha scelto questo settore: secondo l’ultimo rapporto di Symbola, fondazione che si occupa di promuovere la qualità italiana, il nostro Paese detiene una delle prime tre quote di mercato al mondo per 77 prodotti, e tra questi ce ne sono 23 – tra cui pasta, pomodori, aceto, olio, fagioli – in cui siamo primi.

olio pompdori

Il merito di questi risultati è da attribuire anche alla grande qualità delle nostre produzioni e, di conseguenza, dei nostri produttori. Non esiste, infatti, un’agricoltura in Europa che sia in grado di generare valore aggiunto come quella italiana. Basta dare un occhio ai numeri: da noi, un ettaro di terra produce 1.989 euro di valore aggiunto: 800 euro in più della Francia, il doppio di Spagna e Francia, il triplo dell’Inghilterra. Voliamo alto, quindi. Tenendo i piedi per terra. Letteralmente.

Contenuti a cura di The Van


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