Acqua, un mercato in salute

È una bevanda di successo in buona parte del mondo. E l’Italia gioca un ruolo da protagonista nei consumi e nelle esportazioni



The Van, 21 Giu 2019 - 09:35

Con 221 litri l’anno, il nostro Paese è uno dei leader mondiali del consumo pro-capite di acque minerali. Il 90% degli italiani beve acqua minerale e l’80% ne beve almeno mezzo litro al giorno. Gli ultimi dati forniti da Mineracqua, la federazione del settore, ci parlano di un mercato sostanzialmente stabile nel 2018, con una produzione di 14.800 milioni di litri (-0,7% rispetto ai 14.900 milioni di litri del 2017). Nel 2017, la crescita degli acquisti presso le strutture della Gdo, che veicolano il 69% delle vendite, è stata del 9% grazie a una stagionalità favorevole, ma anche alla crescente preferenza dei consumatori dell’acqua rispetto alle bibite analcoliche. Perfino nel mercato statunitense, il più grande al mondo per quanto riguarda le bevande analcoliche, il consumo di acque in bottiglia ha ormai superato per il secondo anno consecutivo i consumi di bibite sodate. La conferma che l’acqua minerale sia in questo momento una bevanda di successo arriva anche dal Rapporto sulle acque minerali elaborato dal Censis, da cui emerge evidente che parliamo del prodotto ipocalorico per eccellenza, simbolo oltretutto dell’Italian way of living, caratteristica vincente nell’export. L’esportazione di acqua minerale (al netto delle importazioni) nel 2018 è ammontata a un miliardo e mezzo di litri per un valore di 510 milioni di euro circa e un conseguente saldo attivo nella bilancia dei pagamenti.

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Un trend mondiale

Il consumo di acqua minerale a livello globale dal 2012 al 2017 è cresciuto a valore del 48% e a volume del 26% fino a toccare gli 11,2 miliardi di litri (fonte Zenith Global, società di consulenza specializzata nel settore drink e food). Questo trend, che vede una crescita a valore dell’8,1%, quasi doppia rispetto a quella a volume (+4,8%), mostra che il consumatore si sta rivolgendo ad acque minerali di fascia elevata di prezzo. Ottima notizia per i produttori italiani, che tendono a operare con posizionamenti premium, facendo leva sulle caratteristiche qualitative delle nostre acque minerali e sul design elegante e di pregio delle confezioni. L’industria italiana delle acque minerali si sta inoltre ritagliando una posizione di rilevo nell’ambito della ristorazione italiana di qualità all’estero, proponendo l’acqua minerale italiana come prodotto tipico della gastronomia italiana e della dieta mediterranea.

Tra vitamine e aromi

Difficile essere innovativi in questo settore, ma un nuovo segmento ha fatto la sua comparsa: quello delle acque arricchite con ingredienti funzionali. È ancora piccolo nel nostro mercato, ma rivela a suo vantaggio un elevato valore aggiunto. Ne troviamo di due tipi: le flavoured waters, acque minerali con aggiunta di aromi naturali o sintetici e a ridotto contenuto di zucchero destinate a dissetare con piacere, e le functional waters, acque integrate con vitamine, sali minerali, erbe, eccetera destinate al benessere. Secondo Zenith Global, il comparto entro il 2021 dovrebbe raggiungere, a livello globale, i 10 miliardi di litri.

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Pack sostenibili

Il vero ambito di innovazione è però il packaging (l’82% dei consumi è in bottiglie di plastica). Si lavora sul confezionamento per cercare di soddisfare le molteplici esigenze di consumo, le varie categorie di consumatori, i diversi canali di vendita, con differenziazioni sui materiali, sui formati, sul design, sulla etichettatura e sulla presentazione. Ultimamente, questo è anche il terreno di confronto sul piano della sostenibilità con packaging dal minore impatto ambientale: bottiglie in PET sempre più leggere, bottiglie in PET riciclato e bottiglie in plastica vegetale. Dal canto loro, le bottiglie in vetro, che dominano i consumi nell’Horeca, sono sempre più oggetto di design.

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Un fatturato da tre miliardi di euro

In Italia (dati Beverfood 2017) abbiamo 126 stabilimenti di acqua minerale che producono circa 250 etichette per un totale di tre miliardi di euro. Il settore impiega oltre 40mila persone tra addetti e indiretti. Un dato, quello sull’occupazione, particolarmente rilevante perché le aziende sono presenti con i loro impianti in aree del Paese non industrializzate, prevalentemente montane o premontane, offrendo quindi lavoro dove spesso più manca e non è facilmente sostituibile.
I primi otto gruppi del settore detengono circa i tre quarti del mercato. Leader è Sanpellegrino, seguito da San Benedetto, Sant’Anna, Gruppo Acque Minerali d’Italia, Lete, Ferrarelle, Cogedi/Uliveto/Rocchetta e Spumador. Con un fatturato 2017 di 900 milioni di euro proveniente per il 70% dalle acque minerali, il gruppo Sanpellegrino, parte di Nestlé Waters, vanta una leadership storica sul mercato italiano e proprio la S.Pellegrino è l’acqua minerale italiana più esportata nel mondo. Nel portfolio del gruppo troviamo anche altri brand italiani quali Acqua Panna, Levissima e Vera. A ridosso del leader troviamo Acqua Minerale San Benedetto, controllato dalla famiglia Zoppas. Il suo marchio leader è San Benedetto, che viene proposto in un’ampia offerta di formati. Fonti di Vinadio (Sant’Anna) è invece una delle aziende più giovani del mercato, ma anche quella che ha espresso tassi di crescita tra i più elevati del settore: il 2018 ha chiuso con 280 milioni di fatturato, quasi 60 milioni in più rispetto all’anno precedente.


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