Che cosa abbiamo imparato delle crisi finanziarie

Peter Tuchman, noto trader professionista che da anni opera al NYSE, nel corso del TOL Summit ha ripercorso la storia dei principali crolli economici recenti e dei cambiamenti che hanno imposto



The Van, 27 Ott 2021 - 15:28

«Prima di iniziare a operare sui mercati è necessario raccogliere informazioni, studiare. Non siamo al casinò, si tratta operazioni volatili, dove si può guadagnare ma anche perdere tutto in un attimo e la volatilità è pericolosa per chi non ha competenza». È questo il monito di Peter Tuchman, noto trader professionista che da anni opera al New York Stock Exchange, intervenuto al recente TOL Summit. Tuchman – collegato direttamente dal celebre “floor” della Borsa di New York – ha infatti posto l’attenzione sull’importanza dell’educazione finanziaria, proprio l’obiettivo alla base dell’evento annuale organizzato da Borsa Italiana.

Ma lo speech del trader newyorkese – che ha dialogato con Nicolas Bertrand, Head of Derivatives and Commodities di Borsa Italiana – è stata anche l’occasione per ripercorrere il recente passato finanziario, caratterizzato da crisi cicliche, ognuna delle quali è stata l’occasione per apprendere un’importante lezione. «La prima crisi con cui mi sono dovuto confrontare come professionista è stata quella del 1987 – ricorda Tuchman –. Fu una situazione molto complessa e subito dopo ci siamo resi conto che era necessario un cambiamento: ridurre l’indebitamento era indispensabile, così come controllare meglio il mercato e introdurre più tecnologia, perché l’elemento umano all’epoca rappresentava un problema».

 

L’incubo mutui subprime

Venendo a tempi più recenti, il 2007 è stata la volta della grande crisi dei mutui subprime, partita dagli Stati Uniti e causata dalla disinvoltura con cui negli anni gli istituti di credito hanno concesso prestiti a persone che poi non hanno potuto ripagare il debito accumulato. «Ho visto cambiare la situazione ancora una volta – ha sottolineato Tuchman –. Non ho mai assistito a un crollo di quella portata. Mutui impacchettati e rivenduti ad altri come se fossero buoni prodotti, ma che in realtà al loro interno contenevano qualcosa senza valore. Questo ha scatenato una valanga che ha richiesto 9 anni per essere superata, grazie soprattutto a una politica di stimoli pensati per salvare grandi aziende e banche, qualcosa di mai fatto prima». Una crisi che ha portato a diversi fallimenti – il più celebre dei quali è quello della banca d’affari Lehman Brothers – e acquisizioni, ma anche a un cambiamento del quadro normativo. «È mutato il rapporto tra la Federal Reserve e la comunità economica mondiale – ha aggiunto Tuchman –. Sono state introdotte regole più rigide perché la nostra economia era fragile e quello che è accadeva dietro le quinte andava necessariamente regolamentato».».

 

La pandemia di Covid-19

Giusto il tempo di superare la tensione tra Stati Uniti e Cina, dovuta alla decisione dell’allora presidente Donald Trump di imporre dazi sui prodotti importati, che il 2020 si è aperto con la crisi che ancora oggi stiamo cercando di lasciarci faticosamente alle spalle. «Prima del febbraio 2020 tutti gli indici del mondo aveva toccato livelli record, i consumi erano al top e anche il tasso di occupazione era tra i più elevati di sempre – ha spiegato Tuchman –. All’improvviso, nell’arco di sole sei settimane, a causa della pandemia di Covid-19, è precipitato tutto. Ogni giorno i mercati crollavano di diversi punti percentuali e non eravamo nemmeno sicuri di sopravvivere come individui, come comunità. Non eravamo preparanti, non esistevano manuali per fronteggiare una crisi di questo tipo».

Oggi, un anno e mezzo dopo quei tragici mesi, gli indici sono tornati a correre e hanno raggiunto livelli in certi casi superiori a quelli pre-pandemia. «La ragione fondamentale è che i governi hanno immesso sul mercato una enorme quantità di denaro per sostenere l’economia, circa 3 trillioni di dollari provenienti da Fed e Bce – ha concluso Tuchman –. Questo ha provocato anche un grande afflusso di giovani investitori e trader, soprattutto grazie alla democratizzazione della comunità finanziaria. Oggi chiunque abbia un telefonino e 100 dollari può diventare investitore. E questo, come dicevamo all’inizio, porta con sé anche enormi problemi di educazione finanziaria. Un aspetto sul quale mi sto concentrando molto in questa fase della mia vita».


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